Gli incontri impossibili di una giovane scrittrice

Finché può, Claudia Melissa Barbarito, la più giovane delle scrittrici salentine emergenti, nasconde il suo secondo nome col pudore di chi ne possiede appunto almeno uno che potrebbe ricordare, ma solo a un pubblico disattento, il successo torbido e transitorio di una collega come la Panarello. Che altra non era che la Melissa P. di tante copie vendute nei supermercati e di tante comparsate televisive (soprattutto dall’altrettanto torbido, ma in questo caso perenne, Vespa) concesse al rattuso di una certa età che alberga in fondo al cuore di troppi di noi.

Niente da fare, è quasi inutile: appena Claudia prende la parola all’ultima presentazione leccese del suo primo libro, la sua vocina parla talmente poco e talmente bene che non c’è il minimo dubbio sulle motivazioni e sulle sensazioni che devono averla spinta a scrivere. Tutt’al più, la tentazione è di scambiarla – e molto probabilmente a ragione – per uno dei simboli possibili di una nuova ventata di scrittura giovanile non superficiale all’italiana. La presentazione del libro pubblicato da Claudia Barbarito: “Ti ritrovo all’incrocio”, la fanno Valeria Coi, fra i volti e i cerchietti di punta di SalentoWebTv; Simona Manca, assessore alla cultura della Provincia di Lecce; Maria Novella Guarino, presidente della “Fondazione Città del Libro” nonché avida lettrice; Loredana de Luca, psicoterapeuta, responsabile Aidap Lecce (presenza interessantissima, che non dovrebbe mancare a molti altri approcci alla letteratura, che sia giovanile o di ex rettori, memorialistica).

Infine, anche Mirella Masieri, docente di Claudia a Scienze della Comunicazione (Università del Salento). Il libro è composto da tre racconti che parlano di ragazze che non si conoscono, di estrazioni sociali ed emotive molto diverse, ma i cui destini si intrecciano come in uno di quei film a episodi tratti dal grande filone post “Love actually”. Ma con molta profondità e caratterizzazione psicologica in più. “Silvia, Arianna, Lavinia: tre donne che in comune non hanno nulla se non il comune bisogno di sentirsi capite”, recita l’abstract sul sito, all’avanguardia come quello di pochissimi piccoli editori, del “Gruppo Albatros Il Filo”. E’ la nuova denominazione de “Il Filo”, già pronta agli ebook ma ancora protesa verso la “sua” Alda Merini, che ne fu Presidente onorario fino alla scomparsa. Le giovani sono rispettivamente una giovane solitaria sulla spiaggia, un’adolescente dei quartieri alti ai suoi primi appuntamenti e una ragazza misteriosa e schiva in viaggio su un aereo.

Tutte e tre lanciano un messaggio in un modo molto particolare, tutte e tre non sanno chi lo riceverà e se lo capirà.Si badi bene, la Barbarito è tutt’altro che diversamente bella. Ha un fascino, un naso, un portamento che potrebbero appartenere con dovizia di particolari a quelli di una credibile candidata alle prossime selezioni democratiche di “Veline”. Ma ha scelto di scrivere – “dapprima per me stessa, poi anche per gli altri”. I cameramen delle tv locali accorse solo sanno quanti punti dia all’intera figura di una Panarello un solo contorno occhi della Barbarito, che pure si occupa talmente poco della sua immagine che si scosta dalla fronte i capelli solo il minimo indispensabile, ma scrive come una che è nata sceneggiatrice di “intrecci, di emozioni, del mio modo di vedere il mondo”.

Contrariamente a quanto accade alla maggior parte delle coetanee diversamente famose di Claudia, anche quando la loro fama è dovuta a qualcosa di molto meno intimo e profondo di un libro pubblicato, c’è più voglia di parlare di quello che fa rispetto a quello che è, da parte di questa ragazza leccese, solo ventitreenne e già laureata in Comunicazione Linguistica Interculturale.In quel pudore sul nome della Barbarito c’è solo un piccolo dettaglio del personaggio che ci troviamo di fronte, insieme a un discreto manipolo di giovanissimi e all’espressione del volto di Simona Manca dedicata all’approfondimento, quando mettiamo piede nella sala conferenze delle Officine Cantelmo. E’ sempre eroico strappare degli studenti universitari al dovere di chattare su Facebook e senza dubbio anche ieri sera il miracolo è avvenuto, attraverso l’immagine breve ma solenne della migrazione dalla sala lettera dello stesso complesso di archeologia industriale, che sorge, com’è noto, su viale De Pietro, a beneficio degli amanti del merchandising col brand dell’Università del Salento e delle soirèe danzanti divertentistiche. Nessuno di loro è restato deluso.

 

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