I rom leccesi scrivono a Napolitano

I rom di Campo Panareo hanno presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro l’abbattimento della loro casa. Nel documento, redatto grazie all’assistenza legale dell’avvocato Adriano Tolomeo, l’annullamento dell’ingiunzione che il Comune di Lecce gli ha notificato lo scorso gennaio con la quale gli si imponeva l’abbattimento delle “campine” nelle quali vivono perché abusive. Lo ha comunicato la Rete Antirazzista del Salento, in una nota firmata dai coordinatori Katia Lotteria e Antonio Ciniero. I quali, oltre a dare la notizia del ricorso, hanno allo stesso tempo a auspicato che “le Istituzioni intervengano quanto prima per la risoluzione intanto dell’emergenza sanitaria esistente al campo, ovvero la sistemazione degli impianti idrici e fognari come della bonifica ambientale”. Nonostante il clamore suscitato dalla ingiunzione di abbattimento, infatti, nulla è accaduto di concreto al campo dal punto di vista dell’emergenza sanitaria che i rom continuano a vivere. Per mercoledì, a questo proposito, è stata convocata una commissione intersettoriale comunale per l’individuazione di “soluzioni possibili”.

“Vent’anni (da tanto tempo i rom di Panareo si trovano a Lecce, ndr) paiono un tempo sufficiente per comprendere che la logica dei campi si traduce in interventi inefficaci, non durevoli, dispendiosi ed inadeguati”, osservano. E propongono: “Al fine di ridurre il danno ed opporsi ai ghetti è necessario promuovere processi finalizzati all’effettivo inserimento dei Rom all’interno del tessuto urbano e sociale della provincia di Lecce. Uno sforzo istituzionale maggiore di quello che finora è stato realizzato ovvero un’azione sinergica (di partecipazione e concertazione) fra Istituzioni, Enti locali e cittadini Rom renderebbe possibile l’individuazione di strategie concrete che partano dalle esigenze maturate intanto dagli interessati”. Anche se qualcosa è parso muoversi. “Stando a quanto riportato dalla stampa, durante un incontro avvenuto fra Comune di Lecce ed Assessorato regionale alle Politiche di Benessere Sociale e Pari Opportunità, si è individuato un possibile canale di finanziamento per la ristrutturazione del campo Rom ovvero l’uso dei fondi normalmente erogati per l’albergo diffuso. Una soluzione, dunque, non quella auspicata, ma comunque una soluzione”. Di certo c’è da “superare senza demagogia la logica ghettizzante dei campi, intervenire con azioni specifiche e differenziate nei diversi territori, impone un’unica propedeutica strada: quella del confronto e della partecipazione democratica nella gestione della cosa pubblica che parta da un’idea di fondo: i Rom di Puglia non sono nomadi. Saranno destinati a lungo a vivere nei ghetti?”

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