La vendetta di Alfredo Ronzino, il primo pupillo salentino di Beppe Grillo

Se ieri per il Movimento 5 stelle è stato il giorno della riflessione dopo la sconfitta, oggi è stato senza dubbio il giorno dell’imbarazzo per la prestazione televisiva del salentino Alfredo Ronzino (#Ronzino) a Ballarò. L’attivista di Nardò, candidato (non eletto) alle europee, ha deciso a sorpresa di accettare l’invito di quei furbacchioni della redazione di Ballarò per commentare il risultato delle elezioni. Ronzino l’avrebbe fatto all’insaputa dell’ufficio comunicazione del M5s, apparendo in tv nudo e crudo per confrontarsi con pischelli alle prime armi come la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso, il direttore de La Stampa Mario Calabresi, il vice direttore di Repubblica Massimo Giannini, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il presidente della Bnl Luigi Abete e il teddy bear di Berlusconi Giovanni Toti. Per farsi un’idea di come se la sia cavata l’attivista di Nardò basta cercare #Ronzino su Twitter.

Ma chi è davvero Alfredo Ronzino? Oggi tutti, a parte i suoi amici e parenti stretti, nel M5s salentino fanno finta di non conoscerlo e gli si avventano contro (dimostrando un cameratismo come non si vedeva dall’epoca del Terrore), ma la verità è che Ronzino è una delle figure “storiche” del grillismo salentino. La sua sfiga è semplicemente quella di essere un eterno “non eletto”, diciamo pure un eterno trombato, nonostante abbia preso parte praticamente a tutte le campagne elettorali a cui il M5s ha partecipato dal 2011 in poi.

A dispetto dei “non rappresenta”, “non è dei nostri” che si possono leggere in queste ore sulla sua bacheca Facebook, Ronzino è stato uno di primi candidati a sindaco del M5s in Italia e uno dei primi al Sud ad aver conseguito un risultato incoraggiante in elezioni amministrative. Il 15 e 16 maggio del 2011 (un anno prima dell’elezione di Pizzarotti a Parma) Ronzino fu il candidato sindaco del M5s a Nardò, il suo comune di appartenenza (30mila abitanti poco a Sud di Lecce). All’epoca il M5s aveva solo due consiglieri regionali in Emilia Romagna e due in Piemonte. Ronzino riuscì a raggiungere il 10,39 per cento dei voti al primo turno e la chiusura della sua campagna elettorale a Nardò si recò Beppe Grillo in persona:

Beppe Grillo a Nardò con Alfredo Ronzino

Nonostante l’ottimo risultato, Ronzino non riuscì ad entrare in Consiglio comunale. Ma da allora ci ha riprovato più volte, riuscendo sempre a guadagnarsi un posto in lista. Nel 2012 partecipò alle “parlamentarie”. Ecco il suo video di presentazione in cui invita a “sovvertire il sistema e costruire una nuova visione del mondo”:

Dalle parlamentarie Ronzino uscì candidato al Senato, ma in posizione non utile per l’elezione. Le presunte “lotte fratricide” messe in atto per raggranellare preferenze virtuali utili per posizionarsi meglio in lista (si votava col Porcellum), furono la causa di una lacerazione interna nel M5s salentino, in particolare tra Ronzino e quei candidati che poi sono diventati i parlamentari salentini del Movimento5stelle. I quali, dopo la puntata di Ballarò di ieri sera, si sono trovati tra le mani la possibilità di scomunicarlo definitivamente dall’alto di quei tribunali del popolo che sono le loro bacheche Facebook. E l’hanno fatto, senza pietà:

Dopo le politiche del 2013, Ronzino ci ha riprovato alle parlamentarie per le europee 2014. Questo è il suo video di presentazione per le europee in cui dichiara di avere 48 anni, due figlie, una laurea in Scienze politiche, di suonare la chitarra e il basso e fare il musicista “come seconda attività”, e di praticare il buddismo. “Per anni ho avuto una agenzia di pubblicità e ho anche fatto l’editore”. Oggi, aggiunge Ronzino, lavora facendo il grafico part-time in una azienda anche per poter dedicare l’altra metà della giornata alle associazioni di volontariato della sua città (lui stesso prima di entrare nel Movimento5stelle era a capo della associazione “Cento Passi” a Nardò).

Grazie ai 904 voti ricevuti sul sito di Grillo, Alfredo Ronzino è entrato in lista e alle elezioni europee 26.265 persone hanno votato per lui nella circoscrizione Sud. Ma ancora una volta il consenso ricevuto non è stato sufficiente per risultare eletto. Anche perché nella sua stessa città il Movimento5Stelle ha espresso un altro candidato, Cristian Casili, il quale ha raggiunto un risultato addirittura superiore al suo: 35.240 voti di preferenza. La doppia candidatura a Nardò pare sia stata originata da un mancato accordo tra due “anime” del M5s cittadino, oltre che da una incrollabile volontà di entrambi i candidati di sacrificarsi in prima persona a tutti i costi assumendo su di sé l’onere della candidatura.

Insomma, Ronzino fa parte della storia del Movimento5stelle, almeno nel Salento. Forse la sua impellente necessità di realizzare la notorietà (al di là di come si andata a finire) è figlia delle troppe delusioni patite nelle urne, delle troppe speranze di elezione frustrate. Forse è dovuta all’orgoglio di quei 2.217 voti presi alle comunali di Nardò nel 2011. O forse alle 26.265 preferenze delle europee, grazie alle quali si sarà sentito legittimato a rappresentare il Movimento in cui milita da anni. Infondo dal Salento sono arrivati in Parlamento attivisti che non hanno mai raccolto un consenso paragonabile a quello di Ronzino in regolari elezioni. La senatrice Barbara Lezzi – che nei talk show invece funziona alla grande – alle comunali a Lecce nel 2012 raccolse la bellezza di 23 voti. La senatrice Daniela Donno 15 voti. Il deputato Diego De Lorenzis 30. Ma forse c’è dell’altro.

L’ingenua ambizione che spinge Ronzino a farsi massacrare in diretta Tv è l’applicazione radicale della filosofia dell’ “uno vale uno”. E cioè di una completa rimozione della variabilità individuale. Se per principio ogni attivista del movimento è uguale a un altro sarà difficile convincere Ronzino che per intervenire nei talk show televisivi sia necessaria una formazione che per il momento è appannaggio esclusivo di una sottocategoria (che può permettersela, i parlamentari). Non solo: la convinzione che Ronzino esprime indirettamente presentandosi a Ballarò, e cioè che basti sparare quattro slogan decontestualizzati per conseguire un fenomenale successo dialettico nei confronti di alcuni dei maggiori protagonisti del dibattito pubblico italiano (la kasta!?!), è spia di quanto l’adesione al processo di standardizzazione delle opinioni, dei contenuti, delle individualità abbia raggiunto un livello preoccupante nel M5s.

O forse, più prosaicamente, l’ambizione di Ronzino è figlia del complesso warholiano che, date le spropositate aspettative elettorali, sta divorando gli attivisti di lungo corso del Movimento 5 stelle sui territori. Ronzino evidentemente riteneva di aver aspettato abbastanza. E, pur nella incomprensibile assenza di un consenso sufficiente, di fronte all’ennesima elezione mancata, ha ritenuto di poter incassare il suo quarto d’ora, agguantandolo nel momento in cui gli è stato presentato davanti con le sembianze flandersiane di Floris.

L’esempio di Nardò, il caso-Ronzino, le numerose polemiche ultrapersonalistiche e ultralocali che caratterizzano i gruppi di attivisti a 5 stelle, dicono che i Meetup rischiano di ridursi in “A chi tocca adesso?” e segnala ancora una volta quanto sia improrogabile il bisogno per Grillo e Casaleggio di dotarsi di strutture territoriali più definite, in grado di normare democraticamente le attività, di gestire i conflitti, di elaborare strategie politiche in chiave locale.

Anche perché in questo vuoto di struttura il meccanismo che scatta automaticamente è la normalizzazione “violenta” del dissenso attraverso il “manganello” che si trova nelle mani dei parlamentari, gli unici che si sentono titolati a parlare in nome e per conto del Movimento (sconfessando definitivamente l'”uno vale uno”). Lo dimostra questo post nel quale il deputato Diego De Lorenzis (il cui consenso popolare ammonta a 30 voti raggranellati alle comunali a Lecce) dichiara di volersi attivare per far revocare a Ronzino “l’uso del logo”. Il che equivarrebbe al tramonto di ogni speranza di carriera istituzionale per il cittadino Ronzino.

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