Consiglieri comunali leccesi strafatti. Di populismo

L’idea di far fare i test antidroga ai consiglieri comunali di Lecce è una genialata. Non a caso è venuta in mente a Pisanò, che di nome fa Eugenio e che per riconosciute capacità si è attestato quale genio – a volte incompreso – della locale politichetta.
Chiamatelo, se volete, rigore istituzionale o, perché no, dovere etico di chi riveste un pubblico incarico, certo è che al momento, senza bisogno di provette che ne certifichino la provenienza, l’unica sostanza pericolosa che sembra circolare con troppa facilità tra i banchi di Palazzo Carafa è il populismo: la più economica delle droghe in circolazione.
A differenza di marjuana, cocaina, anfetamina, crak ed eroina, il populismo è legale e si spaccia a buon mercato nei salotti buoni della politica. Più del fumo passivo intossica gli altri prima ancora di chi lo assume e, solo in apparenza, non presenta effetti collaterali. E’ altissimo, però, il livello di assuefazione: si inizia per gioco, poi non se ne può fare più a meno. E nonostante Pisanò sia a conoscenza dei rischi che si corrono a esagerare con certe sostanze politiche, abusa di populismo con la stessa noncuranza con cui un adolescente ribelle abuserebbe di hashish.

Chissà perché nessun consigliere ha dichiarato pubblicamente la propria indisponibilità a sottoporsi al test antidroga. Chissà perché l’unica obiezione all’idea geniale di Pisanò è stata quella del costo eccessivo dell’operazione. Chissà perché la pura demagogia non fa paura più di una partita di cocaina tagliata male.
Poco importa che il dibattito cresciuto intorno a questa storia del test antidroga risulti essere allucinato, drogato, esso sì, alla radice del capello da cui nasce. Si parla, in realtà, del nulla e si fa rumore sul niente (è molto probabile che questi test non si faranno mai), mentre si mette il silenziatore a tutta una serie di circostanze di prim’ordine, prima tra tutte l’inchiesta svizzera sui conti dell’ex dirigente Massimo Bonerba. Il che ricorda tanto la trama di “Sesso e potere”, film del 1997, in cui per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica americana su uno scandalo sessuale presidenziale si organizza una finta guerra in Albania.

Ma se test saranno, vero è, come scrive in una nota Wojtek Pankievicz, che i cittadini “hanno il diritto di sapere se quando prendiamo le decisioni che li riguardano abbiamo la piena lucidità mentale”. Domanda: se i leccesi, a seguito dei test antidroga, avessero la certezza scientifica che tutte le decisioni assunte da chi li governa sono prese nella più ortodossa lucidità, a quali conseguenze politiche si andrebbe incontro?
Qualora dovesse venire meno la possibilità che massicce dosi di Lsd inibiscano il corretto funzionamento dei neuroni consiliari, è molto probabile che tra la cittadinanza leccese si insinuerebbe il ragionevole dubbio che certe decisioni scellerate – vedi Filobus e via Brenta (tanto per citare le più celebri) – siano frutto di malapolitica o di incompetenza e non già di alterati stati drogherecci.

No, ai politici leccesi non conviene sottoporsi al test antidroga. Si scoprirebbe pubblicamente che di sostanze stupefacenti non v’è traccia e allora sì che sarebbero guai.

foto paride de carlo

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