Alfredo, Silvio e il dilemma del male minore

Cammina con i piedi di piombo, Alfredo Mantovano. Forte della vittoria politica ottenuta nei giorni scorsi – con il sostegno di 62 parlamentari del Pdl di tutte le correnti – sulla questione dell’immigrazione dalla Tunisia, ieri l’ex sottosegretario agli Interni si è presentato da Berlusconi.

Non era solo. Al suo fianco il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ormai suo padrino politico nazionale che ha fiutato quanto siano dirompenti le questioni poste da Mantovano all’interno del Pdl. Piedi di piombo, dunque. Le dimissioni non rientrano. “Siamo in attesa che il ministro Maroni completi la sua impegnativa missione a Tunisi – ha dichiarato dopo l’incontro con il premier – quando questo avverrà, il quadro sarà più chiaro e si potrà rivedere tutta la questione nel suo insieme”. Insomma, la questione Mantovano continua a giocarsi sul tema della politica e del peso della Lega nelle decisioni sulla gestione dell’emergenza. L’ex sottosegretario ormai sa che da questo punto di vista, è diventato l’avanguardia di un malcontento diffuso nel partito. “Intanto – ha aggiunto – si registra una positiva disponibilità, ormai condivisa dall’intera maggioranza, sul riconoscimento dei permessi di soggiorno temporanei che consente al governo di gestire meglio la vicenda di coloro che sono sul territorio nazionale”. E questa vittoria è tutta sua, se la tiene stretta, Alfredo Mantovano.

A questo punto, però, sembra farsi strada la possibilità di un suo reintegro nella squadra di governo. Se cioè il suo gesto porterà a dei risultati concreti, tendopoli dislocate in tutta la penisola, alla faccia del “fora di ball” di Bossi, e a un ripensamento sui termini nei quali un grande Paese come l’Italia si pone nei confronti dell’accoglienza dei profughi dal Nord Africa, la battaglia di Mantovano non sarà stata valida. E perfino ritornare sui suoi passi avrà il sapore di una marcia trionfale. Con buona pace di chi, il ministro Fitto in primis, gli aveva dato del populista. E che assiste, con un palmo di naso, alla crescita di peso e di credibilità di un ormai acerrimo nemico politico locale.

Ogni cosa a suo tempo, però, sembra suggerire il comportamento di Alfredo Mantovano. Anche perché, ancora ieri sera, non si aveva notizia di nessun migrante al Nord, fatta eccezione per la “rossa” Toscana. E anche perché (Mantovano da ex uomo di governo lo sa bene) per Berlusconi il dilemma sembra essere sempre più la scelta tra l’innesco di un fronte di scontro politico con la Lega e l’inasprirsi di una situazione di scontento interno nel Pdl meridionale. Tra i due mali, il premier non ha ancora deciso quale sia il minore.

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