La replica di Guido, la revoca a Nuova Lara e il dovere di raccontare

I cani ritratti nelle foto riportate nel nostro articolo sono “ospiti” del Lovely. E quindi in questo momento quei cani, in quelle condizioni, si trovano lì. E per mantenere quei cani, molti dei quali, secondo il veterinario della struttura, andrebbero abbattuti per interromperne le sofferenze, il Comune di Lecce continua a pagare i gestori del Lovely 1,8 euro al giorno per cane. Oggi il Lovely è gestito da una associazione, “Rifugio del cane Lovely” non iscritta all’apposito Albo regionale delle associazioni per la Protezione degli animali.

Questa mattina l’associazione animalista “Nuova Lara”, a cui appartengono le due volontarie che hanno fornito le storie di due cani pubblicate nell’articolo, si è vista recapitare “l’immediata disdetta” della convenzione stipulata con il Comune per la gestione del Canile sanitario comunale. Un provvedimento che arriva dopo la denuncia delle volontarie e dopo il lancio  di una petizione in cui si chiede

di voler autorizzare l’accesso dei volontari all’interno del canile privato denominato “Lovely” sito al 5° km della via per Torre Chianca (LE), in ottemperanza alla Legge 281/91 e L.R. 12/95 e s.m.  al fine di poter fotografare  i cani presenti all’interno della suddetta struttura ed ottenere tutte le informazioni utili finalizzate alla ricerca di adozioni, in special modo dei cani anziani e/o malati, affinchè gli stessi  possano trascorrere, dignitosamente amati e curati in famiglia, il tempo che gli rimane da vivere.

L’assessore Guido ha diffuso un comunicato stampa dai toni tranquillizzanti rispetto all’allarme suscitato dalla pubblicazione dell’articolo tra le associazioni animaliste leccesi e molti comuni cittadini. Nel comunicato (qui la versione integrale), l’assessore cerca di smontare alcuni passaggi dell’articolo pubblicato da 20centesimi, precisando alcune dichiarazioni rilasciate a Stefano Martella il 31 ottobre mattina, delle quali abbiamo, come è ovvio, prova verificata e verificabile. Il comunicato di Guido presenta contenuti diversi dalle dichiarazioni rilasciate in mattinata al quotidiano on-line Leccesette in cui, in maniera azzardata, dice “Mi sono state attribuite dichiarazioni non mie”. Cosa che, semplicemente, non è vera.

Ecco alcuni passaggi del comunicato diffuso da Guido:

La situazione logistica e sanitaria del Rifugio Lovely viene monitorata frequentemente attraverso i sopraluoghi dei tecnici dell’ufficio comunale preposto e delle associazioni di guardie ecozoofile e i report delle ispezioni non coincidono assolutamente con quanto denunciato nell’articolo in questione. Le foto pubblicate, acquisite tra l’altro da una fonte anonima, datate lo scorso luglio, rappresentano particolari casi che riguardano animali il cui stato di salute era già compromesso al momento dell’arrivo nel rifugio. Da quanto emerge dall’ultima relazione di sopraluogo delle guardie ecozoofile ho potuto constatare che non esiste alcun tipo maltrattamento perpetrato nei confronti dei cani ospitati dalla struttura.

Le fonti hanno tutto il diritto di restare anonime nel momento in cui hanno motivo di temere ritorsioni a causa della loro denuncia. La coincidenza della revoca immediata della gestione del canile sanitario a Nuova Lara, arrivata il giorno la denuncia da parte di due volontarie di quella associazione delle tristi storie di due cani prima ospitati al Lovely, ci convince a tutelare ancor più rigorosamente la fonte delle foto pubblicate nella gallery dell’articolo. Perchè è dovere del giornalista proteggere la riservatezza della fonte quando ne sussista il bisogno. Nell’articolo non si mette in dubbio che si facciano i controlli, né che nel canile si pratichi maltrattamento di animali. Si denuncia, piuttosto, e con evidenza fotografica ed esperienza diretta del giornalista, le cattive condizioni di salute di molti animali e la fatiscenza della struttura con massiccia presenza di amianto, che non viene smentita.

Mai nessun cane è stato da me autorizzato ad essere accolto nel rigufio Lovely dal giorno in cui fu emanata relativa ordinanza sindacale e non riesco a capire il motivo per cui il giornalista di 20centesimi abbia inteso riportare nel suo articolo dichiarazioni di terzi che suggeriscono il contrario senza prima accertarsi se ciò corrisponde al vero.

Queste sono le “dichiarazioni di terzi”:

“I cani accalappiati li portano al canile sanitario. Qui entrano cani trovati e con il permesso dell’Assessore sono condotti qui. E’ lui che dà il via. Diciamo “Assessore ho trovato questo cane” però è lui che dice “si ok portalo”

Trovano senso in quanto dichiarato da Guido nell’intervista:

“Forse è successo solo per farli visitare da Antonio Vaglio, il veterinario del canile con cui l’amministrazione collabora e sul quale continuo a non nutrire dubbi sul suo amore per i cani”

E in ogni caso nell’articolo non si asserisce che l’assessore abbia autorizzato ad “accogliere” nel canile alcun animale.

Per quanto rigurda poi il caso del 21 agosto scorso del post pubblicato sulla pagina facebook Guardie per l’Ambiente Lecce che si riferisce all’episodio del ritrovamento di un cucciolo in zona Salesiani, ho l’obbligo morale di prendere le difese dei volontari di quell’associazione. Chiariamo una volta per tutte che l’animale fu portato presso la struttura Lovely solo affinchè potesse ricevere le necessarie cure mediche da parte del Dott. Vaglio che, in quanto consulente sanitario, in quel preciso momento si trovava presso il rifugio. I medici veterinari del Servizio SIAV dell’ASL, nell’orario in cui era successo il ritrovamento, non avevano turno di reperibilità (ma questa è già un’altra storia) e il cane, quindi, non fu portato dalle guardie presso il Lovely non certo affinchè potesse essere accolto in pianta stabile dalla struttura, ma solo perchè potesse ricevere le cure necessarie dal veterinario. Il cucciolo, poi, fu immediatamente dato in adozione grazie all’impegno profuso dagli stessi volontari ecozoofili.
E’ assurdo come un’esternazione di soddisfazione espressa su Facebook da giovani volontari animalisti debba essere strumentalizzata e utilizzata in mala fede per accusarmi di autorizzare l’ingresso di ulteriori cani al Lovely in barba ad un ordinanza sindacale. E’ spregievole.

È bene ricordare il testo del post delle guardie ecozoofile: “Questo bellissimo e dolcissimo cucciolo è stato ritrovato nei pressi della zona Salesiani di Lecce. Sprovvisto di microchip è stato portato presso il canile Lovely. Chiunque ha informazioni utili per rintracciare i proprietari può contattarci al xxxxxxxxxx altrimenti cerchiamo un affidamento. Non merita di restare in canile”.
In ogni caso prendiamo atto della smentita dell’Assessore. Ma ricordiamo anche che nell’articolo si documenta una situazione di confusione nella gestione di ingressi e visite. Se ci fosse stata illustrata una chiara procedura adottata in caso di ritrovamento di cani nel territorio comunale da entrambi gli interpellati, non ci sarebbe stato bisogno di dare conto del fatto che danno due risposte diverse alla stessa domanda.

Come è anche assurdo il fatto che l’autore del reportage di 20centesimi abbia potuto trasformare alcune mie dichiarazioni a suo piacimento in modo da poterle sfruttare piegandole ai fini del tono accusatorio sarcastico di tutto l’articolo. In particolare terrei a precisare che io ho dihiarato che, per motivi miei personali di carattere emotivo, in genere preferisco non mettere piede in nessun canile e/o rifugio perchè soffro nel vedere i cani chiusi in gabbia. Giammai ho dichiarato di non avere il coraggio di entrare al Lovely in particolare. Questo è ben diverso e lascia presupporre al lettore ben altre cose.

Domanda del giornalista: “Tu ci sei entrato? (al Lovely)”
Risposta dell’assessore: “Io No. No perché non ho il coraggio.
Giornalista: “Ci vuole coraggio e stomaco”
Guido: “No, ma io sono contrario a tutti i canili”
Qui l’audio di questo passaggio, ascoltando il quale ciascuno si può fare la sua idea

Avrei preferito che colui o colei che ha inviato in forma anonima il materiale fotografico alla redazione di 20centesimi si fosse recato presso le forze dell’ordine per presentare formale denuncia di maltrattamento di animali piuttosto che decidere di dare il via ad una polemica su giornali e social network sfruttando le sensibilità e l’amore per gli animali dei cittadini.

Davanti ad una presunta notizia di reato di maltrattamento di animali, infatti, normalmente non ci si reca nella redazione di un giornale se si vuole ottenere giustizia e, soprattutto, non si sceglie l’anonimato, ma si va dai carabinieri, dalla polizia o dai vigili urbani per denunciare l’accaduto, perché altrimenti qualcuno può pensare che si tratti di una mera azione strumentale. Quando, ultimante ho deciso di adottare la cagnolina abbandonata in zona San Pio e chiusa in sacco di plastica nei pressi di un cassonetto dei rifiuti, per prima cosa mi sono recato al comando dei vigili per sporgere denuncia di maltrattamento contro ignoti. E questo penso che lo avrebbe fatto ogni normale cittadino giudizioso e in buona fede.

No, non sempre, purtroppo, ci si reca dalle forze dell’ordine per denunciare qualcosa che si ritiene ingiusto. Una delle funzioni della stampa è quella di dare voce alle denunce di chi non si sente abbastanza forte da sé per denunciare – rendere pubblico e manifesto – un fatto o una situazione di degrado. Ovviamente denunciare è molto più facile per un uomo pubblico che riveste un incarico nel governo cittadino.

In ogni caso ho già inoltrato formale richiesta al Comandante dei Vigili affinchè predisponga nelle prossime ore controlli più accurati in merito alla situazione logistica e igienico sanitaria della struttura. Sopraluoghi ed ispezioni ai quali ho deciso di partecipare in prima persona.

Questo è esattamente quello che ci si aspetta da un Assessore al Randagismo. Ed è un buon risultato del lavoro giornalistico svolto. Per ciò che riguarda quanto dichiarato dal veterinario del Lovely, Antonio Vaglio, riportiamo questo passaggio:

Conosco perfettamente infatti la situazione e le problematiche sanitarie di ogni cane ritratto nelle foto pubblicate dall’articolo apparso su 20centesimi. Conosco il nome di ognuno di loro come anche le condizioni in cui si trovavano al loro arrivo nella struttura. Molti di essi sono arrivati al rifugio in condizioni già disperate e appaiono in quel modo agli occhi dei visitatori solo perchè qualcuno, per motivi ideologici ed etici, ha ritenuto di non praticare alcuna eutanasia cercando invece di alleviare con tutte le cure mediche possibili le loro sofferenze. Ed oggi, infatti, questi animali sono ancora tra noi.

Non sappiamo chi sia quel “qualcuno” che “per motivi ideologici ed etici” impedisca al veterinario di fare ciò che ritiene più giusto con i cani del Lovely. Né Vaglio lo specifica.

Quella del Lovely è una storia lunga. Tra sequestri dei Nas e allarmi per la salute degli animali ospitati lì dentro sono anni che se ne parla. Da molto prima che fosse Andrea Guido l’assessore al randagismo. Si comprende dunque l’imbarazzo di chi si è ritrovato tra le mani una patata bollente che, con il passare degli anni, non accenna a raffreddarsi. Questo però non rende meno intollerabile la vista di certe immagini. Men che meno fa venir meno il dovere della stampa di svolgere la sua funzione perturbatrice nei confronti di realtà sulle quali i riflettori non si devono spegnere, fino a che non sarà trovata una soluzione.

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