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La saggezza di Tondo e la potenza delle poltrone
Aveva un che di disperato l’appello di Ciccia Mariano, che invitava Perrone e Poli a farsi a da parte per lasciare campo libero alla candidatura a sindaco di Angelo Tondo. Il gesto è stato più un ultimo attestato di stima verso un ormai ex collega di partito, sempre più voglioso di farsi da parte – in maniera soft – dalla politica e dalla polemica tra i due centrodestra leccesi. Piazzandosi però in una comoda area di non belligeranza che, si dice, coinciderà con la presidenza del consorzio Asi, in sostituzione di Carlo Benincasa.
Insomma, tra Poli e Perrone, Tondo non ci vuole mettere più il dito. Il suo, però, non sembra un ritorno a braccia aperte nel Pdl. Semplicemente l’uomo migliore di Adriana Poli Bortone dopo anni di sacrifici e di battaglie consapevolmente perse in partenza (come le elezioni provinciali e regionali), ha deciso di pensare un po’ ai fatti suoi. E pare aver concordato con Fitto una uscita di scena che gli consenta di tirare il fiato in attesa che l’arcipelago del Pdl salentino si ricomponga (o si frantumi definitivamente). Per poi rientrare quando tutto sarà più chiaro. Almeno questo appare al momento.
Perciò, se l’operazione che lo porterà alla presidenza dell’Asi si concretizzerà (e tutto fa pensare che sarà così) l’ipotesi è che le prossime elezioni potrebbero essere le prime da molto tempo a questa parte, nelle quali non scenderà direttamente in campo uno dei più grossi campioni del voto che Lecce abbia mai conosciuto. Oppure saranno le prime nelle quali il consistente pachetto di voti di Tondo non sarà al servizio della senatrice Poli Bortone.
Alle amministrative del 2007, con 1567 preferenze personali, Tondo fu il secondo più votato tra i candidati consiglieri (prima di lui solo la Poli). Solo l’indagine nei suoi confronti all’interno dello scandalo che coinvolse l’ex rettore dell’Università del Salento Oronzo Limone, ne frenò la nomina ad assessore. Poi, quando IoSud fu messo fuori dalla giunta e dalla maggioranza da Perrone, Tondo seguì il destino della Poli.
Ora, pare sia stanco. Vuole farsi da parte. E il gesto di Ciccia Mariano, oltre che il disperato tentativo da parte di IoSud di conservare il suo uomo elettoralmente più redditizio, appare oggi come un grido di dolore, emesso, per interposta persona, dalla stessa senatrice Poli. Perché passi perdere Cairo e Martini (che qualche mese passarono da IoSud alla schiera dei “perrones”). Ma perdere Tondo è un colpo davvero duro. Significa che alla senatrice Poli non resta altro che sé stessa, il proprio carisma, le proprie idee, al momento poco redditizie in quanto a poltrone e posti di comando e quindi poco attrattive per chiunque faccia parte della classe dirigente del centrodestra a Lecce.
Da parte sua Tondo ieri ha scritto una nota in cui si dice lontano dall’ambizione di fare il candidato sindaco. E, prima di mandare a qual paese i due litiganti del centrodestra leccese, ha voluto prendersi il lusso di dare un consiglio:
Non penso che lo strumento delle primarie sia la salvezza di tutti i mali, specialmente se questo viene inteso come una sfida, in quanto risulterebbe più utile a dividere che ad unire, ma se questo strumento è adatto a surrogare i partiti, ormai incapaci di decidere in modo condiviso al loro interno, ben vengano le primarie.
Insomma, divisi non andrete da nessuna parte, trovate il modo di fare sintesi se non tra le vostre idee, almeno tra i vostri voti. Poi ha lanciato una inconsueta stilettata bipartisan (a Poli e anche a Fitto):
Penso invece che sia improrogabile la ricerca di quel dialogo allo scopo di costruire un progetto comune credibile, utile per lo sviluppo del nostro territorio e capace di ridare una identità valoriale al centro-destra. Identità che il centro-destra, per come è stato gestito sia a livello nazionale che a livello locale, ha smarrito da tempo.
Se questo sfogo – che sembra perfino saggio – fosse solo il preludio all’occupazione di una comoda e redditizia poltrona, ottenuta firmando una pace separata con Fitto ai danni della Poli Bortone, lo stesso centrodestra non avrebbe motivo di rimpiangere Angelo Tondo.

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