Questo è l’ultimo articolo di 20centesimi


Il nostro laboratorio chiude.

Non è facile spiegarvi tutte le ragioni di questa scelta. La più importante è che non siamo stati bravi a fare il giornale, inteso come azienda editoriale, che è una cosa diversa dal fare i giornalisti. Dopo quattro anni, tre dei quali passati a recuperare un passivo proveniente da un’altra impresa folle – ma bella – quella del 20centesimi di carta, era per noi il momento di dare una svolta o di fermarci. Così, ci siamo lanciati alla ricerca di un editore, qualcuno che meglio di noi sapesse fare economia e al contempo garantisse rispetto per l’indipendenza del nostro progetto editoriale. Ma, nonostante molti colloqui, incontri, bozze di piano economico, power point, pacche sulle spalle, oracoli sul futuro nero dell’editoria pugliese e qualche incoraggiamento, non l’abbiamo trovato. E siccome le forze attuali non ci consentono di realizzare quello che abbiamo in mente, è giusto mettere un punto.

Oggi, se proprio dobbiamo esercitarci in quello che non sappiamo fare, cioè i bilanci, li facciamo con noi stessi sul senso che siamo riusciti a dare al giornale in questi anni. Prima di passare online, decidemmo di percorrere due strade: selezione spietata degli argomenti di cui scrivere e qualità nella scrittura. Non sempre ce l’abbiamo fatta, ma porci obiettivi ambiziosi ci è servito a crescere. La decisione di tenersi fuori dalla competizione numerica sui click e sulla velocità con cui la cronaca “rimbalza” sui siti è stata determinante: ci ha dato il tempo necessario per pensare prima di scrivere, e per rileggere più volte prima di pubblicare; ci ha consentito di non ripubblicare comunicati stampa e di non andare a rimorchio dell’agenda istituzionale; di rispettare i nostri lettori non proponendogli click bait; ci ha dato la possibilità, soprattutto nell’ultimo anno, di lavorare molti giorni sulla scrittura di un articolo e di sperimentare alcune modalità testuali che l’informazione scritta e fotografica assume sul web: siamo stati blog, abbiamo pubblicato explainer, long form, reportage e fotogallery con valore di notizia, contenuti sponsorizzati invece di banner pubblicitari.

Soprattutto, abbiamo pubblicato articoli nella cui “economia” la personalità dell’autore, il suo background e i suoi valori, sono importanti (quasi) quanto l’argomento di cui scrive. Questo ha significato mettersi in gioco per intero, e lo abbiamo fatto convinti che in questo modo la figura del giornalista acquisti senso negli anni del digitale, e non finisca stritolata negli automatismi a cui tende, per natura, un sistema dell’informazione iperconnesso come quello nel quale siamo immersi. Nel quale la parte del leone la fanno le agenzie produttrici di notizie (in primis quelle istituzionali e politiche) e la replicabilità istantanea dei loro contenuti da parte di “addetti”, e nel quale, invece, più di tutto, da cittadini, sentiamo il bisogno di mediazione, di giornalisti.

È pur vero che nello sviluppare, col nostro lavoro, questi ragionamenti, siamo stati agevolati dall’essere “piccoli”, dal non aver nulla da perdere di fronte ai cambiamenti in corso, a differenza di altri mezzi di informazione. E che siamo stati incostanti (e ce ne scusiamo), perché ciascun redattore o collaboratore di 20centesimi, nel frattempo, aveva una vita in cui barcamenarsi e, come già scritto, le finanze del giornale non hanno mai assicurato stabilità. Ma, coi nostri limiti, ci siamo sforzati costantemente di stare sulla frontiera del futuro, pur vivendo e lavorando in una provincia del Sud Italia. Questo, in fin dei conti, è il senso migliore che attribuiamo alla vicenda di 20centesimi. E questa posta in bilancio ci consente di chiudere in pareggio almeno i conti con noi stessi.

Grazie a chi ha letto tra le righe il nostro sforzo e a tutti quelli che, dall’inizio alla fine, hanno contribuito a 20centesimi. E forza a chi ha fiducia nel futuro.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

7 thoughts on “Questo è l’ultimo articolo di 20centesimi

  1. Mi riconosco in queste parole, perché anche io sono una giornalista che sta cercando di portare avanti un progetto editoriale indipendente, tra mille difficoltà, altri lavori e tanto impegno. Purtroppo senza fondi consistenti è anche difficile farsi notare: come se "essere piccolo" significhi "poco importante" o di "scarsa qualità".Spero sempre in una rivoluzione del giornalismo e dell'informazione, nel frattempo cerco di non mollare…In bocca al lupo a tutti voi e grazie per il vostro impegno.

  2. Ragazzi iii, vi ho conosciuti dagli esordi del giornale, subito mi avete onorato di una Vs. Intervista a cura di Giovanni DeStefano, che custodisco oltre che nel cuore anche nel cassetto, e qualche mese fa' anche Francesco Lefons ed il suo staff, mi hanno ancora onorato con i loro servizi. GRAZIE e …AD MAJORA SEMPER !

  3. Non potete chiudere, non potete lasciarci soli. è vero scrivevate poco ma i vostri articoli erano luce nel buio dell'informazione locale. Non rassegnatevi. lottate ancora,i lettori sono con voi. E grazie di cuore.

  4. Non so dove ma credo che ci ritroveremo.

    Perché io ho bisogno di leggere storie, voi di raccontarle.

    In bocca al lupo.

    Roberto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *