Arrivano i Ministri, non da Palazzo Chigi

L’estate musicale salentina entra nel clou con l’Indi(e)pendent Music festival, che riunisce, nella serata di venerdì 5 agosto a Porto Cesareo, alcune tra le più interessanti band emergenti di casa nostra. Spaziando tra diversi generi musicali, dal rock al reggae e dallo ska all’elettronica. Calcheranno il palco allestito al parcheggio Le Dune di Porto Cesareo i Republika Mod, band pop-rock salentina, i Funzione Random, che fondono elettronica e pop, gli SteelA che proporranno sonorità electro-reggae.E, tra un’esibizione e l’altra, i dj di Music that we love faranno ballare il pubblico del festival con le loro selezioni di musica elettronica, mentre al termine dei live spazio alla musica house, remix e commerciale a cura del dj set di Radio Rama.

Guest star dell’Indi(e)pent Music festival saranno i Ministri, band alternative rock di Milano che hanno riscosso notevole successo nella scena indie italiana. I Ministri, che sono Divi (Davide Aureliano) alla voce e basso, Fede (Federico Dragogna) chitarra e seconda voce e Michi (Michele Esposito) alla batteria, parteciperanno anche all’Mtv Day di quest’anno ma hanno raccolto consensi anche in campo cinematografico, firmando – con il brano “E se poi si spegne tutto” – la colonna sonora del film di Luciano Melchionna “Ce n’è per tutti”, con Stefania Sandrelli e Ambra Angiolini.

Fede, il chitarrista dei Ministri, ha risposto così alle domande del cronista.

Cosa è cambiato nel vostro percorso musicale dal vostro esordio nel 2007 con “I soldi sono finiti” fino all’album “Fuori”?

Che riesco a pagare le bollette. Si, perchè un giorno, tornato da un concerto, ho trovato la luce staccata a casa. Penso che chiunque dovrebbe provare  quest’esperienza.

Un’esperienza mistica..

Si infatti. Oltre questo non è cambiato molto: vivo con F. Punto, (tastierista e secondo chitarrista dei Ministri n.d.r.), il produttore è sempre lo stesso. In realtà proveniamo tutti da famiglie normalissime: la musica ha rappresentato lo strappo vero con il nostro mondo. Ha simboleggiato il prendere “la cattiva strada”. Una decisione che non era appoggiata da nessuno, nè genitori, nè amici. Ora invece riusciamo a vivere con la musica e quando sei riconosciuto nella società come musicista e hai la stima della gente, allora vuol dire che sei riuscito a trasmettere qualcosa attraverso le tue canzoni. Il nostro scopo è continuare a capire che cosa vale la pena di essere detto, comunicato.

A settembre esce il vostro nuovo album, potete dare qualche notizia in merito, qualche anticipazione?

No, a settembre cominciamo a lavorare al nuovo album. E’ appena uscita la ristampa de “I Soldi Sono Finiti” e “La Piazza Ep”, ci vuole almeno un anno e mezzo per realizzare il nuovo lavoro che dovrebbe uscire nel 2013 se il mondo ci sarà ancora.

Nella copertina del vostro primo album avete inserito una moneta da 1 euro, un atto provocatorio per sensibilizzare il pubblico sulla crisi discografica. Pensate quindi che internet abbia contribuito a creare questa situazione?

Siamo nati nell’era di myspace, il nostro interesse è di studio rispetto a internet. La rete sta cambiando la percezione della musica. Per esempio, c’è chi passa i 3/4 del suo tempo su facebook, si tratta di capire come funziona. Con questo tipo di mezzo quello che un artista dice viene dimenticato subito: la capacità di aggiornamento dev’essere grandissima. Se per esempio hai un gruppo da spavento che però non cura questa parte della comunicazione sarà molto più difficile emergere. Oltre al talento è necessario avere la capacità di gestire la comunicazione. Partendo dalla riflessione banale “cosa attira l’attenzione?” abbiamo pensato che se fai un gruppo con un euro in copertina la gente se ne accorge, come quando si vedono dei soldi per terra camminando per strada. La Venus (casa discografica n.d.r.) funziona come un supermercato di dischi: i negozianti sono i primi consumatori e bisogna attirare la loro attenzione.

Il 5 agosto farete tappa nel Salento, a Porto Cesareo, come headliner dell’Indi(e)pendent music festival. Cosa pensate dell’edizione salentina di Italia Wave?

Non abbiamo partecipato al festival quest’anno ma sappiamo che certe giornate  hanno avuto meno spettatori del previsto. Non voglio addentrarmi più di tanto nell’argomento ma per noi Italia Wave è stata una cosa buona per alcune cose e meno buona per altre. Se l’Italia non vuole diventare l’ultimo Paese d’Europa deve accorgersi che le cose non funzionano così per i grandi festival. All’estero le manifestazioni musicali di questo tipo hanno dei super cartelloni, e non Lou Reed che può piacere a mia madre. O l’Heineken Jamming festival: quest’anno hanno chiamato i Negramaro, Vasco Rossi. Chi si sposterebbe dall’estero per l’Italia a vedere festival con questi cartelloni? Nelle prime edizioni di Arezzo Wave, per esempio, non esistevano i voli low cost, eppure c’erano più stranieri tra il pubblico. In realtà i grandi festival in Italia non funzionano.

Certo è che il Salento, come tutta la Puglia sta decollando dal punto di vista artistico. Per esempio con questi festival molto più piccoli, come l’Indipendent di Porto Cesareo. Noi siamo molto legati anche a Bari ma ribadisco che la Puglia sta non solo rinascendo ma dettando artisticamente il tempo all’Italia.

 

Apertura cancelli: h 21:00

Biglietto: 10 E

Infotel: 328.7291500

 

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