Chi è Urlo Grafico e perché è meglio dei cappellacci di zucca

Urlo Grafico è senza dubbio una delle due scoperte più entusiasmanti fatte l’autunno scorso al Festival dell’Internazionale di Ferrara, e sarebbe di gran lunga la più entusiasmante se non fosse per i cappellaci di zucca. Per quanto, non credo di far torto alla zucca, tanto meno ai cappellacci, se qui confesso di aver inserito con uguale soddisfazione il blog di Urlo Grafico nella mia personalissima dieta informativa. Non che questo renda Urlo Grafico migliore o più raffinato di quel che è. Non è questo il punto. Il punto è: avete la più vaga idea di quanto siano buoni i cappellacci di zucca? Sia chiaro, non avrei affrontato l’ostilità di un simile parallelismo se quei commenti grafici alle notizie del mondo non fossero fatti della stessa sostanza delle cose entusiasmate prima ancora che entusiasmanti. Quelle cose che non appena le incontri capisci subito che vanno oltre la rappresentazione, che c’è sostanza in quell’estetica essenziale e che non v’è traccia di banalità. Insomma, basta poco e hai la certezza di non trovarti di fronte all’ennesimo sottoprodotto di creatività dozzinale.

8 APRILE 2014
Ventidue studentesse sono entrate nelle forze speciali della guardia presidenziale 8 aprile. Palestinese, diventando il primo gruppo di donne all’interno dell’arruolamento in Cisgiordania.

Emerge subito, dalla giustezza minimale di Urlo Grafico, una satira di rara ferocia maneggiata con cinica delicatezza. Diciamo la verità, qui di urlato c’è poco e niente, caro il mio Urlo Grafico. Non sei esattamente quel genere di rumorosa contestazione da piazza, tanto meno uno schiamazzo tutto chiacchiere e cancelletto. Tuttalpiù sei un urlo metaforico, quasi evocativo, un’alitata di sagace mentolo in questo tunnel asfissiante che stanno diventando gli Anni ’10 del 2000.
Ho incontrato per la prima volta Urlo Grafico in versione cartacea in un pub nel centro di Ferrara.
Ero parte di una piccola comitiva reduce da un workshop di campaign on line tenuto dallo staff
italiano di Change.org. A dirla tutta eravamo un’inedita composizione di sconosciuti inebriati dal clima di generale presobenismo che si respirava a Ferrara in quei giorni nonostante la pioggia e il freddo fuori stagione.
Arrivati al momento del che-fai-di-bello, Fabrizio Piumatto, il Peter Parker che si cela dietro le
gesta di Urlo Grafico, tira fuori dalla sua borsa di pelle [davvero notevole] due cartoline. Mi fa: “Questo è il mio progetto” e non aggiunge altro.

8 Settembre 2012
Siria. Fiorisce il mercato delle spose bambine che, per poche centinaia di euro, vengono vendute dai loro genitori disperati a facoltosi uomini d’affari arabi.

Ora, non so voi, ma se io fossi Urlo Grafico non farei altro che menarmela tutto il giorno tutti i giorni, con vette da supercazzola soprattutto al Festival dell’Internazionale di Ferrara. Fabrizio no; è essenziale quanto i suoi commenti grafici. Forse perché lui a differenza di Peter Parker non è l’alter ego di nessuno spiderman. Fabrizio Piumatto, semplicemente, è Urlo Grafico. E tutto ciò che vale per uno è da ritenersi per traslazione applicabile all’altro.
Sento tuttavia il dovere di ringraziare Fabrizio per avermi fatto conoscere Urlo Grafico, che sarà pure secondo ai cappellacci di zucca, ma per me rimane una delle più interessanti espressioni di new jornalism conosciute in carne e ossa negli ultimi tempi, sempre che di new jornalism sia corretto parlare. La faccenda è spinosa, dipende da quale angolazione si intende affrontare la questione. Da un punto di vista ontologico i “commenti grafici alle notizie del mondo” sono una declinazione possibile di giornalismo, né più né meno delle vigne di Makkox per intenderci. Ciò fa del blog urlografico.it non un semplice portfolio creativo ma un newsblog bello e buono, dove un certo tipo di notizie, accuratamente selezionate [e già questo basterebbe a soddisfare la presunzione di giornalismo], vengono sottoposte al “trattamento” concettuale espresso attraverso la cifra stilistica dell’autore, che non usa le parole ma la grafica.
Urlo Grafico, dunque, è un giornalista? Occorrerebbe mettersi d’accordo sul significato della parola “giornalismo”, ma la faccenda è talmente pelosa che nemmeno i giornalisti più accorti in fatto di depilazione in questo momento storico hanno le idee chiare a riguardo. Un motivo in più per tagliare corto è affermare con serenità che sì, Urlo Grafico compie un lavoro giornalistico. Il suo è un notiziario. Il che lo estromette dalle anguste declinazioni della grafica per collocarlo in uno scenario di senso ben più denso.

27 Ottobre 2013
Addio a Lou Reed, fondatore dei Velvet Underground e musicista rock tra i più influenti della storia del rock.

C’è poi la questione espressiva, la cifra estetica, l’ampiezza etica [ed estetica, non vi è distanza tra le due cose] che queste istantanee di contemporaneità raggiungono: pesanti e strutturate come le notizie del mondo possono essere, leggere e volatili come solo le connessioni artistiche [che poi spesso sono disconnessioni] possono ambire a essere.
Pesantezza e leggerezza sono due concetti chiave nella lettura delle faccende espressive, oltre a essere facce della stessa medaglia: la prima è il presupposto terreno che genera la necessità trascendente della seconda. In altre parole, la leggerezza è il risultato della sottrazione di peso che opera l’artista – o chi in generale compie uno sforzo interpretativo – nel rileggere il mondo.
Non scrivo niente di particolarmente originale, seguo solo con devota abnegazione la lezione [americana] di Italo Calvino, attraverso cui mi viene naturale maneggiare il lavoro di Urlo Grafico, al di là delle definizioni di rito. Non solo leggerezza, anche rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Sono questi i valori fondamentali che Calvino segnala per una letteratura del nuovo
millennio e che mi sembrano perfettamente rintracciabili nell’attitudine espressiva tanto di Fabrizio Piumatto quanto di Urlo Grafico.

p.s. Avrò il piacere di collaborare con Urlo Grafico [e con Fabrizio] in occasione della terza edizione di Scratch!, il festival internazionale dedicato all’animazione che organizzo da tre anni con l’associazione Animood, a Lecce, nel mese di giugno. Ho visto le prime bozze dei manifesti d’autore che sta preparando. Mi arrendo, occhio non vede cuore non duole: lontano da Ferrara
non c’è cappellaccio di zucca che regga il confronto con la forza dell’Urlo Grafico di Fabrizio
Piumatto.

p.p.s Il testo che avete letto [o di cui avete guardato le immagini e avete fatto bene] sarà pubblicato come prefazione all’interno della prima fatica editoriale di Urlo Grafico [Urlo Grafico. Commenti grafici alle notizie del mondo. Book 1 e Book 2, Nerosubianco Edizioni, p. 205, € 20.00] che sarà presentata ufficialmente il 4 giugno a Lecce a Lecce in occasione di Scratch! International Animation Film Festival [4 – 7 giugno, Ammirato Culture House].

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

One thought on “Chi è Urlo Grafico e perché è meglio dei cappellacci di zucca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *