La Puglia dei fenicotteri e delle fogne: sulla costa di Manduria, dove la Regione non blocca lo scarico in mare

Fenicotteri nel Parco delle Saline di Manduria

La Riserva Naturale Salina dei Monaci e dune di Torre di Colimena, a Manduria, è uno di quei luoghi in cui comprendi che il Salento non è solo terra di pizzica e movida. Ad esempio è anche terra di fenicotteri. Qui da anni è presente una colonia di questi affascinanti uccelli rosa che, insieme ad altre specie protette, hanno scelto la salina come zona di sosta durante la migrazione. L’hanno scelta per un motivo molto semplice: è un’area incontaminata. Almeno fino ad oggi. L’habitat della riserva rischia di essere compromesso da un progetto che prevede la costruzione del depuratore consortile di Manduria e Sava con scarico a mare a Specchiarica, una bella spiaggia, nonché meta turistica, situata proprio a qualche centinaio di metri dalla salina. Il tubo contenente i reflui dovrebbe passare tra due aree protette che fanno parte delle Riserve Regionali Orientate del Litorale Tarantino Orientale: il Fiume Chidro e appunto le saline dei Monaci. Non solo. La condotta in mare dovrebbe terminare in prossimità di un area considerata Sic (Sito di Interesse Comunitario) per la presenza dell’alga Posidonia Oceanica, una pianta acquatica biondicatore per la qualità delle acque. Un pasticcio che sta incontrando forti proteste da parte di residenti, associazioni e operatori turistici della comunità locale.

Il canale che parte dal depuratore

Partiamo dal presupposto che Manduria un depuratore ce l’ha già ma è un impianto vecchio che sversa i reflui direttamente nella falda acquifera. Guidati da Rino Giangrande, presidente dell’Associazione Grande Salento di Avetrana, percorriamo i luoghi in cui passa l’attuale depuratore e quelli in cui dovrebbe sorgere il nuovo. Arrivati davanti a quello attuale la puzza è rivoltante. Accanto c’è il canale che contiene le acque depurate: il liquido, gelatinoso e scuro, scorre accanto ad un frigorifero arrugginito e termina il suo percorso dentro una grande fossa con rifiuti di ogni tipo. Da qui, fin dall’epoca romana, i reflui penetrano nella falda acquifera. Da queste immagini non è difficile capire che Manduria ha effettivamente bisogno di un depuratore più efficiente che si adatti alle disposizioni europee, che appunto vietano lo sversamento in falda. Ma dalla falda si è passati in mare. Una soluzione, quest’ultima, adottata definitivamente nel 2005 dalla giunta Massaro e che adesso sta mettendo in imbarazzo l’attuale amministrazione di Manduria, che si ritrova questa patata bollente tra le mani. Lo scarico a mare è osteggiato dalla popolazione locale ma la politica del paese tarantino ha stentato a trovare una linea comune da seguire. Scarico a mare si o scarico a mare no? Su questo punto l’attuale sindaco Massafra è stato accusato di ambiguità, sopratutto quando nell’ultimo tavolo tecnico, convocato insieme alla Regione Puglia, il consulente delegato a rappresentare il comune si è dimostrato possibilista sulla condotta in mare. Anche all’interno della sua stessa giunta ci sono state voci fuori dal coro.

Raggiunto telefonicamente il sindaco Roberto Massafra toglie ogni dubbio: “l’amministrazione e la popolazione di Manduria sono assolutamente contrarie allo scarico in mare. Siamo contrari anche all’utilizzo della condotta in via emergenziale. Questo perché il turismo balneare e paesaggistico è una delle poche opportunità di sviluppo che ha questo territorio. Solo l’impatto psicologico, al di là di un impatto ambientale, della presenza di uno scarico in prossimità di una riserva naturale è dannoso per la nostra economia. Poi pensiamo che sia una penalizzazione inutile del nostro territorio. Questo perché il depuratore non servirà tutti i 68mila abitanti previsti dal progetto, difatti non esiste ancora una rete fognaria nelle marine e nel territorio di Manduria e Sava nella sua interezza. Il depuratore non servirà più di 20mila persone. Il progetto è sovradimensionato rispetto alle effettive esigenze del territorio, di conseguenza anche le emergenze possono essere gestite senza la condotta a mare. Quando ci faranno la rete fognaria rivedremo il tutto, adesso non c’è una ragione tecnica per costruire la condotta. Esistono delle alternative che abbiamo già presentato in Regione, non si capisce per quale motivo non si possano attuare. E’necessario che adesso la palla ritorni ai politici. La decisione sulla condotta non deve prenderla l’Acquedotto Pugliese (progettista e gestore del depuratore ndr) ma la Regione Puglia, che deve esprimersi con chiarezza su quello che vuole fare.

La fossa in cui vengono sversati i reflui

Posizione differente è quella del Sindaco di Sava, Dario Iaia: “Condivido le impostazioni tecniche della Regione. Le garanzie che sono state date in sede di Via, con la depurazione delle acque in tabella 4, quindi funzionali al riuso in agricoltura, sono soddisfacenti. Sono convinto che in mare andranno acque pulite, non sono quindi contrario alla condotta in mare. A questo aggiungo un altro aspetto fondamentale, ovvero che il mio è un comune di 17mila abitanti privo di depurazione. L’attuale depuratore di Manduria non è a norma. L’opera è di una necessità imprescindibile”.

Per quanto riguarda Avetrana sia l’amministrazione che i residenti sono fortemente contrari all’attuale progetto. Per due motivi: il primo riguarda la condotta che dovrebbe scaricare in una spiaggia, che seppur appartenente a Manduria, è amata e frequentata dagli avetranesi. Il secondo lo spiega Giangrande: “il comune di Manduria ha deciso di dare un vero e proprio schiaffo ai cittadini di Avetrana. Il nuovo depuratore, infatti, sarà posto proprio al confine con Urmo Belsito, frazione e località turistica del territorio avetranese. Chi ci andrà più in quelle villette con la puzza di fogna? Quali turisti visiteranno più il nostro territorio? Poi lo scarico avverrà a soli 900 metri dalla costa, a 15 metri di profondità. Qui quando c’è scirocco o libeccio il mare porta tutto a riva”.

Dopo il giro al vecchio depuratore andiamo a vedere le riserve naturali e i luoghi interessati dalla costruzione del nuovo depuratore. E’ una brutta giornata, con un cielo nuvoloso che minaccia pioggia. La bellezza di questi posti però non risente del grigiore. Sulla strada che porta alla spiaggia ci fermiamo davanti ad una stradina a cui lati ci sono due grandi campagne. Questa stradina è il confine tra il parco naturale e l’area in cui sorgerà il depuratore. Uno accanto all’altro, divisi da una striscia di asfalto.

A sinistra l’area protetta, a destra l’area in cui sorgerà il depuratore.

Proseguiamo il percorso per qualche centinaio di metri e arriviamo alla foce del Fiume Chidro. Delimitato da canneti e popolato da anatre il Chidro è un bellissimo corso d’acqua che parte dall’entroterra e sfocia in mare. Quando arriviamo sulla spiaggia, dove termina il fiume, capiamo il significato delle parole di Giangrande. Spira un forte scirocco, le onde e la corrente portano verso riva. Non è difficile immaginare grandi macchie schiumose infiltrarsi in questo delicato ecosistema.

Il Fiume Chidro

Dopo il Fiume Chidro c’è Specchiarica, il luogo dove dovrebbe sversare il depuratore. Percorsi con ringhiere in legno si insinuano nelle dune che costeggiano la spiaggia. Qui non ci troviamo in un’area protetta ma la natura ha comunque fatto un piccolo capolavoro. Viene voglia di farsi un tuffo, nonostante la giornata autunnale. Ma se la condotta verrà realizzata ci sarà un divieto di balneazione di 500 metri per lato.

Specchiarica. Qui dovrebbe passare la condotta per lo scarico in mare

Dopo Specchiarica, verso est, c’è la riserva della Salina dei Monaci, dove le dune contornano lo specchio d’acqua in cui fenicotteri e cavalieri d’italia hanno trovato il loro habitat. La bellezza di questi luoghi ti annebbia, per un momento dimentichi che questo mare potrebbe accogliere la fogna di due paesi. Dal torpore ti risvegli lungo la strada del ritorno, quando i segni e le scritte della protesta sono presenti ovunque. Per strada, sui lampioni, su dei pannelli. “No scarico a mare” si legge dappertutto.

Pannelli con gli slogan di protesta

Ma dove dovrebbe sversare questo depuratore? In falda è vietato dalla Comunità Europea, in mare sta incontrando tenaci proteste del territorio. Ma i reflui da qualche parte dovranno pur finire. Uno degli aspetti più interessanti di questa vicenda è che la protesta ha partorito una proposta chiara. Con tanto di studi tecnici e professori al seguito. Mario Del Prete, docente universitario di Geologia Applicata all’Ambiente e consulente del comune di Avetrana, spiega sia la proposta sia alcuni aspetti controversi del progetto attuale: “Ci sono più cose che non vanno di quest’opera. Uno su tutti è la bassa profondità, 15 metri, nella quale dovrebbe sfociare lo scarico in mare. Una profondità irrisoria. Cosi il rischio di contaminazione del mare e di disturbo all’ecosistema marino è molto elevato. A questa profondità i reflui saranno soggetti ai venti dominanti di scirocco e il moto ondoso porterà verso riva gli scarichi. La proposta alternativa, che la Regione conosce dal 2011, è quella di potenziare il depuratore esistente e  riutilizzare i reflui, depurati come si deve, sia in agricoltura sia per contrastare il processo di contaminazione salina delle falde che porta alla desertificazione dei suoli. Bisogna partire da un punto fondamentale, che ancora la gente non ha compreso: Manduria è il territorio a più alto rischio di desertificazione d’Europa. Qui la riutilizzazione dei reflui è una opportunità decisiva. Per scopi agricoli o industriali prendiamo acqua dalla Basilicata o dall’Irpinia ma adesso abbiamo la possibilità di produrla in casa nostra”. In sostanza la proposta è quella di trasformare il rifiuto in risorsa. Anche perché la vicenda del depuratore si intreccia con un altro tema molto importante nel Salento: la desertificazione.

Chi su questa vicenda deve mettere l’ultima parola è la Regione Puglia che, con l’Ufficio Tutela delle Acque e con l’Ufficio Parchi e Tutela della Biodiversità, ha già dato parere positivo in sede di Via (Valutazione Impatto Ambientale), con 15 prescrizioni. L’ente si è dimostrato disponibile ad una riutilizzazione dei reflui per scopi irrigui ma non vuole sentir parlare di eliminazione della condotta a mare, che sarebbe necessaria per le emergenze o in caso di malfunzionamento del depuratore. Posizione che non tranquillizza gli scettici dell’opera. Per due motivi: il primo riguarda il riutilizzo dei reflui per l’irrigazione. Al riguardo la Regione vuole ricostituire la dismessa rete irrigua del Consorzio di Bonifica Arneo, che dovrebbe raccogliere le acque da destinare all’agricoltura.

Un invaso dell’Arneo sul territorio di Manduria

Una promessa impegnativa. Il Consorzio Arneo infatti si è detto disponibile ad accogliere le acque ma ha posto delle condizioni. Angelo Patera, tecnico del Consorzio, ce le illustra: “La Regione sa che siamo disponibili ma a patto che l’impianto irriguo, che è disastrato e risale agli anni ’80, sia completamente recuperato e che sia disposta una rete per le acque convenzionali e una per quelle non convenzionali. Poi, per raggiungere elevati livelli di utilizzo da parte delle aziende agricole, la somministrazione delle acque deve essere fatta a costo zero per gli utenti”. Insomma l’investimento è serio e tutti i tasselli di questa promessa devono essere considerati al punto giusto. Ricapitolando: il Consorzio Arneo ha ammonito sul fatto che le aziende agricole non chiederanno acqua depurata se saranno costrette a pagare per averla. Evidentemente hanno già i loro pozzi. Se però le aziende non chiederanno acqua al Consorzio la rete irrigua rimarrà inutilizzata e cosi salterà l’ipotesi di utilizzare i reflui per l’agricoltura. Allora sì che gli scarichi finiranno tutti in mare. Per non innescare un meccanismo da cane che si morde la coda la Regione dovrebbe garantire agli agricoltori delle forti incentivazioni, in modo tale da spingerli ad abbandonare il prelievo dai pozzi (pratica che sta contribuendo alla desertificazione) e ad utilizzare le acque depurate. Per il momento però non sono ancora stati stanziati dei fondi per il recupero della rete irrigua e il Consorzio è in attesa di una riposta sulle condizioni che ha posto. Per ora rimane una promessa, impegnativa.

Il secondo punto di scontro, quello più rilevante, è la condotta in mare. Come si accennava la Regione vuole mantenerla almeno in caso di emergenza o malfunzionamento del depuratore. Invece il comune di Manduria e Avetrana, insieme alle associazioni, fanno muro su questo punto: “E’sbagliato pensare ad una utilizzazione della condotta anche in caso di emergenza. Il motivo è semplice: perché non esiste nessuna possibilità di fare un’ analisi di rischio calcolato sugli effettivi sversamenti. Ho chiesto a Regione e Acquedotto di informarci sulla natura, frequenza ed entità dei reflui che dovrebbero essere sversati in via emergenziale. Non mi hanno mai risposto. Certo è che il mare è la via più facile e meno costosa. Prendiamo la spiaggia di Pane e Pomodoro di Bari: quando ci sono delle  piogge ingenti l’acqua piovana si mischia con i reflui da depurare e la quantità diventa cosi elevata che le vasche non riescono a contenere tutto. Quindi si butta tutto a mare e scatta immediatamente il divieto di balneazione. Vogliamo ridurre cosi uno dei paesaggi costieri più belli dello Ionio? Qui c’è in gioco il mare e l’agricoltura. Che futuro avranno territori come quelli di Avetrana e Manduria se si giocano questi due attrattori economici?” afferma sempre Del Prete.

Per comprendere a fondo la vicenda è utile leggere le carte. Il PTA (Piano di Tutela delle Acque) è lo strumento regionale che detta le linee guida da usare per la realizzazione di un depuratore. Da una lettura di questo documento emergono due aspetti importanti. Il primo riguarda l’ipotesi di sversamento in corsi d’acqua, dove, a pagina 71, si legge testualmente: “oltre ai fattori di carattere ambientale, andranno valutati anche i fattori, di carattere socio-economico, che possano indirizzare verso la soluzione di allontanare il punto di scarico dalla costa, ed in particolare, nella realtà regionale, l’uso della fascia costiera per scopi turistico-balneari. In tale ottica, però, l’opportunità di realizzare una condotta sottomarina andrà valutata attraverso un’analisi dei benefici che ne deriverebbero in termini economici per il territorio interessato.” Ecco il primo nodo. 900 metri è un punto abbastanza lontano dalla costa? Sono stati valutati gli impatti sul turismo? I benefici che l’opera porterà saranno maggiori o minori dei danni che causerà?

Il secondo punto in cui il PTA è molto chiaro riguarda proprio gli impianti di riutilizzo delle acque reflue depurate. A pagina 89 c’è scritto che “per ogni sistema di riutilizzo delle acque reflue è da prevedersi uno scarico alternativo, sia per l’allontanamento dei reflui non affinati, nei casi di riutilizzo parziale, sia per la gestione delle situazioni di emergenza in caso di malfunzionamenti dell’ impianto di recupero o di scarsa richiesta di risorsa”. Dunque che uno scarico alternativo in caso di emergenza sia necessario è scritto anche nel PTA. Ma non è scritto che questa alternativa debba essere per forza il mare. Lo sbocco in mare è una scelta, non un obbligo. Come potrebbe essere una scelta, alternativa, la proposta che il comune di Manduria ha dichiarato di aver presentato in Regione: quella delle fosse drenanti.

In concreto quali danni potrebbe causare lo scarico in mare per l’ecosistema? Lo scrive l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto motivando il parere negativo dell’ente in sede di Via: diminuzione della trasparenza delle acque, aumento della temperatura delle acque, apporto di contaminanti chimici, diminuzione della salinità dell’acqua e aumento della concentrazione di nutrienti.

Posidonia a Torre Colimena, vicino le saline.

Abbiamo provato a sentire Giovanni Giannini, Assessore regionale ai Lavori Pubblici, e l’Acquedotto Pugliese per esporgli le domande che sono emerse. Non abbiamo ancora ricevuto risposta. Lorenzo Nicastro, Assessore all’Ambiente, afferma: “non ho intenzione di rilasciare dichiarazioni sulla vicenda perché non ho la delega competente”. In attesa di una presa di posizione definitiva da parte della Regione la protesta continua a montare. Pungolati da Nicolò Giangrande, un ragazzo avetranese residente in Brasile, su Twitter hanno preso posizione anche i tre candidati alle primarie del centrosinistra alle elezioni regionali, Michele Emiliano, Dario Stefàno e Gugliemo Minervini, e il candidato del centrodestra Nicola Marmo. Tutti e quattro hanno dichiarato contrarietà al progetto attuale. Ma in campagna elettorale, si sa, le porte sono sempre aperte. Nei fatti la Regione sembra decisa a non trattare sulla condotta in mare, soprattutto dopo l’ultimo tavolo tecnico in cui i dirigenti dell’Ufficio Tutela delle Acque hanno dichiarato di avere il mandato per discutere su tutto tranne che sulla condotta sottomarina. D’altro canto l’Acquedotto Pugliese difende la bontà del progetto e afferma, nella Via, di aver fatto gli studi necessari e di aver preso tutte le precauzioni per la tutela dell’ambiente. Sempre nella Via è evidenziata particolare attenzione per l’aggiudicazione dell’appalto che, si legge, “sarà aggiudicato sopratutto in funzione del “Valore tecnico, gestionale e di mitigazione degli impatti” della soluzione progettuale offerta da ciascuna impresa concorrente. In sede di appalto, una commissione di specialisti appositamente nominata, potrà valutare se diverse tecnologie eventualmente proposte per il processo depurativo permettano di conseguire realmente un miglioramento economico, ambientale e gestionale rispetto a quanto assicurato dal progetto di che trattasi […] Acquedotto Pugliese ha inteso ricorrere a questa tipologia di aggiudicazione, piuttosto che al criterio del prezzo più basso, proprio in virtù della spiccata valenza ambientale e paesaggistica del territorio d’intervento”.

L’appalto, di 10 milioni di euro, è stato assegnato alla Giovanni Putignano & Figli Srl, un’azienda finita nelle cronache giudiziare per il coinvolgimento nell’indagine Dirty Water (Acqua Sporca) di Raffaele Putignano, rappresentante legale dell’azienda. Le accuse rivolte a Putignano sono varie, tra le quali c’è violazioni della normativa ambientale, frode nelle pubbliche forniture, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, truffa aggravata, getto pericoloso di cose, distruzione-deturpamento di bellezze. Le indagini della Procura di Trani riguardano il depuratore di Andria, dove l’azienda è stata esecutrice dei lavori di manutenzione.

Nel Parco delle Saline intanto i fenicotteri continuano la loro sosta, ignari del fatto che il loro habitat possa mutare. L’attesa durerà ancora poco. Il tempo delle trattative non sarà lungo e i lavori per la condotta potrebbero non tardare, mentre dal fronte della protesta la bandiera bianca non è ancora issata. Anzi, comincia ad avanzare l’ipotesi di un ricorso alla Procura della Repubblica.

Stefano Martella

Foto: Paride de Carlo

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One thought on “La Puglia dei fenicotteri e delle fogne: sulla costa di Manduria, dove la Regione non blocca lo scarico in mare

  1. Ma io dico… perché rischiare? Il futuro è già di per sé incerto per i tanti altri problemi ambientali che avviliscono uno dei posti più belli d'Italia… Lasciatelo stare, è una nicchia naturale preziosa e delicata, difendiamola invece di esporla a rischi dai risultati irreparabili…

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