Se Emiliano non è più il viceré pugliese di Matteo Renzi

Tanto rumore per nulla. Gonfiata come una specie di investitura politica a viceré renziano, la candidatura di Michele Emiliano a capolista nella circoscrizione Sud si è sgonfiata al sole delle superiori esigenze di Matteo Renzi. Parlando a Vinitaly il premier ha detto:

“Il Pd avrà alle Europee cinque donne candidate alla guida delle cinque circoscrizioni, una risposta a chi mi ha accusato di scarsa sensibilità sul tema”.

Tralasciando l’anomalia di un uomo che indica cinque donne in nome della sensibilità sulla parità di genere (messaggio devastante, in realtà), Emiliano ha dovuto prenderne atto e saltare dal compassato “Me lo ha chiesto Matteo” di un mesetto fa a un tweet modulato sul tono standard di un ex capolista alle europee ferito nell’orgoglio:

A questo punto vietato sentirsi autorizzati a considerarlo candidato al Parlamento Europeo in posizione subalterna rispetto a Pina Picierno. E del resto a precisa domanda lui ancora non risponde:

L’interrogativo è se il detronizzato (presunto) playmaker dei renziani del Sud resterà a dare una mano in lista o se a questo punto tornerà a fare il suo mestiere: aspirante numero uno alla successione di Nichi Vendola alla presidenza della Regione Puglia. Una “vocazione” che era chiara ai più  e che rendeva complicata da comprendere l’investitura europea. Perché indicare a capolista un candidato già pronto a rituffarsi in campagna elettorale nella sua regione? Perché Emiliano fa le europee se fino a un mese prima chiedeva le primarie in Puglia a settembre?

Dopo l’esclusione dal governo e dal sottogoverno, la detronizzazione di oggi è un altro piccolo anello nella catena di piccole delusioni che Emiliano sta patendo da quando Renzi ha assunto la guida del partito e del Paese. L’ex sindaco di Bari dà l’impressione di essere perennemente alla ricerca di un riconoscimento, di una dimostrazione d’affetto, di una convocazione nella nazionale renziana. Ma oggi, ancora una volta, la lezione è chiara: le soddisfazioni per il momento Emiliano è bene che vada a cercarle in casa. Sempre che anche in Puglia non sorgano, col tempo, altre esigenze.

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One thought on “Se Emiliano non è più il viceré pugliese di Matteo Renzi

  1. …Alberto, bell'articolo. Purtroppo il PD in Puglia, così come in provincia di Lecce, si è ridotto ad un semplice ruolo di subeltarnità; il PD regionale subalterno a quello nazionale, il PD regionale subalterno a quello regionale. ma non può non essere così, quando si sceglie di fare del partito una serie di comitati elettorali gestiti da signorotti locali, piuttosto che un luogo di aggregazione e di decisione dei militanti. Il PD raccoglie esattamente quello che ha seminato in questi anni, ben poco! si è voluto un partito esclusivo in mano a pochi e, quindi, non bisogna lamentarsi se si viene maltrattati! Ora mi chiedo con quale stato d'animo si andrà all'elezioni, con quale stimolo! Il gioco di accreditare se stessi (mi riferisco ai vari capetti) piuttosto che un intero partito ci ha penalizzati a tutti i livelli. Spero che ci serva di lezione e che si CAMBI strada!

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