“Tutte le irregolarità sulle reti al Ciolo”. Legambiente presenta ricorso al Tar

Foto Paride de Carlo

Legambiente ha presentato un ricorso al Tar per bloccare lo scempio del Ciolo. I legali della associazione ambientalista hanno setacciato tutti i pareri (favorevoli) ottenuti dal Comune di Gagliano e tutti gli atti amministrativi che hanno portato all’approvazione dei progetti di consolidamento del costone roccioso che caratterizza uno dei tratti di costa più belli del Salento. In quelle carte hanno trovato falle che a loro dire sarebbero sufficienti per bloccare la posa dell’enorme reticolato metallico progettato per diminuire i pericoli derivanti da frane e smottamenti. Un progetto contestato da una larga parte di opinione pubblica e ritenuto troppo invasivo rispetto al valore paesaggistico e ambientale del luogo.

“Vogliamo garantire l’incolumità dei bagnati e dei turisti che frequentano il Ciolo. Siamo tranquilli sulla regolarità del nostro operato, anche perché abbiamo ottenuto tutti pareri favorevoli da parte degli enti competenti”. Con affermazioni come questa Antonio Buccarello, sindaco di Gagliano del Capo, ha sempre difeso la bontà del progetto di consolidamento del Ciolo. La vicenda risale al 2008, quando su invito del Comune dei tecnici dell’Autorità di Bacino visionarono il costone roccioso che presentava delle crepe lungo le pareti calcaree. Dopo quella visita il Ciolo fu inserito nel Piano di Assetto Idrogeologico come area ad alto rischio (PG3). In seguito la Regione Puglia concesse un primo finanziamento di 500mila euro per scongiurare il rischio di frane. A questo finanziamento si aggiunse nel 2011 un secondo di un milione di euro da parte dal Cipe (Comitato Interministeriale per la programmazione economica) finalizzato alla “Protezione delle coste alte”. Ma dopo la pubblicazione dei progetti scaturiti dai finanziamenti è montata la protesta di cittadini e comitati e l’apertura di una inchiesta da parte della Procura di Lecce.

L’avvocato Anna Baglivo, curatrice con Mario Tagliaferro del ricorso amministrativo,  in conferenza stampa ha ricordato che nessuno dei due progetti finanziato è stato sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale. Una anomalia, secondo Legambiente, che si scontra con l’assoggettamento a Via di tutte le opere che riguardano la tutela delle coste dall’erosione prevista dalla legislazione regionale. “La normativa ambientale è stata completamente disattesa – ha dichiarato l’avvocato Baglivo – sono state saltate tutte le procedure di impatto ambientale. Ma abbiamo riscontrato gravi violazioni anche in materia paesaggistica. Il Comune di Gagliano non ha richiesto nessuna autorizzazione paesaggistica nonostante l’opera ricada su un’area sottoposta a numerosi vincoli”.

Inoltre l’amministrazione gaglianese avrebbe approvato il progetto definitivo senza tenere conto delle prescrizioni che gli altri Enti preposti hanno avanzato in Conferenza dei Servizi. Sul ricorso si legge che il Comune “ha approvato il progetto esecutivo unilateralmente redatto dal R.T.I Etacons (la ditta appaltatrice ndr) nonostante l’Ente Parco avesse prescritto la necessità di concordare con quest’ultimo il progetto esecutivo per individuare le soluzioni più compatibili con le esigenze di protezione della natura”. Anche alcune verifiche prescritte dall’Autorità di Bacino sarebbero state disattese, e si sarebbe proceduto all’approvazione del progetto definitivo senza fare “alcun cenno alle ragioni in fatto e in diritto che avrebbero legittimato la scelta di non tenere conto dei pareri espressi dalle Amministrazioni pubbliche in sede di Conferenza dei servizi decisoria”. “I pareri ci sono ma non sono stati rispettati i vincoli che gli stessi pareri prescrivevano” ha commentato l’avvocato Mario Tagliaferro.

Su un piano più generale i legali di Legambiente si sono soffermati anche sulla “inutilità” dell’opera, certificata da un parere rilasciato dall’Autorità di Bacino nell’ottobre del 2013, in cui si legge che “gli interventi non sono tali da poter ritenere risolta nelle stesse aree ogni possibile insorgenza di fenomeni di instabilità […] e pertanto non potranno essere considerati, allo stato attuale, utili al declassamento del grado di pericolosità geomorfologica delle stesse aree”. In sostanza lo stesso ente che certificando la pericolosità dell’area diede il via alla redazione dei progetti di messa in sicurezza, riterebbe gli stessi progetti insufficienti a garantire la sicurezza del costone.

Sul versante della tutela della particolare flora presente al Ciolo, gli avvocati di Legambiente segnalano nel ricorso la presenza nell’iter autorizzativo di due pareri contraddittori tra loro espressi da enti competenti. L’ “assoluto divieto di effettuare interventi di devitalizzazione” espresso dalla Provincia di Lecce contro il parere della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici che invece scrive che “si dovrà provvedere alla devitalizzazione degli apparati radicali” delle piante presenti sulla parete del Ciolo, “onde evitare ulteriori sfaldamenti del banco roccioso”.”Una contraddizione del tutto ignorata dal Comune di Gagliano” fanno notare i legali, “tutt’oggi non si è a conoscenza se il Comune ha previsto l’eliminazione o meno della vegetazione protetta”.

Ma il paradosso più evidente si riscontrerebbe sulla finalità pubblica degli interventi. Lo studio di fattibilità redatto dal Comune di Gagliano del Capo fa infatti riferimento alla necessità di tutelare la viabilità sulla strada provinciale Otranto-Santa Maria di Leuca, che attraversa il Ciolo su un alto viadotto. Negli studi dei progettisti si evidenzia invece la necessità di rendere sicura la balneazione per chi frequenta la piccola spiaggia che si trova ai piedi del costone. “Ma a seconda di una o dell’altra finalità cambia ovviamente anche l’entità dell’opera. Se si vuole tutelare la balneazione su un tratto di pochi metri quadri forse non vale la pena mettere 6.500 metri quadrati di rete metallica sull’intero costone roccioso, impattando notevolmente sul paesaggio” commenta Baglivo.

Spetterà al Tar decidere se accogliere o meno il ricorso presentato da Legambiente. Intanto i lavori sulla parete rocciosa del Ciolo dovrebbero iniziare per fine aprile.

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