Intervista ad Antonio Guario, l’uomo dell’emergenza Xylella

Antonio Guario è il dirigente dell’ufficio fitosanitario regionale, in due parole colui che è a capo della task force che sta gestendo l’emergenza Xylella per conto della Regione Puglia. Dopo l’abbattimento di 104 alberi nei focolai di Trepuzzi, Sternatia, Galatina e Copertino il clima su questo tema è diventato incandescente, tanto da spingere i tecnici della task force a centellinare dichiarazioni e notizie. Del resto questa è una battaglia che si gioca anche sulla comunicazione e la psicosi è dietro l’angolo. Lo capiamo da una domanda che Guario ci rivolge prima di concederci l’intervista: “In quale tendenza del flusso Xylella vi trovate? Di quale schieramento fate parte?”. Rispondiamo che siamo schierati dalla parte dei lettori, che abbiamo raccolto testimonianze, dati, documenti e vorremmo, sempre in nome di una corretta informazione, sentire il parere del tecnico che ha in mano le redini di questa emergenza. Dunque a lui abbiamo rivolto le domande che un nostro approfondimento ha fatto emergere sulla vicenda.

Il 17 ottobre scorso l’ufficio fitosanitario della Regione, che lei dirige, divulga una nota in cui viene ufficializzato il ritrovamento della Xylella. Dopo qualche giorno l’assessore Nardoni afferma che il “batterio ha già ucciso 6mila ulivi”. Come siete arrivati a questa cifra in cosi poco tempo? Avete svolto un censimento?

Assolutamente questa cifra non è mai stata confermata da me. Si tratta di un numero uscito incautamente. Il numero degli alberi infetti può essere ottenuto solo analizzando la singola pianta. Per il resto si possono fare solo delle stime. Ad esempio su Gallipoli abbiamo stimato il coinvolgimento di un area di 8mila ettari. Ma non vuol dire che siano 8mila ettari di ulivi.

Quindi in questo momento quante singole piante infette avete riscontrato nei nuovi focolai?

Abbiamo localizzato 104 piante infette in piccoli focolai di Trepuzzi, Sternatia, Galatina e Copertino. Alberi che poi sono stati abbattuti.

Invece nell’area di Gallipoli?

Lì la situazione è più complessa, è difficile stabilire l’abbattimento di 500 o 1.000 alberi. L’impatto sarebbe fortissimo. L’importante è confinare il più possibile la zona di Gallipoli e liberare il resto della provincia. Ad esempio per noi è importantissimo salvaguardare la zona di Otranto, evitare che il batterio si diffonda anche lì.

Quindi nel gallipolino non potete indicare esattamente il numero delle piante infette.

Ancora no.

Il professor Luigi De Bellis, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, ha lamentato la non pubblicazione dei dati e uno scarso coinvolgimento della comunità scientifica sul ritrovamento della Xylella.

Stimo il professore De Bellis ma in questa vicenda ci devono essere competenze prettamente agrarie e fitosanitarie, altrimenti perderemmo di credibilità davanti alla Comunità Europea. Poi abbiamo già fatto una pubblicazione su L’Informatore agrario, numero 46 del 2013, dove abbiamo scritto quello che abbiamo trovato e spiegato con molta chiarezza il disseccamento dell’olivo. Ma il punto è un altro. Abbiamo fatto una scoperta unica al mondo ma che ancora dobbiamo conoscere approfonditamente. Dovremmo scrivere delle cose che magari in seguito saremmo costretti a smentire?

Lei ha affermato che un ulivo colpito da Xylella non potrà mai guarire. Ma la Xylella è la prima volta che si rapporta con questa coltura. Perché ha questa convinzione se ancora non sono stati svolti i test di patogenicità, i cosiddetti Postulati di Koch?

La xylella ha certamente un’ alta patogenicità sull’olivo. Si tratta sempre di un organismo da quarantena.

Lo afferma prima di aver compiuto i test però.

I test li faremo ma non ci sarebbe necessità di farli. I Postulati di Koch sono per certi versi superati, adesso esistono altre tecniche scientifiche. Noi abbiamo identificato e codificato geneticamente la Xylella sugli ulivi.

Rimane però il fatto che se non inoculate Xylella su un ulivo sano non possiamo sapere effettivamente quanto il batterio sia il principale responsabile del disseccamento dell’olivo. Il batterio da solo, in mancanza di funghi e altri agenti, quanto è dannoso per l’olivo? Questo è il punto.

Ora che inoculeremo il batterio su un ulivo sano lo sapremo. Resta il fatto che nella fitopatologia mondiale Xylella è considerata una peste bubbonica. Non è che ci possiamo aspettarci che sia innocua.

Il professore Giovanni Martelli (un altro membro della task force regionale ndr) su un articolo del 30 ottobre scorso lamentò un allarmismo “basato su congetture totalmente prive del conforto di verifica alla fonte” e che esperienze statunitensi indicano Xylella come “dotata di scarsa patogenicità per l’olivo”.

Fu una dichiarazione un po’ avventurosa. In un successivo articolo il professore chiarì la sua posizione. Però mi faccia dire una cosa importante. Devono essere prese delle misure efficienti non dico per eliminare il batterio, perché probabilmente non ce la faremo ad eliminarlo, ma per tamponare la sua diffusione. Se noi ad esempio non eliminassimo gli alberi infetti nell’area di Copertino permetteremmo la creazione di un nuovo focolaio in una zona dove c’è un importante attività vivaistica. E sono durissime le misure che detta l’Ue sul blocco dei vivai. Non sono contento di abbattere degli ulivi ma vanno prese delle precauzioni. Qui c’è in gioco l’economia di un territorio. A Taviano i vivai sono ancora fermi e anche lì attueremo delle misure. Certo non ci sarà un abbattimento totale delle piante.

Il ceppo batterico di Xylella che avete scoperto è la Pauca e viene dalla Costarica. Ma non si tratta di un ceppo che aggredisce gli agrumi? Qui invece gli agrumi pare siano stati risparmiati.

Si tratta di una variante della Pauca. Dobbiamo ancora dargli un nome.

Quindi avete fatto una tripla scoperta scientifica. Xylella è la prima volta che viene trovata in Europa e per la prima volta attacca l’olivo. Adesso avete anche scoperto un nuovo ceppo batterico.

Esattamente. Per quello dico che i Postulati di Koch non sono indispensabili. Qui lavoriamo direttamente sul genoma.

Avete individuato con precisione anche il vettore?

Abbiamo individuato uno dei vettori, lo Sputacchino. Sicuramente ne scopriremo altri.

Quando ho visitato contrada “Li Sauli”, l’epicentro della malattia, ho visto alberi completamente secchi accanto a uliveti verdi e rigogliosi. Perché Xylella ha risparmiato quegli alberi?

Probabilmente perché l’insetto vettore su quegli alberi non ci è andato. Certo è importante anche la cura dell’uliveto. Dove ci sono erbe infestanti c’è più possibilità che ci sia l’insetto. L’agricoltore deve riprendere in mano il suo sistema agricolo, deve coltivare la terra, non abbandonarla. Un ulivo curato è più forte, su questo non c’è dubbio. Cosi come le piante ormai secche possono essere tolte. Inutile tenersi i cadaveri in casa.

Torniamo a Trepuzzi. Il Forum Ambiente e Salute ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica perché una volta tagliati gli alberi i rami e i tronchi sono stati caricati su dei camion che si sono allontanati dall’area focolaio. Alcune foto lo dimostrano. Questo non contravviene alle direttive fitosanitarie previste dall’Ue e dalla Regione?

Il batterio viene trasmesso da un insetto piccolissimo che punge i giovani germogli della pianta. Il tronco non può essere punto da questo insetto e di conseguenza non è infetto.

Però sono stati spostati anche i rami.

No. I rami sono stati trinciati e lasciati in loco. Il giorno dopo erano già secchi.

Le direttive fitosanitarie che il suo stesso ufficio ha predisposto vietavano la movimentazione di tutto il materiale vegetativo.

Sono state decisioni prese immediatamente dopo il ritrovamento del batterio, quando ancora non sapevamo come avveniva la diffusione. In seguito è stata emanata una nuova delibera. I tronchi si possono muovere dall’area focolaio mentre è vietata la movimentazione di quelle parti piccole e giovani, foglie e germogli, che possono essere punte e quindi infettate dall’insetto. Anche i rami finché non sono secchi.

A proposito di foglie e germogli. La qualità dell’olio non viene intaccata dal batterio, quindi è consentita l’attività di raccolta e molitura delle olive. Durante le fasi di raccolta però capitano ingenti quantità di foglie e germogli che possono spostarsi nei vari frantoi della provincia. Ma questo fatto non può rappresentare una piccola falla nel sistema di prevenzione?

Non posso affermarlo al cento per cento ma difficilmente nei frantoi sono presenti insetti che possono pungere e poi spostarsi nuovamente. Poi la raccolta viene fatta nel periodo invernale quando la presenza dei cicadellidi (gli insetti vettori ndr) è quasi nulla.

In questa vicenda sono ritenuti fondamentali i finanziamenti che l’Ue dovrebbe concedere. Nelle dichiarazioni pubbliche ballano somme dai 30 ai 50 milioni di euro. Per quali attività serviranno questi soldi?

Chi ha parlato di 30 milioni?

L’Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni.

Si tratta di una cifra eccessiva. Non abbiamo ancora definito bene la cifra ma servirebbero intorno ai 15 milioni di euro. Non saranno contributi per le aziende, che semmai dovranno essere dati dalla Regione o dal Governo, ma per i monitoraggi e le eradicazioni.

In questi giorni siete ritornati a Bruxelles per affrontare la questione con la Comunità Europea. Che cosa vi siete detti? Quali saranno i passi successivi?

Abbiamo portato i risultati delle analisi che abbiamo svolto finora e illustrato le azioni che abbiamo intrapreso nelle aree in cui abbiamo riscontrato il batterio. Insieme stiamo discutendo una decisione ed entro maggio dovremmo sbloccare la situazione per i vivaisti. Poi siamo ancora impegnati nella mappatura dell’intero territorio.

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