La politica, i partiti e i diversamente vecchi

Non è vero che i giovani non fanno la politica. E non è vero che questa politica ha bisogno di più giovani. Se un bisogno c’è è che questa politica cambi: che si ringiovanisca dentro e non solo all’anagrafe. Anche perché i giovani possono essere più vecchi di quello che la carta d’indentità non dica; insomma, diversamente vecchi.
La discussione sviluppatasi in questi giorni attraversole pagine di Quotidiano è l’anno zero della demagogia. Nessuno dei rispettabilissimi interventi che lo hanno animato centra il nocciolo della questione. Innanzitutto si associa la politica a quella politicante, cioè allo stitico dibattito istituzionalizzato che a volte nausea anche i più scafati conoscitori delle dinamiche partitiche. Non solo è comprensibile, ma è addirittura auspicabile che i giovani dotati di un pizzico di amor proprio non si appassionino a queste dinamiche e a questi partiti.
Se invece per “politica” si intende tutto ciò che spesso sta fuori dagli interessi del Palazzo, allora ci si accorge che i giovani interessati e attivi ci sono. Eccome. Basti pensare, senza volare troppo indietro con la memoria, al movimento per l’acqua pubblica, a quello antinuclearista, all’onda studentesca e a tutti i movimenti che vivono ai margini delle contorte dinamiche della rappresentanza. Non è forse in virtù di un pensiero fortemente politico che un giovane (o un veterano) si batte come può per difendere il principio dell’acqua pubblica o per impedire che in Italia si costruiscano le centrali nucleari o per tenere in vita uno spazio sociale?
Nel territorio salentino di realtà impegnate politicamente ce ne sono tante. Solo per citarne alcune:  Zei, Il Formicaio,  Terra Rossa, Terra del Fuoco, Culturambiente, I Sotterranei e, udite udite, Casapound.

Ciò che i partiti dovrebbero imparare è interloquire con la politica non istituzionalizzata. Con quello che in politichese si chiama “mondo dei movimenti”. E’ lì che le istanze civiche, le necessità, spesso diventano un fatto politico sistematicamente snobbato da chi ha l’onore e l’onere della rappresentanza.
E ciò che i giovani dei partiti dovrebbero fare è non giocare al gioco della politica con le regole dei vecchi, ma proporne di nuove e, se necessario, rompere (vedi i giovani democratici di Nardò, che hanno deciso di appoggiare Marcello Risi in contrapposizione alla segreteria di partito). In questo senso il teorema della rottamazione di Matteo Renzi risulta essere una forzatura, chiaramente provocatoria, ma che all’origine contiene un’esigenza reale che andrebbe colta.
Il rischio, altrimenti, è di accettare la logica per cui esiste un tavolo per i grandi e uno per i piccoli, come in ogni pranzo generazionalmente partecipato che si rispetti.

Il referendum del 12 e 13 giugno è l’emblema dello iato esistente tra la politica istituzionalizzata e la società civile attiva. Fino a qualche mese fa il referendum non interessava quasi a nessun partito. Poi, d’improvviso, guarda caso dopo i risultati delle amministrative, i partiti si sono scoperti interessatissimi ai quesiti referendari. Financo la pachidermica macchina del Pd si è messa in moto a difesa dell’acqua pubblica nonostante le tante reticenze interne. Ma di chi è il merito se l’attenzione sui famosi “quattro sì” è rimasta alta nonostante tutto? Dei partiti? della politica di Palazzo? no di certo.

Finché la richiesta dei bollenti spiriti giovanili continuerà a perpetrarsi nel segno della cooptazione, in questa politica non si produrrà mai niente di realmente alternativo allo stato di cose attuale. Anche perché questa benedetta politica che puzza di muffa è sì vecchia ma mica stupida: sa bene come utilizzare a proprio vantaggio la retorica giovanilista.
Le Officine Cantelmo di Lecce, ad esempio, rappresentano l’istituzionalizzazione del “pensiero giovane”. In quanto istituzionalizzato, quello spazio è destinato a diventare un serbatoio di braccia e menti per la politica di Palazzo di domani. Aspettare per credere. E lo stesso avviene a Bari in tanti segmenti culturali oggi accuratamente gestiti a livello regionale. Un discorso, questo, che Nichi Vendola ha capito molto bene e che ha saputo ben sfruttare in fase di campagna elettorale.

Alla politica politicante, così com’è, non servono giovani, servono facce pulite da sbandirerare nella retorica del giovanilismo. Il che non produrrà che un esercito di giovani-vecchi pronti a ballare lo stesso valzer che oggi li esclude.

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10 thoughts on “La politica, i partiti e i diversamente vecchi

  1. Non avresti potuto scrivere di meglio; per come la vedo io, il pezzo centra tutti i problemi e li contestualizza perfettamente nella realtà leccese.

    Mi permetto di aggiungere le categorie di "giovani" che sono riuscito ad identificare nel mondo della politica politicante.

    * il giovane invecchiabille, ovvero quel ragazzo che dopo qualche anno di impegno idealistico, molla il fuoco giovanile e pensa alla pancia, peché così fan tutti. Queste persone non sono pronte da subito alla politica, hanno bisogno che le loro menti vengano corrotte a dovere prima di essere affidabili.

    * il giovane vecchio, ovvero quello già pronto all'uso. Costui non ha bisogno di rodaggio, è giovane solo all'anagrafe, per il resto ha capito benissimo come funzionano le cose.

    Ci sarebbe una terza categoria, fatta di giovani che non hanno niente di speciale, sono solo NORMALI e non accettano lo stupro forzato della loro dignita. Questo, in sostanza, è il motivo per cui il sistema dei partiti va disgregandosi e fioriscono i movimenti (anche quelli à la Grillo). Questa categoria di persone, tuttavia, si tiene a debita distanza dalla politica politicante.

    Nel complesso, la realtà politica italiana è dominata dal sistema dei partiti, che è totalmente impermeabile alle istanze portate dal mondo dei giovani e purtroppo non vedo aria di cambiamento, perché questo mondo si perpetua all'insegna del principio che "se non sei ricattabile, per te non c'è spazio in politica" (quella politicante). Tutti coloro che cercano di cambiare questo stato di cose vengono appositamente estromessi e azzoppati politicamente, perché inaffidabili.

    Non per questo, tuttavia, dobbiamo abbandonare la lotta, solo che, a furia di lottare, da giovani si diventa vecchi!

  2. Non capisco la foto di Alessandro Delli Noci in apertura di pezzo (o meglio vorrei non capirla). Di GGiovani come lui ce ne sono diversi, avete prese l'unico che, a mio avviso, riesce a darsi molto da fare. Nella vita non si può vivere di soli ideali, perchè nel 98% dei casi, con questi, non porti il pane a casa.

  3. Alessando Delli Noci è il miglior esemplare di giovane vecchio. Se i politici giovani sono come lui (e oramai sembra ufficiale la sua prossima candidatura) siamo proprio nei guai.

  4. Non capisco queste accusa a Delli Noci, solo perchè i suoi parenti sono dirigenti del comune di lecce e di altri enti pubblici deve per forza essere un raccomandato?

  5. Precisazione. Abbiamo scelto di inserire la foto di Alessandro Delli Noci perché lui ha avviato il dibattito su giovani e politica con un intervento su Quotidiano. Dopo di che è uno dei rappresentati più in vista del mondo giovanile in città.
    p.s. sarebbe gradito che chiunque avesse qualcosa da dire sull'argomento, sotto forma di commento all'articolo, usi la correttezza di firmarsi.

  6. Sig. Lefons,
    a mio parere ha focalizzato il nocciolo della questione "giovani".
    Mi permetto di porre alla sua attenzione come ci siano stati interventi in tale direzione proprio sul Quotidiano di questi giorni.
    …" MERITOCRAZIA E POLITICA GIOVANE, NON SEMPLICEMENTE GIOVANI IN POLITICA.
    La tematica dei giovani in politica non deve ridursi ad una gara fra i partiti su meri conteggi fra chi annovera fra le proprie fila più giovani amministratori, fra chi può vantare l’età media più bassa o fra chi è a favore o meno dell’introduzione di quote dedicate."
    "Molto spesso i ragazzi chiamati a dirigere strutture politiche giovanili sono “calati” all’alto da politici già affermati con il risultato che questi non sono né espressione volontaria della categoria, né indipendenti poiché la “gratitudine” nei confronti di chi ha permesso loro di arrivare al vertice rischia di degenerare in strumentalizzazione politica. Il risultato è ovvio: giovani a servizio della vecchia politica, impossibilitati a far emergere le esigenze della base."
    "La gente è stufa di essere presa in giro con programmi elettorali identici da 10 anni arricchiti solo dal gossip e l’attualità del momento. Gli elettori vogliono discutere, partecipare attivamente e migliorare la condizione di vita propria e della collettività, scegliendo chi votare in base ai meriti, non facendosi imporre candidati frutto di valutazioni da parte dei dirigenti su legami di parentela, legami sentimentali o semplici convenienze economiche."
    "Il voto d’opinione cresce a dismisura e chiede il rinnovamento non solo dei vecchi politici, ma anche e soprattutto del vecchio modo di fare politica (appartenente anche, ahimè, ad alcuni “giovani” ma solo anagraficamente) che nei modi, si avvicina molto di più al “voto di scambio”, in favore di una vera POLITICA GIOVANE che, nella sua azione, rispecchi e ruoti attorno lo strumento legale che la Costituzione affida ai cittadini per scegliere i propri rappresentanti attraverso un voto consapevole sulla fiducia e il premio o meno alla realizzazione dei programmi elettorali. "
    Mi permetta anche di fare un plauso a chi ha sollevato il dibattito e chi lo ospita quotidianamente perchè, tralasciando le considerazioni politiche che sono soggettive sulla qualità o la pertinenza degli interventi, il riscontro che sta avendo dimostra quanto bisogno ci sia di parlare concretamente di GIOVANI.

    ""

  7. Credo che il problema sia la "categoria" dei giovani. Soprattutto in politica si tende a creare dei contenitori in cui relegare gli under 30, bisognerebbe abolirli, bisognerebbe fare in modo che gli under 30 potessero prendere parte alla vita noiosa di un partito e quindi anche alla segreteria ai comitati e a tutti i vari organismi dirigenti. Finchè ci saranno Giovani Democratici, Giovani del PDL, Giovani Comunisti, Giovani Movimentisti per la Regione Salento…i partiti non cambieranno e il problema della politica in Italia sono proprio loro.

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