Dove c’è pelo c’è politica. L’esperienza mistica di Miss Regione Salento


Forse non lo sapete o avete fatto finta di dimenticarlo, ma da qualche anno a questa parte il Movimento Regione Salento celebra uno degli appuntamenti mondani più attesi dell’autunno salentino. Si tratta del concorso di bellezza Miss Regione Salento, che come da definizione celebra la bellezza, ma anche la cultura e la tradizione del territorio in versione costume da bagno e tacco 12.
La manifestazione, che si è tenuta sabato scorso [27 settembre] ai Giardini di Atena, sarebbe di per sé un appuntamento imperdibile per chiunque abbia a cuore il tema del perizoma come volano per lo sviluppo territoriale o si occupi di politica, e in entrambi i casi credo di avere le carte in regola, ma per me diventa quasi imprescindibile per diversi altri motivi: il primo è che non sono mai stato a un concorso di bellezza, il secondo è che non sono mai stato a un concorso di bellezza di un’entità territoriale che non esiste, il terzo è che sono curioso di vedere come se la passa Paolo Pagliaro, il guerriero salentino venuto dalla Calabria, ideatore, sceneggiatore, regista e produttore del colossal intitolato “Regione Salento”, di cui il concorso di bellezza è una delle sottotrame meglio riuscite.
Ma è il quarto motivo a convincermi definitivamente a non perdermi Miss Regione Salento per nessuna ragione al mondo: la possibilità di vedere da vicino personalità del calibro dell’ex tronista Giovanni Conversano e del comico Piero Ciakky, per non parlare del mio amico dotato del dono dell’ubiquità Franco Petrachi, anche lui in giuria, e di Luca Martellotti, che non so chi sia ma immagino abbia fatto qualcosa di molto importante in vita sua per fare parte della squadra.

Per non fare tardi arrivo ai Giardini di Atena alle 16, con più di cinque ore di anticipo rispetto all’inizio della serata, non sapendo fino alla fine cosa aspettarmi. Ma dato che la prudenza non è mai troppa, per non sbagliare, mi presento al Bistrot delle Rose dei Giardini di Atena in compagnia di due operatori video, un aiuto operatore, un fonico e un fotografo, per quello che a fine serata sarà battezzato [e pubblicamente ringraziato] da Giovanni Conversano in persona come il “Gruppo Lefòns”, con l’accento sulla “o” invece che sulla “e”, ma va bene uguale [grazie di cuore Giovanni ♥ ].
Essendo la prima volta a un concorso di bellezza mi muovo con discrezione, cercando dentro e fuori di me dei punti di riferimento. Ma niente, il mio immaginario al riguardo è fermo a qualche pallido ricordo giovanile di Miss Italia in tv [con tanto di Fabrizio Frizzi, oddio che debolezza mi procura il pensiero di Fabrizio Frizzi] e, più di recente, a qualche lettura poco edificante di Vice. Sto messo male.

Il foyer del Bistrot delle Rose è pieno di ragazze, tante ragazze, troppe ragazze, ognuna con almeno qualcosa di fucsia al seguito, alle quali vanno aggiunte le mamme, le sorelle, le cugine e le amiche delle cugine. Il risultato è un vociare uterino di proporzioni bibliche. Non che abbia particolari problemi a rapportarmi con il sesso femminile o con la sua rappresentanza più pretty del genere, ma in alcune circostanze la quantità ha la sua importanza e questa è una di quelle circostanze, non fosse altro per la dose equina di profumo alla vaniglia, che nel giro di pochi minuti mi proietta in una dimensione parallela dove il diabete viene respirando. Ho bisogno di un caffè. Lo prendo amaro. E giacché ne approfitto per documentarmi.

Finalmente arriva anche Giovanni Conversano in carne e ossa e subito il livello testosteronico della sala si impenna. Per fortuna lui ha le idee molto chiare. Da come gestisce le ragazze, che conosce molto bene, si capisce che non improvvisa; sa quello che fa. E poi, saranno gli occhiali con le lenti azzurrine o forse quel suo abbigliamento casual che fa tanto Postalmarket, sarà la cover Louise Vuitton dello smartphone o il quod rosso fiammante in sella al quale è arrivato, fatto sta che le ragazze riconoscono subito il carisma dell’ex tronista e si mettono in fila di fronte a lui per quello che sarà solo il primo dei tanti appelli della giornata, con annesso pistolotto motivazionale. Conversano è il punto di riferimento che cercavo, il solo sapere che si aggira nei Giardini di Atena mi tranquillizza. Tuttavia è solo dopo essermi assuefatto del tutto al profumo di vaniglia che riesco a darmi un contegno vagamente professionale per fare i compiti: le ragazze in concorso sono 40 e ne verranno premiate 26, ognuna con una particolare fascia che da accesso a tutta una serie di finali regionali o nazionali di concorsi di bellezza che dalla solennità con cui Giovanni Conversano ne parla deduco siano di una certa rilevanza. L’impressione è che l’età media delle partecipanti non superi i vent’anni: tendenzialmente si va dai 14 ai 30.

Di certo c’è che le ragazze sembrano tutte di buon umore e tutte piuttosto a loro agio nel mostrarsi le femme fatale che in molti casi non sono. O forse sì, sono confuso. Di sicuro sono tutte piuttosto giovani, eppure tutte ugualmente ansiose di mostrarsi più vecchie di quel che sono e penso che presto cambieranno idea e che a un certo punto della loro vita faranno di tutto per sembrare più giovani, esattamente come oggi fanno le loro mamme anche attraverso loro: oggi miss, domani milf. Dopodomani, nel migliore dei casi, gilf. Per il momento, tutte in costume e tacchi a spillo. Evviva la salentinità.

Devo ammettere che non è facile riuscire a mantenere alta la concentrazione nel backstage di un concorso di bellezza. Le stesse ragazze innocenti che nel primo pomeriggio giocavano a fare le miss, con i loro trolley di Winnie the pooh e i gadget fucsia, con il passare delle ore si trasformano lentamente in piccole donne svestite che ti fanno pensare alla favola di Cenerentola, ma non alla scarpetta, alla zucca o all’orgoglio casalingo, quanto più a ciò che sarebbe potuto accadere tra lei e il principe dopo la mezzanotte.
Eppure c’è qualcosa negli sguardi immaturi di queste ragazze che in qualche modo riflette l’innocenza della carne che esibiscono. Un qualcosa che ti mette con le spalle al muro e ti fa sentire parte in causa di questa macchina perversa che sono i concorsi di bellezza visti da dentro, in cui per evitare di sentirti un vecchio bavoso che importuna le ragazzette al parco, fai finta di niente dissimulando l’imbarazzo che ti procura vedere una simile quantità di culi nella stessa stanza. Mi chiedo quanto le ragazze siano consapevoli di questi meccanismi. Sono sempre più confuso.

Arrivato in cerca di anomalie mi rendo conto che quello anomalo sono io e più di me i componenti del “Gruppo Lefòns”, che per evitare di pensare troppoc come sto facendo io si buttano a capofitto nel lavoro. Nonostante la grande esperienza degli operatori video si percepisce che sono più imbarazzati loro dietro le telecamere che le ragazze davanti. “Siete della televisione?”, chiede una ragazza bionda con gli occhi chiari e lo smalto nero sulle unghie delle mani. “No, stiamo facendo delle riprese per un lavoro autoriale sull’evento che…”, dico senza riuscire a completare il pensiero, “Ah, siete di Telerama?”. No, non siamo di Telerama, le spiego; ma serve a poco. Per tutti, qui, la telecamera è sinonimo di televisione e per molti la televisione è sinonimo di Telerama. D’altra parte di cosa stupirsi? sono o non sono nel fantastico mondo di Paolo Pagliaro, che per tutti qui è semplicemente il Presidente? “Scusa, siete della televisione?”, “si, certo, siamo di Telerama”.

Mentre penso a Paolo Pagliaro, al suo immaginario fatto di tv, politica territoriale, beneficienza e concorsi di bellezza ecco l’apparizione che accende un nuovo faro nel mio pomeriggio. Il Presidente, vale a dire Pagliaro, è ai Giardini di Atena vestito di tutto punto. Se non sapessi che è lui lo confonderei per un attore. Decido di andarlo a salutare. “Buonasera presidente”, faccio cordiale. “Oh, buonasera, come mai da queste parti?”, risponde lui più cordiale di me. “Sono qui per miss Regione Salento”, replico cercando in me la forza morale per essere ancora più cordiale di lui. “Per miss Regione Salento? Ma voi avete sempre avuto da ridire sulla Regione Salento”, mi fa lui ancora più cordiale della mia cordialità. Non mi arrendo e provo a superare l’insuperabile: “Punti di vista, piuttosto mi dica, come va?”. “Sto lavorando al nuovo format dell’Indiano, vedrai ti piacerà”, mi fa dandomi una pacca cordialissima sulla spalla. “Ne sono convinto, presidente”, rispondo e gli stringo la mano con vigore in segno di tipica virilità salentina, stando ben attento a non sfociare per eccesso di vigore nel machismo di provincia. Ma è fatica sprecata, non lo convinco, il Presidente si allontana con l’espressione tipica di chi è diffidente.
Dopo la gara a chi sa essere più cordiale intrapresa con Pagliaro, che poi ho fatto da solo perché lui a differenza mia è cordiale di natura, cerco di capire cosa ci fa il Presidente alle 17,30 ai Giardini di Atena nel pieno dei preparativi per una serata che non comincerà prima delle 21. E siccome il mio fiuto giornalistico mi dice che difficilmente si metterà a pulire i tavoli o a fare il soundcheck, comincio a fare domande a tutto spiano. Alla fine scopro che sempre ai Giardini di Atena, appena venti metri più avanti rispetto al Bistrot delle Rose, si tiene un convegno dall’enigmatico titolo L’Italia del 2050, ma soprattutto scopro che sono l’unico a non saperlo.

La notizia mi sconvolge, i pensieri si accavallano. Penso a tutta una serie di cose che mi fanno pensare ad altre cose, che a loro volta mi fanno pensare a cose alle quali non vorrei pensare perché non potrei scriverle e tutto questo turbinio di pensieri e retropensieri è riassumibile in una breve, semplice, inequivocabile considerazione: dove c’è pelo, c’è politica [ma non sempre è vero il contrario]. La politica, in questo caso, è rappresentata, oltre che da Pagliaro, anche dall’ex ministro Raffaele Fitto, il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, il sindaco di Lecce Paolo Perrone, il presidente di Mir [Moderati italiani in rivoluzione] Giampiero Samorì e, a completare questo dream team del centrodestra italo-salentino dal retrogusto quasi carbonaro in un sabato pomeriggio di settembre, il diversamente famoso Gerardo Meridio, anche lui esponente di Mir.
Naturalmente si è trattato di uno dei convegni più noiosi della storia della politica europea, dai toni lamentosi, scarsamente partecipato financo dai suoi stessi interpreti e che ha saputo raggiungere il suo culmine grazie a una barzelletta di dubbia ilarità di Samorì, parsa tuttavia salvifica dopo il buio pesto del politichese fittiano. Durante il quale devo confesare di aver provato un moto di solidarietà nei confronti di Gaetano Messuti, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Lecce, chiamato a sostuire Paolo Perrone e che a giudicare dalla sua espressione annichilita sono certo avrebbe preferito prodursi in una scampagnata in bicicletta con Carlo Salvemini a discutere del cantiere dell’ex Massa piuttosto che essere dov’era per interposta persona.

A dirigere l’orchestra, il giornalista Cesare Vernaleone, già speaker ufficiale degli eventi targati Regione Salento e di Radio Regione Salento, scudiero fedele di Pagliaro fuori e dentro Telerama, che di lì a poco avrei ritrovato seduto in qualità di pezzo da novanta nella giuria di miss Regione Salento, come anche il diversamente famoso Gerardo Meridio [in sostituzione di Samorì] e, naturalmente, del Presidentissimo.
E’ lo stesso Vernaleone a spiegarmi che tra i due appuntamenti – concorso di bellezza e convegno – non c’è alcun legame, semplicemente “ne approfittiamo per non far venire i nostri amici due volte”. Non fa una piega.

Al Bistrot delle rose, intanto, è quasi tutto pronto. Nel basckstage i preparativi delle ragazze procedono frenetici. In assenza di Conversano il guru si chiama Tonino Piccinno, maestro coreografo, di cui le ragazze hanno molto rispetto. E’ stato lui nel pomeriggio a catechizzarle durante le prove per la sfilata, seguendole passo passo, ed è lui adesso a dirigere i lavori nel backstage a pochi minuti dall’inizio della serata.
Tonino ha i capelli bianchi che trasudano esperienza e non a caso dice sempre la cosa giusta al momento giusto: se c’è da scherzare per allentare la tensione, lui scherza e allenta la tensione; se c’è da motivare per alzare l’umore, lui motiva e alza l’umore; se c’è da dispensare consigli per elevare la qualità, lui consiglia ed eleva la qualità. E’ lui che spiega alle ragazze come atteggiarsi in presenza di telecamera, con che occhi guardarla, con quale “intensità”, “cercando sempre l’obiettivo”, “giocando con la camera”, come delle vere miss. I suoi consigli sono dei bignami di lezioni di vita che lui elargisce con una pazienza fuori dal comune. Ne sa qualcosa Lorisa Paja, la tipica ballerina di pizzica di Durrës, Albania, che poco prima di andare in scena sarà stalkerata riceverà i preziosi consigli di Tonino, che risulteranno decisivi ai fini del successo della sua esibizione da tipica ballerina di pizzica albanese.

Prima che la serata di gala abbia inizio, riesco a fare due domande a qualche ragazza, grazie anche al poderoso lavoro di squadra del Gruppo Lefòns. La frenesia è tanta che bisogna saper approfitttare dei pochi momenti in cui le ragazze possono dare retta a qualcuno che non sia Tonino Piccino o il proprio cellulare. Decidiamo così di strappare qualche risposta posizionandoci sull’uscio dell’antibagno in dotazione delle miss, mentre qualcuna di loro si rinforza il già pesante trucco. Ebbene, nessuna delle intervistate punta apertamente a vincere il titolo, “ma almeno a prendere una fascia sì”: poche hanno un’idea di senso compiuto sulla Regione Salento e pochissime possono giurare di essere convinte che il Salento debba diventare una regione. Tutte, però, sono concordi nel ritenere manifestazioni come Miss Regione Salento utili a tenere alta la bandiera del territorio “e delle sue bellezze”.
Mentre ascolto le risposte delle ragazze penso che loro sono la parte più autentica di tutta la faccenda, loro che tra qualche minuto sfileranno seminude in una serata di tramontana, abbarbicate su tacchi vertigine che le slanciano verso l’alto come maestose puledre da competizione; loro che verranno giudicate da chi ha dieci, forse venti vite in più e che al netto delle liturgie imposte dal format, ha perduto da tempo quello spirito ingenuo, quello del gioco, per darsi allo scherzo, che è roba da grandi, perché mai disinteressato. Eccezion fatta per il mio amico Franco, che ancora sa giocare ed è vero quanto le ragazze, benché decisamente meno piacente.

Nel frattempo lo spazio esterno del Bistrot delle Rose va riempendosi. Si tratta per lo più delle famiglie delle miss, giunte fin qui dalla province di Lecce e Brindisi per sostenere la propria figlia, sorella, cugina, nipote. L’aria fresca della sera è arricchita dal brio delle note di Enzo Petrachi, autore e interprete dell’inno ufficiale del Movimento Regione Salento, che per non lasciare spazio a dubbi si intitola proprio “Regione Salento”. Ma nessuno sembra farci più di tanto caso tranne me, che non ero a conoscenza dell’esistenza di questa perla di cui ora non riesco più fare a meno.

Nel giro di pochi minuti tutto è pronto. Da dietro le quinte che non ci sono Giovanni Conversano fa segno di sfumare la musica, ora è lui il direttore d’orchestra. Tre, due, uno, si parte. “La bellezza rapisce l’occhio, il merito colpisce il cuore”, esclama in apertura, citando a memoria il grande poeta Alexander Pope per dare ufficialemtne inizio all’atto conclusivo di una lunga giornata di gloria.
La serata, da parte sua, scorre via senza intoppi: le ragazze si producono in tre sfilate, Conversano ringrazia chiunque [gli sponsor, il movimento Regione Salento, il Presidente, il Padre Eterno e financo il Gruppo Lefòns] e gli intermezzi di intrattenimento procedono senza infamia né gloria, eccezion fatta per Lorisa Paja, la tipica ballerina albanese di pizzica catechizzata da Tonino Piccinno, che proprio grazie ai consigli di Tonino fa un figurone, e di Paolo Pagliaro, che alla fine, gira e rigira, per un motivo o per un altro, risulta l’uomo in più della serata, il vero protagonista oltre tutto e tutti. Più di Conversano, più delle ragazze, anche più del cabarettista Piero Ciakky e di Luca Martellotti, che non sapevo chi fosse e che ho scoperto essere un cantante provetto [non si finisce mai di imparare].

Pagliaro, che se non fosse Paolo Pagliaro sarebbe Andy Garcia [per suo stesso suggerimento], nel corso della serata è sempre presente, ora nei ringraziamenti di circostanza ora negli sketch comici degli ospiti, nel discorso di apertura e in quello di chiusura [entrambi roba sua]. Ed è sempre lui il sacerdote che intorno all’una di notte celebra la funzione di investitura della numero 25 Enrica Frassanito, 19 anni, copertinese, costume giallo, in qualità di Miss Regine Salento 2014. Enrica “sarà l’icona della bellezza e della cultura salentina” per il prossimo anno. A lei la fascia, la coroncina e un prestigioso servizio fotografico di Michele Bologna, fotografo ufficiale dell’evento. Oltre che la gloria, naturalmente, che scaturisce dal fatto di essere Miss Regione Salento. Come minimo l’anno prossimo avrà l’opportunità di essere vestita come la principessa Sissi e di presenziare in qualità di madrina della serata all’edizione 2015 di Miss Regione Salento, emulando le gesta di Greta Dell’Anna, miss uscente, madrina ad honorem della serata, fortunata tra i fortunati nel sedere in giuria al fianco di Franco Petrachi. Fosse dipeso da me, per coerenza, avrei consegnato fascia e coroncina di Miss Regione Salento a Paolo Pagliaro. Questa sì che sarebbe stata una figata pazzesca, forse un po’ troppo duchampiana per un tardo romantico come Conversano, ma comunque una figata. Per Pagliaro di sicuro una prospettiva decisamente più radiosa dell’Italia del 2050 che hanno in mente gli amici Fitto e Samorì.

La serata intanto si infrange in un rompete le righe collettivo, è tempo di foto, baci e abbracci. Sul volto delle 14 ragazze che non hanno ricevuto nemmeno una fascia rimane stampata la forma della delusione, un passo indietro rispetto alle altre che per conto loro si godono la vittoria. Mi chiedo che senso abbia premiare 26 ragazze su 40. Aivoglia a dire che “siete tutte bellissime”, “ritentate, sarete più fortunate”.
Mentre cerco di mettere insieme i pezzi di un’esperienza che per me è stata quasi mistica, appesantito nell’anima da un carico immorale di domande alle quale non so se riuscirò mai rispondere, i protagonisti di questa serata si perdono nella calca. Paolo Pagliaro è sommerso da gente che si congratula con lui, Giovanni Conversano è con Pagliaro, Tonino Piccino non so dove sia, la tipica ballerina di pizzica albanese è andata via, il mio amico Franco Petrachi si fa foto con chiunque gli capiti a tiro. La nuova Miss, intanto, ancora in costume da bagno giallo, credo senta freddo. Sono quasi le due del mattino. “Ciao Franco, alla prossima”, faccio da lontano.
Il gruppo Lefòns si ricompatta nei pressi dell’uscita. Esausto, come le batterie di telecamere e fotocamere. Raccogliamo l’attrezzatura senza parlare, pur avendo tutti le facce di chi ha molte cose da dire. Ci lasciamo alle spalle il Bistrot delle Rose. Il nostro silenzio è la prima risposta a una tonnellata di perplessità che nessuno ha il coraggio di esprimere. In macchina ci sarà da discutere.

Francesco Lefons

Foto: Paride De Carlo

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