Perrone: voi a rischio, io ho il posto a Roma

“Fate come vi pare, io me ne vado a Roma”, dice un inviperito Paolo Perrone ai suoi consiglieri di maggioranza. È successo ieri all’apertura della riunione di maggioranza al Comune di Lecce. Un incontro voluto dal sindaco per mettere in chiaro, dopo le fughe, i malumori e la guerra fredda di tutti contro tutti delle ultime settimane, giusto un paio di cosette.
Così, di fronte alla più sgangherata delle maggioranze che a Palazzo Carafa abbia mai trovato ospitalità, il sindaco è stato chiaro. Stanco delle sparate personali dei singoli consiglieri. Stanco dei silenzi di altri. Stanco di apparire quello che non riesce a governare il cortile di casa sua, figuriamoci una intera città. “Ci sono consiglieri che ormai vanno per conto proprio”, ha detto aprendo questa sorta di plenaria del malumore. Per poi aggiungere: “Io ho il paracadute, male che vada mi candido per Roma – alludendo alle prossime elezioni politiche – voi, però, in questo caso, non si sa dove andrete a parare”.

È la prima volta che il sindaco parla esplicitamente dell’ipotesi, che a questo punto diventa una probabilità, di lasciare la città e i bassi istinti della politica locale, per dedicarsi ad altro. Del resto, tra i fittiani salentini, non se ne trova uno più fedele di lui al ministro di Maglie. E la fedeltà, perseguita scientificamente come ha fatto Perrone, alla fine rende. Nel suo caso potrebbe rendere una scappatoia dorata verso la Camera dei deputati. Con buona pace dei vari Lanzilao, Rizzo, Pellegrino e quant’altro di scontento, con l’approssimarsi della fine del mandato, si sta palesando. Con buona pace di chi, in fondo, mostra di non credere più in lui e nel miracolo di rendere Lecce una “città del mondo” che aveva promesso nel 2007. E si dedica esclusivamente a sé e ai suoi interessi.

La riunione di maggioranza è stata vivace, nervosa, litigiosa. Se le sono date – a parole – di santa ragione Gigi Rizzo e Andrea Guido (uno dei fedelissimi del sindaco). Si è discusso – e litigato – sull’ultima perla del sindaco, la nomina di Angelo Tondo all’Asi. Si è parlato di incarichi a figli e amici vari, si è discusso con foga di casi e casualità che imbarazzano il centrodestra leccese. Di postazioni assegnate a questo o a quello e non a sé. Un tutti contro tutti, uno scaricabarile continuo.

Il sindaco, in fin dei conti, non crede che questa armata possa portarlo alla vittoria delle prossime comunali. Con questi qui, ognuno che va per la sua strada, non riuscirebbe neanche a vincere le tanto agognate primarie del centrodestra. Tradimenti e transumanze sarebbero all’ordine del giorno. Per non parlare dei “casi” che la sua giunta ha partorito in quest’ultimo scampolo di legislatura. Che pesano, eccome.  Vedi la vicenda dell’assessore Ripa, letteralmente “sgamato” dall’opposizione su una sospetta posizione di morosità verso l’ente che amministra.

A proposito, oggi Ripa terrà una conferenza stampa da ultima spiaggia nella quale o si dimetterà o tenterà una estrema – forse grottesca – autodifesa. E chissà se avrà al suo fianco il sindaco. I ben informati scommettono di no, che anche Ripa, ormai, è finito nel calderone di quelli che Perrone non guarda più come compagni di viaggio ma come passeggeri saliti per caso sullo stesso treno. E che non fanno altro che litigare tra loro.

Il partito dello scaricabarile, magistralmente descritto ieri su “La stampa” da Iacoboni, infondo, non è diverso se si sposta lo sguardo dal centro (Roma) alla periferia (Lecce). Dove le dinamiche del fuggi fuggi e del dagli al compagno di scranno – di maggioranza – precedono appena di qualche mese la soluzione finale di un aggregato di interessi e ambizioni personali chiamato amministrazione Perrone.

Se arriverà alla fine della legislatura sarà un pietoso tirare a campare. Se Perrone raccoglierà l’invito che piove dall’alto con sempre più insistenza (togliersi di mezzo, da una Lecce in cui si è fatto più nemici che amici) la giunta cadrà con qualche anticipo e di questa maggioranza saranno ben pochi i consiglieri che si riprenderanno dal colpo.

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