Microguida ai migliori peggiori ristoranti di Bari

Al Buco

Insieme alla “Livella” di Maglie, una delle migliori pizze basse del Sud Italia, escludendo dal conteggio giusto una o due vie di Roma e quasi tutte le mamme dei presenti. Dunque, una delle migliori pizze basse del mondo. Quel che soprende sempre, ad ogni visita nel piccolo locale del signor Liddo, nel cuore del quartiere Libertà, sono due elementi.

Il primo è come, anche a pizzeria apparentemente strapiena (cosa che il posto merita e puntualmente accade, soprattutto venerdì e sabato) si riesca sempre a trovare posto, magari giusto dopo qualche minuto di attesa. Sono abilità da Tetris umano quelle che deve aver sviluppato, nel tempo, il personale del Buco. E chissà che quegli incastri perfetti fra tavolo e tavolo non siano dovuto a un colloquio di lavoro fatto al Game Boy.

Il secondo elemento è come il signor Liddo possa, a fronte di una comprovata eccezionalità delle materie prime utilizzate, riuscire comunque a fare la differenza anche con la qualità delle combinazioni fra di essi. Un impasto sottilissimo e via coi valzer, le polke, le quadriglie dei condimenti. Un esempio dei best seller è la pizza con stracciatella di mozzarella e granella di pistacchi. Ma non c’è limite alla fantasia della task force di assaggiatori e consulenti in abbinamenti di cui il Buco, Deo Gratias, è dotato. Praticamente, una pizzeria open-source, dalla cucina wikizzata.

Cosa ha di impossibile a Lecce: la straordinaria gentilezza in presa diretta anche con i nuovi clienti; la gratuità delle mezze minerali supplementari da asporto, in caso di bisogno.

***

La Uascezze

Uno dei ristoranti dal più alto rapporto qualità-prezzo in città e, ora che ci pensiamo meglio, anche in Puglia. Incastrato in vico Sant’Agostino, nel cuore di Bari Vecchia (a una passo dalla Basilica di San Nicola), alla Uascezze non è facilissimo trovare un tavolo ma, una volta seduti, siete a cavallo. O, meglio, ad asinello.

Non conosciamo altro locale in Puglia dal rapporto qualità-prezzo così favorevole. In altre parole, avendo a disposizione una fidanzata già consolidata, è possibile oggettivamente cenare con 6 euro a testa bevande escluse (tutta la gamma Menabrea, compresa l’edizione limitata natalizia). Basta sfruttare ad arte le notevoli risorse in termini di scarpettabilità dei bocconcini di asinello, complice il grosso quantitativo di bruschette offerto dal cestino, sempre rimpinguato dai gentilissimi camerieri. Interessante anche la pratica di scarpettomanzia che ne consegue. Alcuni habitué praticano, cercando di pronosticare il futuro dai disegni che si vanno a formare nel sugo di equino nel corso della scarpetta. Visto da lì, manco a dirlo, il futuro sembra sempre migliore di quello che è.

Nonostante l’alone glamour assicurato dalle fanciulle radical-chic perennemente in fila, La Uascezze è anche un luogo di grande signorilità. Come le scene in cui elegantissimi clienti chiedono di poter incartare del capocollo avanzato, “per rispetto alla qualità del vostro lavoro e delle vostre materie prime”.

Cosa ha di impossibile a Lecce: il prezzo.

Provolina

Uno dei luoghi di realizzazione della baresità. Una sorta di ristorante-safari di un mondo che, pur essendo ancora vivissimo (a differenza di tante altre identità cittadine italiane), può avere bisogno, occasionalmente, di una sorta di casa-museo. Il mini documentario a puntate (se ci tornate, e dovreste) di quello che i baresi non hanno dimenticato di sé. Da Provolina, per intenderci, è vietato mettere nel cestello del ghiaccio altro che non siano bottiglie da tre quarti di litro di Peroni (la Raffo e la Dreher al tempo stesso per il popolo barese). Primi di mare da sogno, anche se in porzioni esigue.

Cosa ha di impossibile a Lecce: il secondo giro di amari offerto, a pasto concluso, sul muretto di fianco all’ingresso, sul mare, mentre i bambini sfrecciano felici e feriti sulla brecciolina che è la sabbia di questo tratto di mare Adriatico.

Degustazione Il Rustico

Al confine fra centro bene e centro popolare, questa “antipasteria” è una mecca per gli amanti dell’aperitivo rinforzato. Molto rinforzato. Pure troppo. E’ praticamente impossibile spendere più di 10 euro a testa. Sono 11 quando davvero decidete di esagerare con la “scattata“, una foccaccia ripiena di ricotta forte e pancetta, inserita dal gestore nella foltissima lista dei piattini e piattoni che vi verranno posti sul tavolo da mani amiche e velocissime, quasi invisibili.

Non si può ordinare, non si può scegliere che la pizza (o le pizze) ad antipasto terminato. Se ce la fate. Con tre pizze a testa e due tre quarti di Peroni a testa, pagate comunque solo un pasto. Inutile dirvi che fila c’è da fare, in via Quintino Sella. Semplicemente “mondial”, seguendo l’aggettivazione di queste simpatiche vecchine.

Cosa ha di impossibile a Lecce: la pizza e la birra infinita.

Menzione d’onore anche a un locale che non può rientrare nella definizione di ristorante. Se è per questo, non rientra neanche in quella di bar né, probabilmente, in quella di locale in senso stretto. Il Chiringuito sorge alla sera, quando il mercato del pesce sul molo San Nicola non è più. Nasce e muore ogni giorno, ciclico e infaticabile come un fiore diversamente profumato. È un minuscolo chiosco con che prevede come unici tavoli i banchi del pesce e come unica birra la Peroni.

I suoi punti di forza? Le birre a due euro secchi e la possibilità molto concreta di avvistarci, mischiati fra i viral marketer e altri monelli del luogo, fior di spin doctor campani, adagiati sulle vasche marmoree come enormi merluzzi antropomorfi e fuori orario, vestiti solo di Lacoste, bermuda, Birkenstock e dell’acume e della dialettica che li rende i socrati incontrastati di quella e di ben altre agorà.

Cosa ha di impossibile a Lecce: l’odore del mare.

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One thought on “Microguida ai migliori peggiori ristoranti di Bari

  1. Un altro articolo di cui si sentiva la mancanza negli annali del giornalismo …
    Imperdibile il confronto con Lecce.
    Per fortuna ci sono gli articoli di Turrisi

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