Folla per l’Unità d’Italia tra sole e voglia di politica

Non è vero, come si dirà, che è tutta opera della splendida giornata di sole. La massiccia partecipazione dei salentini – e in particolare dei leccesi – ai festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia non è (solo) opera del bel sole primaverile di ieri. E, tra l’altro, la folla che si è accalcata nel centro di Lecce e nella villa comunale dice cose che non vanno lasciate sotto la traccia barocca della solita retorica. Quella folla, piaccia o non piaccia, ha parlato di politica, della bella politica.

Pensiamo, per intenderci, a quello che è accaduto a 600 chilometri di distanza, nella Capitale, dove la Lega ha praticamente disertato la cerimonia solenne della ricorrenza. Nell’aula di Montecitorio ieri si sono presentati solo cinque leghisti: quattro membri del governo e un deputato. Bossi ha poi completato lo sfregio quando è arrivato il momento dell’Inno di Mameli: lo ha snobbato e, mentre gli altri cantavano, ha fatto finta di niente e ha provato a chiacchierare con il suo amico Tremonti. Lasciamo perdere i fischi a Berlusconi e gli applausi a Napolitano che hanno costellato la giornata. Lasciamolo, solo per un momento, alle partigianerie.

Conta, invece – come un atto politico vero e proprio – la folla di ieri per le strade del Salento e conta – ancora come politica – quello schiaffo dei leghisti allo Stato e quindi al popolo italiano: a noi tutti.

Berlusconi ovviamente su tutto questo ha taciuto e tacerà: vedrete, lo ridurrà a una storiella di folclore padano o a una barzelletta. Ormai, purtroppo, ci abbiamo fatto l’abitudine.
E non è neppure retorica sottolineare come questa civile e forte partecipazione alla ricorrenza dell’Unità d’Italia sia avvenuta proprio qui, nel Sud sospettato come sempre di simpatie neo-borboniche. Anche questo è un segnale politico niente male che, insieme agli altri, devono essere analizzati, interpretati e metabolizzati.

Quello che per ora si capisce – lo abbiamo detto ieri a chiare lettere – è che le icone del Risorgimento, dell’Unità d’Italia e della Costituzione sono state sottratte alle manipolazioni neofasciste e berlusconiane. Oggi raccontano un sentire comune intorno a valori e – quello che più conta – a pratiche politiche divenute sostanza. Attuare e preservare i principi della Costituzione non è aria fritta. Mantenere fede ai valori risorgimentali – non solo l’unità d’Italia (da Pisacane a Cattaneo) – non è aria fritta. Coniugare tutto questo con i nostri giorni è politica, e questa consapevolezza è sempre più diffusa tra i cittadini.

I segni tangibili sono sotto gli occhi di tutti: ieri, ma anche le manifestazioni del 13 febbraio e quelle del 12 marzo sono lì a dimostrarlo. Chi ha occhi, orecchie e intelligenze faccia ora il suo mestiere: dia un futuro a questi bisogni, tracci un percorso.

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