Mancu li cani: i randagi leccesi condannati al degrado

La struttura nella quale sono custoditi i cani che compaiono nella gallery che segue è il canile Lovely di Lecce. Le foto sono state scattate a luglio scorso, quando nel canile erano custoditi circa 190 cani. Ma dalle foto sembrano fantasmi, dimenticati tra sbarre arrugginite, tettoie di amianto e muri di cemento. Ci sono state consegnate da una fonte che vuole restare riservata. Noi le pubblichiamo nell’interesse pubblico. Si tratta di immagini forti, che potrebbero urtare la vostra sensibilità.

 

Questa gallery, insieme a due testimonianze che abbiamo raccolto da persone che hanno ottenuto la custodia di due cani del Lovely, ci hanno convinto ad occuparci nuovamente di questa struttura. La prima storia è quella del cane che vedete immortalato nella foto successiva, che è stata scattata da Raffaella la persona che è riuscita ad adottarlo. Il cane non ce la fa ad alzarsi. Sulla coscia posteriore ha una piaga da decubito. (Immagine che può urtare la vostra sensibilità).

Nel referto del veterinario che ha visitato il cane dopo l’adozione, si legge che “all’esame neurologico dei nervi periferici si nota un rallentamento notevole dei riflessi e la presenza di piaghe da decubito complicate dall’esistenza di larve di mosca che denotano il fatto che il cane si trova da tempo imprecisato in questa situazione”.

La seconda storia risale ad aprile. Il protagonista è il cane della foto seguente, steso in cuccia. A notarlo è stata Fabiola, una ragazza che decise di adottarlo nonostante fosse agonizzante e non riuscisse più ad alimentarsi. Vomitava tutto quello che mangiava. Dopo averne ottenuto la custodia portò dei prelievi di sangue dell’animale ad un laboratorio di analisi veterinarie. I risultati riscontrarono una grave insufficienza renale e un successivo controllo verificò la presenza di un edema polmonare. Qualche tempo dopo l’adozione l’animale morì. Anche il cane della foto precedente non ce l’ha fatta.

Raffaella e Fabiola sono due volontarie di una associazione animalista di Lecce, Nuova Lara, che gestisce l’altro canile-rifugio della città, “Il rifugio di Aura”.

Perché abbiamo deciso di pubblicare queste foto? L’intenzione non è impressionare o alimentare indignazione da social network. Lo abbiamo fatto per due ragioni molto precise: la prima è che il benessere animale è un diritto sancito dalla legislazione italiana ed europea. La seconda è che il Lovely, la struttura da cui provengono i cani adottati dalle due ragazze, è una struttura che riceve soldi pubblici dal Comune di Lecce per garantire agli ospiti un ricovero adeguato, fornirgli cibo adeguato, fare in modo che si mantengano in buona salute e, in caso di malattia, provvedere all’assistenza sanitaria. Inoltre la loro permanenza nel canile deve essere temporanea, perché lo scopo principale di queste strutture è far adottare i cani, sgravando le casse pubbliche dal loro mantenimento.

Sappiamo che i rapporti tra la proprietà del rifugio Lovely e il Comune di Lecce non sono stati sempre idilliaci. La proprietà della struttura in passato ha citato in giudizio l’amministrazione comunale per il mancato pagamento della quota di mantenimento per il periodo 2011-13. In seguito, la citazione fu ritirata in cambio di un accordo transattivo.

Sappiamo poi che questo canile ha subito due sequestri sanitari, nel 2011 e nel 2013, da parte dei carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazioni per la mancata ottemperanza di alcuni obblighi di legge. Nel 2011 i carabinieri trovarono 148 confezioni di medicinali privi del registro di carico e scarico, una tonnellata di cibo scaduto tra cui una cinquantina di confezioni di salsa di pomodoro. Inoltre il canile presentava dei problemi strutturali. Nel 2013 i carabinieri si presentarono nuovamente di fronte i cancelli dello stabile per verificare se le carenze riscontrate due anni prima fossero state risolte e se il canile avesse ottenuto il nulla osta da parte del Comune. Ma il controllo si risolse con un nuovo sequestro.

Martedì 28 ottobre, nell’orario di apertura al pubblico, siamo di fronte il cancello verde del Lovely. Citofoniamo e ci aprono il cancello. Nessuno viene ad accoglierci e abbiamo il tempo di scattare qualche foto. Vicino ad un box, sotto la pioggia, c’è un cumulo di pacchi di pasta. Facciamo in tempo a constatare che la maggior parte delle tettoie e delle cucce è in amianto, con lastre molto vecchie e visibilmente consumate. Una situazione di pericolo non solo per i cani ma per gli stessi operatori che lavorano nella struttura. Dopo dieci minuti arriva un volontario: “Chi vi ha fatto entrare?” è la prima cosa che dice. Gli spieghiamo che vogliamo adottare un cane ma il ragazzo non sembra particolarmente pronto a ricevere visite: afferma che ha molto da fare e che siamo arrivati in un momento particolare. Comunque ci guida per un corridoio in cui la maggior parte dei box sono vuoti. Ci fa vedere due cani: sono due sorelle, giovani, spaventatissime. Arriva una seconda volontaria che ci ammonisce sul fare foto: “È assolutamente vietato fare foto all’interno della struttura” dice. Gli chiediamo spiegazioni di questo divieto e il ragazzo ci spiega: “Non possiamo. C’è gente che ci vuole male e che fa commenti negativi. Quindi le foto lasciamole stare”.

I volontari ci fanno capire di non poterci dare retta a lungo. Devono ancora pulire i box. Prima di uscire dal corridoio ci fermiamo a parlare con una volontaria. “Queste coperture sono pericolose, poi ogni tanto viene via qualche pezzo. Lo temo e sinceramente ci sto lontano”, dice riferendosi alla presenza di amianto. Poi gli chiediamo informazioni sul canile. Afferma che la struttura è privata e che i cani possono entrare solo con l’autorizzazione dell’Assessore all’Ambiente e al Randagismo Andrea Guido: “I cani accalappiati li portano al canile sanitario. Qui entrano cani trovati e con il permesso dell’Assessore sono condotti qui. E’ lui che da il via. Diciamo “Assessore ho trovato questo cane” però è lui che dice “si ok portalo”. Le parole della volontaria trovano parziale riscontro in un post pubblicato il 21 agosto scorso sulla pagina Facebook delle Guardie per l’Ambiente di Lecce, un’associazione convenzionata con l’assessorato al randagismo del Comune di Lecce. Il post contiene l’annuncio del ritrovamento di un cane che in seguito è stato portato nel rifugio Lovely.

Questo fatto è particolarmente importante perchè nel 2013, dopo il secondo sequestro del canile, il Sindaco Paolo Perrone ha emanato una ordinanza che vieta l’introduzione di altri cani nel Lovely. Perché allora, stando alle parole della volontaria, i cani continuano ad entrare? Ciò appare strano se si considera che il Comune di Lecce dispone di un canile sanitario comunale e di un altro ricovero, il Rifugio di Aura.

Le domande sono molte ed aumentano dando un’occhiata ai numeri che riguardano il Lovely. Come abbiamo scritto, questa struttura è privata ma riceve, per il mantenimento degli animali, più di 136mila euro l’anno dal Comune di Lecce. Ma secondo l’apposita Anagrafe della Regione Puglia il Lovely è riuscito ad affidare, in anni di attività, appena otto cani.

Ma allora perché, viste queste condizioni, il Comune continua a spendere soldi pubblici per tenere in piedi la collaborazione con questo canile? “Perché se li tolgo dal Lovely dove li metto i cani?” risponde alla domanda l’Assessore Andrea Guido, che abbiamo sentito due giorni dopo la nostra visita al rifugio, mostrandogli le foto. Gli abbiamo chiesto se sapesse delle condizioni in cui versa la struttura e i cani che ospita all’interno, e, sopratutto, se continuano ad entrare animali nel rifugio sotto la sua autorizzazione. Alla prima domanda Guido risponde: “Non sono mai entrato nel Lovely perché non ho il coraggio. Però, quindici giorni fa, avevo mandato le Guardie zoofile che non avevano riscontrato problemi. Nella loro relazione hanno scritto che i cani stavano meglio al Lovely rispetto a quelli tenuti dalla Nuova Lara (l’associazione che gestisce l’altro rifugio nel comune di Lecce ndr). Per le carenze strutturali so che dovrebbero iniziare dei lavori“.Poi l’Assessore dichiara di voler intensificare i controlli anche sull’altro canile gestito dall’associazione Nuova Lara: “anche ad un cane di Nuova Lara ho visto un tumore in faccia. Se ti porto il materiale fotografico che riguarda Nuova Lara c’è da mettersi le mani nei capelli. Teniamo tantissimi cani a Nuova Lara che non sappiamo neanche che fine fanno e dove vanno. Sto cercando di mettere su una macchina di controllo. Voglio seguire i cani dall’inizio alla fine“. Sull’ingresso di cani nel Lovely, pur in presenza di una ordinanza di divieto da parte del sindaco, Guido afferma: “Non credo che l’ordinanza del Sindaco sia ancora valida, ma io non ho dato nessuna autorizzazione a fare entrare altri cani ne Lovely. Lì entrano solo cani trovati dagli stessi volontari in mezzo la strada. Di certo il Comune non porta cani lì dentro. Forse è successo solo per farli visitare da Antonio Vaglio, il veterinario del canile con cui l’amministrazione collabora e sul quale continuo a non nutrire dubbi sul suo amore per i cani“. Dopo la nostra segnalazione, Guido ha promesso di inviare nuovamente le guardie ecozoofile al Lovely per un sopralluogo. E lo ha fatto, richiamandoci dopo la visita: secondo l’assessore le guardie hanno trovato i cani in salute e la pasta era tenuta all’esterno perché era stata da poco scaricata dal camion dei rifornimenti. Inoltre le guardie non avrebbero riscontrato traccia di amianto usurato.

Le foto pubblicate in apertura dell’articolo sono state scattate a luglio. Forse da luglio a ottobre la situazione dei cani è migliorata e, come riferisce l’assessore, le guardie hanno avuto modo di verificare una situazione di completa regolarità, con cani in salute e rifugi a norma. Forse al Lovely sono state corrette tutte le irregolarità documentate dai Nas che per ben due volte hanno portato al sequestro sanitario della struttura. Forse.

Quello che è certo è che definire arrangiate le politiche sul randagismo del Comune di Lecce è un eufemismo. Tra strutture fatiscenti, cani malati, sequestri continui per problemi sanitari che hanno riguardati tanto il Lovely quanto il canile sanitario di Lecce (di cui denunciammo le condizioni pochi giorni prima del sequestro), la verità è che questa città sul randagismo non ha ancora trovato il modo, né una forte volontà politica, di adeguarsi a semplici standard di decenza. E non è solo una questione di soldi. Perchè anche quando ci sono, quando gli appalti vengono assegnati e quando i lavori cominciano, le promesse restano tali: la costruzione del nuovo canile comunale, sbandierata come la soluzione del problema dei randagi, è ancora al palo. Secondo quanto promesso dall’amministrazione comunale i lavori dovevano essere ultimati entro sei mesi dall’apertura del cantiere, avvenuta nel marzo scorso. Siamo a novembre e, come si può vedere dalla foto accanto, sono ancora in alto mare.

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8 thoughts on “Mancu li cani: i randagi leccesi condannati al degrado

  1. Che schifo! Vergogna, un po di onestà quando? Non si vuole gestire come va fatto date a meno. Ma non si lasciano degli esseri innocenti in queste condizioni

  2. soldiiiiiii. Tutti li intascano e sempre a discapito dei più deboli. SOLDI SOLDI SOLDI. Spero che se li spendano tutti in cure mediche sti fetenti bastardi!

  3. Gente inutile, parassiti, sindaco, gestori,guardie e compagnia bella. Vergognosi esseri che non fanno il loro dovere e intascano stipendi che sarebbe meglio fossero dati a chi se li merita davvero. Che schifo.

  4. Non capisco perché ancora nessuno indaga dove sono le guardie zoofile o la forestale o chi cavolo se ne deve occupare questi prendono i ns soldi x far morire gli animali Edoardo Stoppaaaaaaaaa

  5. INTERVENTO DI ANDREA GUIDO SULLA QUESTIONE DEL RIFUGIO LOVELY

    In riferimento alla polemica in corso sulle pagine di Facebook scaturita da un articolo apparso sulla testata giornalistica locale 20centisimi dal titolo “Mancu li cani: I randagi leccesi condannati al degrado” intendo chiarire alcuni aspetti focali della questione che, a mio avviso, sono stati travisati:
    •La situazione logistica e sanitaria del Rifugio Lovely viene monitorata frequentemente attraverso i sopraluoghi dei tecnici dell’ufficio comunale preposto e delle associazioni di guardie ecozoofile e i report delle ispezioni non coincidono assolutamente con quanto denunciato nell’articolo in questione. Le foto pubblicate, acquisite tra l’altro da una fonte anonima, datate lo scorso luglio, rappresentano particolari casi che riguardano animali il cui stato di salute era già compromesso al momento dell’arrivo nel rifugio. Da quanto emerge dall’ultima relazione di sopraluogo delle guardie ecozoofile ho potuto constatare che non esiste alcun tipo maltrattamento perpetrato nei confronti dei cani ospitati dalla struttura.
    In ogni caso occorre tenere sempre presente che ogni canile e ogni rifugio sono pur sempre delle prigioni perchè i cani passano gran parte delle loro giornate nelle gabbie. Ciò che viene assicurato nelle strutture è una corretta alimentazione, la possibilità di socializzare con gli altri ospiti, di viviere in condizioni igieniche adeguate e l’assistenza sanitaria. E questo, secondo quanto risulta dai controlli effettuati fino ad ora, è sempre stato garantito.
    •Mai nessun cane è stato da me autorizzato ad essere accolto nel rigufio Lovely dal giorno in cui fu emanata relativa ordinanza sindacale e non riesco a capire il motivo per cui il giornalista di 20centesimi abbia inteso riportare nel suo articolo dichiarazioni di terzi che suggersicono il contrario senza prima accertarsi se ciò corrisponde al vero.
    •Per quanto rigurda poi il caso del 21 agosto scorso del post pubblicato sulla pagina facebook Guardie per l’Ambiente Lecce che si riferisce all’episodio del ritrovamento di un cucciolo in zona Salesiani, ho l’obbligo morale di prendere le difese dei volontari di quell’associazione. Chiariamo una volta per tutte che l’animale fu portato presso la struttura Lovely solo affinchè potesse ricevere le necessarie cure mediche da parte del Dott. Vaglio che, in quanto consulente sanitario, in quel preciso momento si trovava presso il rifugio. I medici veterinari del Servizio SIAV dell’ASL, nell’orario in cui era successo il ritrovamento, non avevano turno di reperibilità (ma questa è già un’altra storia) e il cane, quindi, non fu portato dalle guardie presso il Lovely non certo affinchè potesse essere accolto in pianta stabile dalla struttura, ma solo perchè potesse ricevere le cure necessarie dal veterinario. Il cucciolo, poi, fu immediatamente dato in adozione grazie all’impegno profuso dagli stessi volontari ecozoofili.
    E’ assurdo come un’esternazione di soddisfazione espressa su Facebook da giovani volontari animalisti debba essere strumentalizzata e utilizzata in mala fede per accusarmi di autorizzare l’ingresso di ulteriori cani al Lovely in barba ad un ordinanza sindacale. E’ spregievole.
    Come è anche assurdo il fatto che l’autore del reportage di 20centesimi abbia potuto trasformare alcune mie dichiarazioni a suo piacimento in modo da poterle sfruttare piegandole ai fini del tono accusatorio sarcastico di tutto l’articolo. In particolare terrei a precisare che io ho dihiarato che, per motivi miei personali di carattere emotivo, in genere preferisco non mettere piede in nessun canile e/o rifugio perchè soffro nel vedere i cani chiusi in gabbia. Giammai ho dichiarato di non avere il coraggio di entrare al Lovely in particolare. Questo è ben diverso e lascia presupporre al lettore ben altre cose.
    •Avrei preferito che colui o colei che ha inviato in forma anonima il materiale fotografico alla redazione di 20centesimi si fosse recato presso le forze dell’ordine per presentare formale denuncia di maltrattamento di animali piuttosto che decidere di dare il via ad una polemica su giornali e social network sfruttando le sensibilità e l’amore per gli animali dei cittadini.
    Davanti ad una presunta notizia di reato di maltrattamento di animali, infatti, normalemte non ci si reca nella redazione di un giornale se si vuole ottenre giustizia e, soprattutto, non si sceglie l’anonimato, ma si va dai carabinieri, dalla polizia o dai vigili urbani per denunciare l’accaduto, perchè altrimenti qualcuno può pensare che si tratti di una mera azione strumentale. Quando, ultimante ho deciso di adottare la cagnolina abbandonata in zona San Pio e chiusa in sacco di plastica nei pressi di un cassonetto dei rifiuti, per prima cosa mi sono recato al comando dei vigili per sporgere denuncia di maltrattamento contro ignoti. E questo penso che lo avrebbe fatto ogni normale cittadino giudizioso e in buona fede.
    •In ogni caso ho già inoltrato formale richiesta al Comandante dei Vigili affinchè predisponga nelle prossime ore controlli più accurati in merito alla situazione logistica e igienico sanitaria della struttura. Sopraluoghi ed ispezioni ai quali ho deciso di partecipare in prima persona.

  6. DICHIARAZIONI DEL MEDICO VETERINARIO DOTT. ANTONIO VAGLIO, CONSULENTE SANITARIO DEL RIFUGIO LOVELY

    Conosco la Sig.ra Pozzi, proprietaria del rifugio Lovely, da tanti anni. Lei è una vera amante degli animali e vi posso assicurare che per la sua struttura ha sempre speso anche risorse provenienti dal suo patrimonio personale e che la sua attività giammai ha avuto scopi di lucro. Non ho dubbi nell’affermare che una persona come lei è ormai veramente difficile da incontrare. Vorrei vedere quanti sarebbero disposti come lei a spendere cifre mensili che vanno ben oltre le 3.000 euro mensili per l’acqusito di farmaci e almenti senza neanche la certezza di poterseli vedere rimborsati. E vorrei vedere, soprattutto, se le altre strutture presenti sul territorio hanno lo stesso modo di operare e lo stesso atteggiamento della Sig.ra Pozzi. Se hanno la stessa passione dei volontari che operano nel Lovely, persone dalla grande disponibilità, sensibilità, professionalità che non possono essere in alcun modo messe in discussione. Se sono veramente mossi dall’amore per gli animali ma, soprattutto, se nei loro bilanci annuali risultano sforzi economici paragonabili a quelli posti in essere dal Lovely al fine di garantire il benessere e la salute dei suoi ospiti a 4 zampe. Non discuto sulla circostanza che la struttura presenti alcune criticità, gli animali però vivono e sono tenuti in costanti condizioni igienico sanitarie ottimali: acqua sempre fresca, cibo abbondante e ricoveri sempre puliti e disinfettati. I cani ricevono sempre tanto amore. Mi piacerebbe vederle queste persone che parlano tanto.
    Ritengo quindi che le accuse mosse e le foto pubblicate siano meramente strumentali e spero che non nascondano altri fini. Conosco perfettamente infatti la situazione e le problematiche sanitarie di ogni cane ritratto nelle foto pubblicate dall’articolo apparso su 20centesimi. Conosco il nome di ognuno di loro come anche le condizioni in cui si trovavano al loro arrivo nella struttura. Molti di essi sono arrivati al rifugio in condizioni già disperate e appaiono in quel modo agli occhi dei visitatori solo perchè qualcuno, per motivi ideologici ed etici, ha ritenuto di non praticare alcuna eutanasia cercando invece di alleviare con tutte le cure mediche possibili le loro sofferenze. Ed oggi, infatti, questi animali sono ancora tra noi.
    In particolare, proprio perchè è stato sollevato nell’articolo in questione, vorrei precisare alcune cose sul caso di Hombre, uno dei cani su cui si è fermata l’attenzione del reportage di 20centesimi. Si tratta per me di un’enorme speculazione e di una cattiveria senza precedenti. Il cane, infatti, nato nel 2001 è stato sempre in buona salute e ha presentato solo alla fine dello scorso agosto scarsa capaità motoria a cui è poi subbentrata una tetraparesi complicata da dolore intenso alla coonna vertebrale. L’animale, infatti, è risultato affetto da una grave discospondilite diffusa. Sono comparse successivamente piaghe da decubito le quali sarebbero emerse in ogni caso, a prescindere dalla struttura ospitante e dalle cure garantite all’animale. Pertanto mi permisi all’epoca di dire che il cane necessitava di adeguata terapia e che non poteva assolutamente essere dato in affidamento viste le sue condizioni di salute. Si tratta quindi solo di una deplorevole strumentalizzazione da parte di qualcuno che con il benessere e la salute degli animali ha davvero poca dimestichezza. Il vero maltrattamento, infatti, è consistito nello strappare la povera bestia ad una struttura in cui riceveva le cure pià adeguate e in cui aveva già socializzato con gli altri cani. A dimostrare ciò, infatti, è sopraggiunta la morte del cane appena pochi giorni dopo l’adozione. Un’adozione concessa per incessanti pressioni giunte da ogni dove. E’ questo il vero maltrattamento che Hombre ha subito per colpa di alcune persone e mi piacerebbe sapere, infatti, i veri motivi che hanno spinto verso l’adozione di un cane in quelle condizioni sanitarie augurandomi, nel contempo che non si sia trattato di una strumentalizzazione della povera bestia.
    Mi piacerebbe avere l’occasione di un confronto pubblico con le persone che hanno mosso simili accuse al rifugio Lovely e che hanno ispirato il reportage di 20centesimi. E’ facile nascondersi dietro l’anonimato di alcune foto e utilizzare mezzucci come Facebook per tirare acqua al proprio mulino senza rispettare il lavoro e il sacrificio di persone che hanno dedicato una vita intera alla piaga del randagismo canino.

    Lecce, 06/11/2014

  7. Buon pomeriggio guardando le foto in cui vivono queste creature e notando la somma che il comune versa sarebbe opportuno non solo porre un divieto assoluto di accudire quei cani ma una denuncia x maltrattamento animale sia nei confronti di chi gestisce sia a chi ha consegnato l appalto 136 mila euro a facce del cazzo

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