Ecco la prova che la Festa dell’Unità esiste ancora

Da tempo la comunità scientifica internazionale, con l’avallo di una task force politica nominata da Walter Veltroni, ha dichiarato estinte le feste dell’Unità in territorio italiano.
A 20centesimi, però, abbiamo la prova che così non è. Trattasi di una bicicletta; una bicicletta di marca Regina (sì, proprio come i rotoloni) vinta a una riffa con il biglietto numero 67, acquistato da chi scrive alla modica cifra di un euro. Il fatto è accaduto domenica sera, intorno alle 22.30, alla festa dell’Unità di Melpignano, piccolo comune della Grecìa salentina ancora dedito a tali festeggiamenti.

La festa è stata organizzata dai Giovani democratici del paese senza alcun imbarazzo storico-politico. L’espediente culturale è semplice: La Festa dell’Unità ha cambiato significato. “Unità” sta per “unità” e non per “l’Unità”. Quindi, più corretto sarebbe, a scanso di equivoci, chiamarla “festa della unità”; che poi altro non che è la festa del Pd, in quanto celebrazione della unità tra ex Ds ed ex Margherita. Basso enigmismo? Forse, ma il punto è un altro. E cioè che la festa, al netto di qualsiasi interpretazione, si fa: e la cosa rende felici molti.
Melpignano – e non solo – ha partecipato in tutte le sue unità anagrafiche, e questo nonostante il giovane gruppo rock Anni ‘70, chiamato a celebrare con le dovute schitarrate i festeggiamenti della unità, abbia maltrattato indistintamente Beatles e Rolling stones come in pochi hanno saputo fare nella storia della musica d’imitazione. Prima ancora, un documentario sull’esperienza politica e sindacale di Pietro Refolo – Pietro Refolo. Il volto della Democrazia – girato dal giovane regista salentino Francesco Luperto ha calamitato l’attenzione dei tanti che in seguito a quelle prime esperienze di lotte sindacali contadine hanno poi preso la strada dell’attivismo politico nel Salento. Ma anche dei giovani (presenti in dosi nettamente superiori a quelle cui l’attivismo politico cittadino ci ha abituati), che di quelle esperienze nulla o poco ne sanno o, bene che vada, ne hanno appreso l’essenza dai libri di Salvatore Coppola. Per la cronaca, il documentario in questione è un vero gioiellino di storia sociale e politica del Salento.

Per quanto riguarda chi scrive, in tutta onestà, era soprattutto il possesso di un biglietto della riffa a tenere banco tra i pensieri che, una birra dopo l’altra, perdevano progressivamente consistenza. Come in una sorta di remake strapaesano del Signore degli anelli, il biglietto della riffa aveva il potere di produrre una strana bramosia di possesso nei confronti di quel velocipede. Volevo quella bicicletta ma non lo davo a vedere. In questo le noccioline erano di grande aiuto.
Con il passar del tempo e delle birre il numero 67, quello del biglietto acquistato, assumeva un misticismo tantrico che mal si conciliava con il pragmatismo vetero e post comunista che si respirava a Melpignano la sera di domenica. Però quel misticismo a qualcosa dev’essere servito, perché a un certo punto, in una pausa del gruppo rock Anni ‘70, un giovane democratico, lo stesso che vendeva i biglietti, si è impossessato del microfono è ha annunciato che il fortunato vincitore della bicicletta era il possessore del numero 67. Non poteva essere vero, ma in effetti lo era. Avevo vinto. Eppure, vincere la riffa della festa della unità di Melpignano era a un tempo emozionante e sconvolgente: non solo avevo vinto per la prima volta a una riffa, ma avevo la prova dell’esistenza della Festa dell’Unità.
Il resto della serata è trascorso nel tentativo di caricare la bicicletta in macchina.

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