Passerella o mobilitazione? La sfida del popolo di Quotidiano e la paura del racket

Il direttore di Nuovo Quotidiano di Puglia, Claudio Scamardella, sul palco a Palazzo dei Celestini

La manifestazione antiracket organizzata da Quotidiano è stata una fatto positivo e importante per la città di Lecce. Innanzitutto perché ne è stato promotore il giornale che in questo momento i salentini sentono come proprio e che, con i suoi pregi e i suoi difetti, rappresenta un prodotto popolare, nel senso migliore. Il giornale che ha rafforzato le sue posizioni grazie alle vendite, coprendo il maggior bisogno di informazione scaturito dalla chiusura, in pochi mesi, di due tv locali, di un altro quotidiano e dal ridimensionamento (causa crisi) degli altri media locali. Un giornale che ha dimostrato in questa occasione una capacità di mobilitazione che i partiti, i sindacati e le altre organizzazioni nel Salento oggi, semplicemente, non hanno.

Con questa iniziativa Quotidiano la sua porzione di (quarto) potere l’ha impiegata per causa importante: la lotta contro il racket. Ed è un fatto positivo anche perché rappresenta indirettamente il naufragio della narrazione di una Lecce solare, bella, turistica, colta, terra del buon cibo e del buon vivere; quell’immagine di Sud ridente, ricamato in buona parte dalla comunicazione istituzionale, alla quale i media locali attingono a piene mani, talvolta commettendo la leggerezza di assumerla come realtà.

La testa del corteo in Via Palmieri

Negli ultimi mesi, a dispetto del marketing, la realtà ha preso il sopravvento. La cronaca nera si è imposta sulla comunicazione istituzionale. Le bombe e gli incendi dolosi della mafia hanno scalzato i turisti dalle aperture dei quotidiani e dei tg. Ed è riemersa una terra di provincia dove negozianti e imprenditori pagano il pizzo e se non lo pagano salta la saracinesca, la macchina brucia o si ritrovano i proiettili davanti alle attività commerciali come è successo al presidente della Camera di Commercio, Alfredo Prete (oggi in prima fila a reggere lo striscione “Uniti contro il Racket”). Negli ultimi mesi Lecce è tornata ad essere un campo di battaglia, sul quale lottano per l’egemonia, sparandosi in faccia, due clan che hanno messo le mani sulle attività commerciali e sul turismo della costa adriatica.

Fedele alla sua storia, Quotidiano è molto puntuale nella cronaca giudiziaria e nel racconto giorno per giorno delle operazioni della magistratura e delle forze di polizia. Il racconto dei fatti, soprattutto le vicende della Sacra corona Unita è stato il principale fattore editoriale del successo del “primo” Quotidiano di Lecce che per tutti gli anni ’80 tenne informati i salentini su attentati, morti ammazzati, arresti e quant’altro accompagnò la nascita e l’affermazione della “quarta mafia”.

Il sindaco di Lecce durante il suo intervento alla conclusione della manifestazione

Di fronte alla nuova recrudescenza della violenza mafiosa, questa volta il giornale dei salentini ha deciso di fare un passo in più, spingendosi dal racconto all’azione sociale. Dal giornale a un altro medium: la manifestazione. Che è un modo attraverso il quale le comunità si rappresentano e rappresentano i propri valori. L’idea è stata ripagata da una straordinaria campagna di adesioni che ha visto protagonista la classe dirigente del Salento: politici, sindaci, amministratori, dirigenti pubblici, sindacati. Prèsidi e scolaresche.

Per una settimana Quotidiano ha pubblicato pagine su pagine di dichiarazioni fieramente antimafiose. Anche qui rivelando un altro carattere peculiare del giornale, questa volta soprattutto del “secondo” Quotidiano: il voler interloquire direttamente con classe dirigente nel tentativo di legittimarsi come luogo di discussione oltre che di annuncio, di agorà decisionale oltre che “porta d’accesso” alla sfera pubblica. Una specie di istituzione locale.

Francesco Scupola, imprenditore che ha denunciato il racket, intervenuto per portare la sua testimonianza. (ascolta il minuto finale del suo intervento)

Quanto tutta la vicenda sia stata interpretata dalla classe dirigente salentina come una occasione – ennesima – di visibilità offerta dal giornale e quanto invece quelle adesioni rappresentino l’inizio di un maggiore impegno contro la mafia è qualcosa che non può essere verificato oggi. Di certo se chi comanda in questo territorio fosse così rigidamente legato ai valori espressi su quelle pagine vivremmo in una terra diversa. Se il livello di moralità applicato nella pubblica amministrazione, nell’esercizio del potere fosse quello delle dichiarazioni, abiteremmo una terra dalla quale non sarebbe necessario emigrare.

In realtà sappiamo che non è così. E che anche nel Salento la mafia si nutre del dialogo con le classi dirigenti. Qui la compenetrazione di interessi criminali e politici non raggiunge i livelli di territori meno fortunati, ma non si può dire che non ci siano pericoli. Le cronache raccontano che non bisogna abbassare la guardia, le minacce ad amministratori locali suggeriscono che la malavita punta a raggiungerli, a tenerli sotto scacco, magari a riscuotere incaute promesse elettorali. In molti luoghi del quotidiano, a Lecce come in tanti altri comuni del Salento, la criminalità organizzata è in grado di farsi vedere e di segnare il territorio (per dirne una: la perfetta organizzazione dei parcheggiatori abusivi intorno al centro storico di Lecce ogni week end).

Istituzioni e politici in prima fila

Quella stessa sinistra presenza la si percepisce, con un brivido, constatando la risposta fredda che i commercianti e gli imprenditori – quelli senza ruoli di rappresentanza, le prime e più esposte vittime del racket – hanno riservato alla manifestazione. Pochi quelli in piazza, pochissimi quelli che hanno abbassato le saracinesche al passaggio della manifestazione, solo tre, tra Piazza Sant’Oronzo, Corso Vittorio, Via Palmieri e Via Libertini, quelli che hanno affisso sull’uscio del negozio la locandina della manifestazione distribuita nei giorni precedenti. “I commercianti hanno paura”, dice Claudio Scamardella, il direttore di Quotidiano, ai piedi del palco, alla fine dei discorsi istituzionali.

La manifestazione di oggi, allora, può essere interpretata come una iniziativa di successo del giornale cittadino a sostegno di chi ha paura, perché non si senta solo. Ma se per i rappresentanti istituzionali che vi hanno preso parte non comporterà l’impegno ad alzare l’asticella della moralità, a rifiutare i voti quando non hanno una provenienza cristallina, a recidere ogni contiguità con la subcultura mafiosa dello scambio, rischierà di passare alla storia come una spettacolare e riuscitissima passerella. Alla comunità di Quotidiano e ai giornalisti salentini, tutti, il compito di fare in modo che non accada.

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