L’Emiliano pop e anti-Pd e i leader della sinistra

Michele Emiliano è sindaco di Bari ma è anche presidente del Pd pugliese. Tra i capoluoghi della Puglia, poi, è il sindaco più gradito dai suoi concittadini.
Detta così è certamente roba vecchia. A meno che non si aggiunga che ieri Emiliano, nella foga di spiegare il perchè del suo alto gradimento barese, ha dichiarato (vedi pagina III di la Repubblica di Bari) che per farsi amare così tanto dai baresi ha semplicemente “tenuto lontanissimo l’immagine del Pd da sé. E, questo, mi ha giovato”. Dunque, è qui il trucco: lui semplicemente fa finta di non essere del Pd e – deduciamo – men che meno di presiederlo. E’ così che acchiappa consensi.

Ora, il lettore può immaginare la gioia che avranno provato le migliaia di iscritti al Pd pugliese nel leggere l’Emiliano-pensiero. Soprattutto quelli che lo hanno votato al Comune di Bari e quanti, anche dalle terre salentine, lo hanno sostenuto al congresso del partito. Non parliamo, poi, della felicità degli amministratori e dei gruppi dirigenti del Pd. Avranno fatto festa.

C’è però chi, tra i lettori di la Repubblica di Bari, la cosa l’ha presa un tantino sul serio. Soprattutto ha preso sul serio Emiliano. Pensiamo all’assessore regionale Guglielmo Minervini, del Pd anch’egli, che in proposito ha rilevato come il sindaco di Bari “invece di leggere nella vicenda amministrativa le chiavi del lusingiero riconoscimento da parte dei suoi concittadini, preferisce replicare con un copione ormai collaudato: parlar male degli altri, magari erigendosi al di sopra e, soprattutto, sfregiare la politica, anche quella di cui è parte attiva e responsabile”. E poi ancora: “Sparare sul Pd degli altri, salvando come al solito solo il proprio sarà anche un buon viatico per la rendita populistica ma ha un prezzo alto, molto alto, in termini di perdita di credibilità di tutti, lui incluso”.

Non c’è dubbio che Emiliano sia uno che di cultura pop se ne intende, e molto. Pensate – ma è solo l’ultima – a quelle foto che lunedì scorso ha postato sul suo profilo Facebook, con tre spazzini baresi che parlano tra loro invece di lavorare. Lo facesse Perrone a Lecce riempirebbe intere bacheche.

Ma non è questo il problema. Il problema, piuttosto, è come si fa ad essere amati dai cittadini. E poi se è vero che per essere graditi bisogna fare i populisti, mettere in moto la macchina dell’antipolitica con una buona spruzzata di qualunquismo. Distinguendo naturalmente tra quelli che fanno come Berlusconi a Palazzo Chigi, o Renzi a Firenze o Emiliano a Bari, e dall’altra parte quelli come Nichi Vendola che – certo – non lo si può accusare affatto di seminare antipolitica. Piuttosto iper-politica con una spruzzata autarchica, quello forse sì; ma non qualunquismo nè populismo d’accatto.

C’è poi un’altra categoria che proprio populista non è. Pensate al sindaco di Torino, Chiamparino. O all’ex sindaco di Melpignano – ora segretario regionale del Pd – Sergio Blasi. Di amati sono amati, la spazzatura la fanno raccogliere lo stesso dagli spazzini, non si nascondono per niente di essere del Pd. Anzi il loro partito lo vorrebbero trasformare, migliorare e per questo, a volte, sono critici con certe deformazioni, con quelle lobby interne che provano a prendere il sopravvento. Ma fanno politica, credono nella politica e non nella sua banalizzazione qualunquistica e bottegaia.
Certo, un’altra razza.

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