“Binario 68”. Lecce ha un nuovo spazio occupato.

“Binario 68 occupato!”, “Apriamo spazi di libertà”. Sono le due scritte che compaiono sopra il cancello di un grande stabile di via Birago facente parte della ex manifattura tabacchi. Un struttura un tempo adibita alla contabilità e al disseccamento del tabacco, come è facile intuire dai due grandi capannoni industriali e dalle cataste di fatture con cifre milionarie ancora presenti nelle stanze. Adesso questo stabile è stato occupato da un gruppo di ragazzi che rivendicano maggiori spazi di socialità, lontani da logiche di profitto e interessi politici. “Binario 68” prende il nome dal civico della strada e da un binario presente nel cortile dello stabile, un tempo probabilmente funzionale al trasporto del tabacco. Uno dei ragazzi ci spiega le motivazioni di questa occupazione: “Viviamo in un società che lascia morire spazi liberi e inutilizzati. Con l’autogestione dal basso e attraverso la pratica dell’occupazione vogliamo esprimere una maniera diversa di intendere la vita ed i rapporti umani, rompendo le logiche del profitto e della sopraffazione”.
Rimarrà deluso chi pensa si tratti di una decina di punkabbestia intenti a gozzovigliare. Non tira un aria di cazzeggio. Una volta entrati nel grande cortile dell’edificio c’è un brulicare di ragazzi e ragazze, una cinquantina in tutto, che si adoperano per rendere fruibile il posto. E’ un lavoraccio. C’è chi, armato di zappa, combatte contro i rovi che hanno infestato gran parte degli spazi esterni. Dentro alcune ragazze lavano e spazzano per terra. Non c’è tempo da perdere perché, ci dicono, questo pomeriggio ci sarà un mercatino dell’autoproduzione ed è già stato stilato il programma della settimana: con proiezioni di film, dibattiti, allenamenti collettivi di boxe popolare e laboratori di ciclofficina. I vicini sembrano aver reagito bene alla novità: “Alcuni ci hanno detto che abbiamo fatto bene, il posto era ormai abbandonato ed era giusto usarlo. Altri ci hanno detto che verranno alle nostre attività. Del resto non vogliamo fermarci, faremo doposcuola per i ragazzi, coinvolgeremo le famiglie, creeremo una biblioteca popolare. Vogliamo vivere il quartiere attraverso la solidarietà”.
Passeggiando per le polverose stanze dello stabile, mentre incroci gli sguardi dei ragazzi indaffarati, una riflessione viene spontanea: che un posto cosi grande debba rimanere abbandonato è obbiettivamente un peccato. Lecce non abbonda di spazi di socialità pubblici. Ma in una società in cui la disoccupazione morde al collo e la precarietà, non solo lavorativa, è diventata parte integrante della vita di generazioni intere, questi spazi potrebbero rappresentare boccate di ossigeno per i giovani. Il tempo ci dirà se questi ragazzi vinceranno la loro scommessa di radicarsi nel quartiere e di offrire momenti di aggregazione e confronto culturale.

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