Paolo Perrone: “Sull’ex Apisem tocca alla Regione Puglia”

L’ex deposito Apisem

Il Sindaco Paolo Perrone ha risposto alle domande che 20centesimi ha posto sulla vicenda dell’ex deposito Apisem. In questa struttura, di proprietà di Giovanni Semeraro, si stoccavano fin dalla metà degli anni ’60 benzine e carburanti. Nonostante nel 1998 l’imprenditore avesse dichiarato la chiusura dell’attività, dai serbatoi interrati all’interno del deposito è fuoriuscita una quantità di idrocarburi che negli anni ha contaminato la falda acquifera di una vasta area della città di Lecce. La contaminazione sarebbe iniziata nel 2005 e sarebbe tutt’ora in corso, dato che né il presunto responsabile dell’inquinamento né gli enti locali hanno ancora provveduto alla bonifica. L’area contaminata comprenderebbe parte del Parco di Belloluogo, dell’edificio Studium 2000 dell’Università del Salento e la proprietà privata della famiglia Fiorentino. Nel novembre del 2013 è uscita la sentenza di primo grado che condanna Giovanni Semeraro per avvelenamento colposo di acque destinate ad usi alimentari. Al vaglio della Procura, a cui il giudice di primo grado ha inviato le motivazioni della sentenza, ci sono anche le presunte responsabilità del Sindaco di Lecce, del dirigente del Settore Ambiente del Comune di Lecce, de Dirigente del servizio gestione rifiuti e bonifica della Regione Puglia e di un altro funzionario della Regione Puglia, responsabile del procedimento. Di fronte all’inadempienza di Semeraro avrebbero dovuto agire con estrema urgenza per la messa in sicurezza del sito e della salute dei cittadini leccesi. Ma le idee che i funzionari di Comune, Provincia di Lecce e Regione Puglia si sono fatti della vicenda e delle proprie responsabilità sono diverse tra loro. Insomma, non c’è un parere univoco su chi sarebbe dovuto intervenire e su chi debba farlo ancora oggi. Di più: ci sono accuse incrociate. Da parte sua il sindaco di Lecce ha deciso di rispondere alle nostre domande. Indicando nella Regione Puglia l’ente responsabile principale dell’iter di messa in sicurezza dell’area inquinata.

In caso di inadempienza, ritardo o inefficienza del responsabile dell’inquinamento l’articolo 250 del Dlgv n.152/05 dispone che debba essere il Comune territorialmente competente a farsi carico della messa in sicurezza e bonifica della contaminazione. Nel caso specifico dell’Apisem il Comune di Lecce era informato dal 2008 dell’avvenuta contaminazione di idrocarburi. Tutt’ora, secondo la sentenza del giudice Minerva, tale contaminazione è in corso e continua ad espandersi a causa delle inadempienze e degli “inefficaci” interventi di Giovanni Semeraro. Perché l’amministrazione comunale, come previsto dal decreto, non si è sostituita a Semeraro provvedendo alla messa in sicurezza e conseguente bonifica dei suoli?

Dal 2008 questa Amministrazione ha attivato le procedure previste dall’articolo 250 del decreto legislativo 152 del 2006 tant’è che siamo in attesa che presso la Regione Puglia si concluda la Conferenza dei Servizi. D’altronde, è il caso di ricordare che le procedure per la bonifica necessitano di alcuni step: il piano di caratterizzazione, l’analisi del rischio e la bonifica vera e propria. Nessuna inerzia, dunque, da parte dell’Amministrazione che si è limitata a seguire pedissequamente quanto deliberato, fino a questo momento, in Conferenza dei Servizi.

In considerazione del fatto che il Sindaco è il primo responsabile della salute pubblica, questa vicenda poteva essere gestita meglio dall’amministrazione comunale?

Paolo Perrone

Guardi, la gestione di questa vicenda, lo ribadisco, è regolamentata per legge dal decreto cui ho fatto cenno poc’anzi che prevede determinate procedure da seguire. A quel ‘dettato’ occorre attenersi. E così è stato fatto da parte nostra. Ad ogni buon conto è il caso di ribadire che sin dal primo momento è stata la Regione Puglia a rappresentare il ‘dominus’ di questa vicenda indicendo e gestendo la Conferenza dei Servizi. L’Amministrazione Comunale ha seguito passo dopo passo e vigilato – come si può evincere dagli atti – sull’intera procedura affinché l’iter seguito fosse il più rapido e determinato possibile.

Alla luce di quanto emerso dalla sentenza crede ancora che sia stato fatto dell’allarmismo su questa vicenda?

A noi sta a cuore principalmente la salute dei nostri concittadini. Detto questo, a scanso di equivoci, è necessario tuttavia attribuire le giuste responsabilità evitando – se possibile – di alimentare inutili polemiche che non fanno il bene della città. Ci sono questioni sulle quali a maggior ragione occorre mettere da parte le proprie posizioni politiche e agire nel solo interesse della comunità.

Nella Conferenza dei servizi del 21.01.2014 la Regione Puglia ha disposto di allargare l’analisi di rischio sanitario – ambientale anche al Parco di Belloluogo. Si sente di tranquillizzare nuovamente i cittadini di Lecce sulla salubrità del Parco?

Non sono io a dirlo, ma sono i dati sull’analisi dell’acqua effettuate dall’Arpa a non destare preoccupazione. Comunque sia, i nostri uffici stanno continuamente monitorando – tramite l’Arpa – la situazione. Non a caso nell’ultimo verbale della Conferenza dei Servizi tenutasi a gennaio, il nostro rappresentante (il dirigente del settore Ambiente, Fernando Bonocuore) ha ribadito la necessità che l’analisi e la successiva bonifica del sito debbano essere effettuate nel più breve tempo possibile.

Perché nessun rappresentante del Comune ha ritenuto di svolgere verifiche e controlli in seguito alle sollecitazioni della famiglia Fiorentino?

Per il semplice motivo che il procedimento della Conferenza dei Servizi, lo ripeto, è nelle mani della Regione Puglia. Sarà la stessa Regione, difatti, a dettare i tempi di analisi e bonifica del sito in questione. Soltanto dopo la chiusura della Conferenza dei Servizi si potrà intervenire avvalendosi della migliore tecnologia possibile: al contrario, avviare ora un’operazione significherebbe rischiare di perdere tempo, energie e danaro.

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