Vanini, come morire allegramente da filosofi

E’ uscito ieri un libriccino da “Il Prato” che si intitola in un modo piuttosto scioccante: “Morire allegramente da filosofi”. Eppure, per quanto già solo questo elemento non sia assolutamente in linea con quello che, di norma, finiamo per comprare quando sentiamo il bisogno di un’iniezione di filosofia prêt-à-porter, il sottotitolo di cui il volume è dotato potrà, possibilmente, incutere ancora più timore reverenziale nel lettore abituale di siffatti “breviari filosofici”: “Piccolo catechismo per atei”.

Il libro risulta una selezione rigorosa ma al tempo stesso molto arguta degli scritti di Giulio Cesare Vanini, tratti dalle due sue opere che ci sono rimaste, diversissime nell’impianto, nel registro e nella tematica: l’una – Amphitheatrum Aeternae Providentiae […] – volta ad occuparsi del problema di Dio; l’altra – De Admirandis Naturae […] – scritta con l’obbiettivo di scardinare le credenze naturalistiche contemporanee all’autore, fino al punto di offrire una spassosa parodia del linguaggio scientifico dell’epoca e delle epoche precedenti. Alcune sezioni del De Admirandis risultano così effettivamente comiche che la lungimiranza del curatore ha colto perfettamente la loro “commerciabilità” in un contesto editoriale più snello ed essenziale della ponderosa opera omnia del pensatore taurisanese.

Il libro così è come bipartito, con perle di pensiero che fanno un po’ da intersezione fra la zona dedicata alle più ardite argomentazioni teologiche, volte a smantellare l’edificio cristiano-cattolico per come lo si conosceva all’inizio del XVII secolo; e le impertinenze più licenziose, che rendono Vanini il più spietato ed eroicamente esplicito degli atei libertini secenteschi. Il libro viene proposta nella collana “I cento talleri”, con prefazione di Domenico Fazio e a cura di Mario Carparelli, che oltre ad antologizzare qui in chiave divulgativa (quasi un “invito alla lettura”) la mole degli scritti vaniniani è autore anche di un’introduzione bio-bibliografica fondamentale, che vale da sé l’acquisto del volumetto in questione. Questo, anche da parte di chi fosse già provvisto dell’opera omnia di Vanini, pubblicata nel 2010 da Bompiani nella collana “Classici del Pensiero”

Per la fortuna tardiva (almeno in patria: Vanini è uno dei filosofi più citati dalla crema dei suoi colleghi stranieri di tutte le epoche successive alla sua) di questo taurisanese giramondo (nato in Puglia da un’agiata famiglia di origine toscana, per poi finire bruciato vivo a Tolosa perché colpevole del reato di ateismo), forse questa selezione di scritti e di aforismi sarà più importante dell’opera omnia stessa. I “Cento talleri”, per dirla con le parole di Diego Fusaro, l’enfant prodige della divulgazione filosofica italiana, si pongono infatti l’obbiettivo di “riscoprire i pensatori, i temi, le linee di pensiero più celati e “scomodi”, quelli di cui il nostro tempo vorrebbe essersi definitivamente sbarazzato perché portatori di verità “altre”, perché in perenne alterco con lo status quo, perché non disposti a scendere a patti col mondo”.

“Morire allegramente da filosofi”, infatti, fin dalla suddivisione in pratici capoversi tematici, facilmente rintracciabili e assimilabili, si rivolge a un pubblico completamente differente rispetto alla platea di studiosi e cultori della filosofia antica che “Opere” – curato sempre da Carparelli col suo maestro Francesco Paolo Raimondi. Nonostante questo, non risultano meno commoventi le idee di un uomo che non smette di essere magnificamente solo contro una maggioranza compatta e feroce di confutatori dei dubbi e delle speranze che era il fine più alto della sua attività porre in essere. Nonostante anche quest’altro, le parti dedicate da Carparelli ad aspetti pruriginosi o solo liberamente edonistici della vita sessuale, sono quelle che potrebbero fare più facilmente di “Morire allegramente da filosofi” un classico istantaneo della divulgazione filosofica contemporanea. Uno di quei casi, insomma, sfuggiti colpevolmente all’occhio altrimenti attentissimo di un Roberto Calasso di Adelphi, solo per fare un esempio.

Un consiglio? Non perdetevi per niente al mondo i paragrafi dedicati alle dimensioni del pene delle balene, la ricetta segretissima di un “viagra” ante litteram, l’elogio sincero e genuino di un po’ di “sano onanismo”.

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