Bonifica Apisem ad una svolta, ma oltre al danno si rischia la beffa

Due settimane fa ci siamo occupati della sentenza che ha condannato Giovanni Semeraro, l’ex patron del Lecce, per avvelenamento colposo di acque destinate ad usi alimentari. Nella ricostruzione storica di quello che è ancora oggi uno dei più gravi scempi ambientali avvenuti a Lecce ci siamo lasciati con una domanda: perché a distanza di sette anni dalla manifestazione della contaminazione non sono ancora stati presi i necessari provvedimenti di messa in sicurezza e bonifica?

A questa domanda abbiamo cercato di dare una risposta, e lo abbiamo fatto chiedendo spiegazioni alle istituzioni competenti – Comune di Lecce, Provincia di Lecce e Regione Puglia – al rettore dell’Università del Salento, al responsabile dell’inquinamento Giovanni Semeraro, e a Carlo Salvemini, capogruppo di Lecce Bene Comune. Anche perché il giudice nella sentenza dispone la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica perché valuti il comportamento del Sindaco di Lecce, del Dirigente del settore Ambiente del Comune, del Dirigente del servizio gestione rifiuti e bonifica della Regione Puglia e di un altro funzionario della Regione Puglia, responsabile del procedimento che avrebbe dovuto portare con estrema urgenza alla messa in sicurezza del sito. Infatti nelle motivazioni della sentenza il giudice scrive: “La condotta dell’imputato elusiva degli obblighi di messa in sicurezza, caratterizzazione e bonifica è stata attuata dallo stesso, evidentemente, anche con la complicità delle Pubbliche Amministrazioni interessate, che tutte, nessuna esclusa, hanno omesso di esercitare attivamente i poteri di impulso, vigilanza e controllo, nonché i poteri sostitutivi previsti dalla legge”. In particolare si evidenzia la possibile violazione dell’articolo 250 del Decreto Legislativo 152/06, che ordina al Comune di intervenire con la messa in sicurezza e bonifica qualora il responsabile dell’inquinamento non provveda tempestivamente. Se neanche il Comune interviene la legge dispone l’intervento della Regione. Non ci hanno risposto l’Università del Salento, Giovanni Semeraro e la Golder Associates, la ditta incaricata dall’imprenditore per la bonifica. Il Sindaco Paolo Perrone aveva manifestato l’intenzione di rispondere alle nostre domande, tuttavia è passata più di una settimana e non abbiamo ancora ricevuto risposta.

Sul piano della politica cittadina la vicenda è stata più volte portata alla luce dal movimento Lecce Bene Comune. Il capogruppo Carlo Salvemini tocca più punti della questione, lamentando anche una incomprensibile indifferenza dell’opinione pubblica leccese: “Siamo stati accusati di allarmismo, adesso però la sentenza evidenzia tutta la drammaticità di questa vicenda. Già nel 2012 denunciammo l’incomprensibile latitanza e indifferenza dell’amministrazione su questa contaminazione. Anche l’Università del Salento è sempre stata lontana da un fatto che la riguarda a pieno titolo. Mi auguravo che il Comune si schierasse al fianco di un suo concittadino (Sergio Fiorentino ndr), nell’interesse dell’intera comunità leccese. Ma neanche questo è accaduto. Inoltre nell’ultima Conferenza dei servizi si chiede l’analisi di rischio anche per il Parco di Belloluogo, ciò significa che anche il parco è da considerarsi un’area contaminata da bonificare. Al di là degli approfondimenti della Procura una cosa è certa: indipendentemente da una responsabilità giuridica esiste una responsabilità politica su questa vicenda. Un’altra cosa che mi colpisce è l’assoluta indifferenza dell’opinione pubblica cittadina e dei mezzi di comunicazione. Per i rifiuti tossici nel Sud Salento c’è stata una grande mobilitazione. Perché non è stata data la stessa attenzione a questo avvelenamento della falda acquifera cittadina?”. 
Ma per comprendere pienamente la vicenda bisogna entrare nel merito delle norme in materia di tutela ambientale, in particolare bisogna interrogarsi sul perché l’articolo 250 del Decreto legislativo 152/06 non sia stato applicato dagli enti locali stante l’inadempienza di Semeraro. Inizialmente ne abbiamo parlato con Fernando Bonocuore, Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Lecce, che afferma:

“Il decreto 152/06 non delega assolutamente al Comune questo tipo di decisione, la delega spetta alla Regione che per l’inquinamento da idrocarburi è l’ente predisposto a gestire la questione e a disporre la bonifica. Quindi il Comune non poteva sostituirsi a Semeraro perché il dominus della situazione (sic) è in mano alla Regione, se poi quest’ultima constaterà che Semeraro non ha intenzione di provvedere alla bonifica chiuderà l’attuale Conferenza dei servizi e delegherà al Comune. In pratica il Comune può intervenire solo quando sarà evidente che Semeraro questa bonifica non vorrà farla, ma fino ad adesso Semeraro ha detto di voler intervenire. E bisogna essere cauti in questo senso, perché chi sta intervenendo nella bonifica si sta giocando milioni e milioni di euro. C’è una responsabilità enorme e le operazioni vanno fatte con la massima cautela, cercando di ridurre al minimo un eventuale errore”.

Dunque il dirigente del Comune sostiene che in caso di inquinamento da idrocarburi l’articolo 250 del Decreto legislativo n. 152/06 non si applica, quindi non è il Comune ma la Regione l’organo deputato a prendere in mano la situazione in caso di inadempienza del responsabile dell’inquinamento. Eppure approfondendo lo studio della legge non abbiamo trovato traccia di questa deroga. Anzi, nell’Allegato 5 alla Parte Quarta del decreto, nella Tabella 1 recante i valori soglia di concentrazione di contaminanti nel suolo e nel sottosuolo riferiti ai siti da bonificare, sono presenti tutti i tipi di idrocarburi, tra cui benzene, idrocarburi leggeri e idrocarburi pesanti. Stessa cosa nella Tabella 2 per i valori soglia di contaminazione nelle acque sotterranee: anche qui, al punto n. 90, sono contemplati idrocarburi totali (leggi gli allegati da pagina 86). Una deroga alla legge è ammessa su siti di bonifica considerati di interesse nazionale o regionale. Ma non è il caso dell’Apisem.

Giovanni Campobasso è il dirigente del Servizio Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia. Gli chiediamo conferma sulle parole del dirigente comunale ma anche spiegazioni sul perché la Regione non sia intervenuta viste le inadempienze di Semeraro. Infatti il decreto parla chiaro: se non interviene il Comune la Regione deve sostituirsi. Non a caso anche le responsabilità dei dirigenti regionali sono al vaglio della Procura. Campobasso dichiara:

“Può mettere per iscritto che deferirò il dirigente comunale agli organi competenti. Non esiste una cosa del genere ed è scorretto addossare responsabilità inesistenti alla Regione. Per qualsiasi tipo di inquinamento la competenza spetta prima ai comuni. Ma non lo dico io, lo dice la legge. La Regione non ha compiti ispettivi e quindi può sapere quello che succede sul territorio comunale solo tramite informazioni che vengono dagli enti locali. Ma anche dopo aver preso coscienza della situazione i compiti della Regione sono solo di stimolo e sensibilizzazione. Dunque la Regione interviene tramite la Conferenza dei servizi solo per coordinare il progetto finale di bonifica, ma tutti i compiti attivi, inclusi quelli emergenziali e di messa in sicurezza, spettano al Comune. Quest’ultimo non solo può ma deve intervenire autonomamente a tutela della sua popolazione in caso di contaminazione, non ha bisogno di nessuno ok da parte della Regione. In questa vicenda sono tranquillo sull’operato della Regione, se poi il giudice ravviserà i margini per ulteriori approfondimenti siamo a disposizione”.

Ma chi in Regione si è occupato nello specifico della pratica Apisem è Giovanni Scannicchio, dirigente dell’ufficio Bonifica e Pianificazione della Regione Puglia:

“A prescindere dal tipo di inquinamento la norma prevede che la responsabilità primaria sia a carico dei comuni, che spesso però non hanno i soldi per provvedere agli interventi. Tuttavia le amministrazioni coscienziose, come successo in tantissimi altri casi simili a questo dell’Apisem, si attivano chiedendo delle risorse alla Regione. Dunque quest’ultima non può intervenire direttamente ma tramite questo trasferimento di risorse, ed è cosi che avviene l’intervento sostitutivo della Regione. Però l’iniziativa deve partire dal Comune, che deve segnalarci l’inadempienza del responsabile dell’inquinamento e presentare un proprio progetto. Poi la Regione vaglia il progetto e lo autorizza. Ma in questo caso il Comune di Lecce non ha attivato nessuna azione volta a sostituirsi a Semeraro, quindi non ha chiesto risorse e non ha presentato nessun progetto. Per sancire l’inadempienza del Semeraro è necessario verificare la sua inerzia tramite una ordinanza. Questo potere ordinatorio spetta solo al Comune o alla Provincia. In pratica se non c’è questa ordinanza che sancisca l’inerzia di Semeraro non può partire il processo sostitutivo dell’amministrazione”.


Ma veniamo al giorno d’oggi. Concretamente come stanno procedendo i lavori di risanamento? Semeraro sta provvedendo alla bonifica? L’iter amministrativo ha visto un’accelerata o ci troviamo in una situazione di stallo? Il 18 dicembre 2013, venti giorni dopo la sentenza, è stato convocato presso la Provincia un tavolo tecnico per discutere della questione. Quello che emerge dal verbale della riunione è un vecchio film: la Golder Associates, la ditta incaricata da Semeraro per i lavori di bonifica, continuerebbe a non rispettare numerosi prescrizioni .

Poco più di un mese dopo si è tenuta la Conferenza dei servizi che ha fissato dei tempi precisi: entro 30 giorni la ditta deve presentare l’analisi di rischio per le aree del Parco di Belloluogo, deposito Apisem e proprietà Fiorentino. Entro 120 giorni deve presentare il progetto bonifica dell’area Apisem. Ma che succederà se la ditta non dovesse rispettare neanche queste scadenze? Dario Corsini, dirigente del Servizio Ambiente della Provincia di Lecce, è molto chiaro:

“Siamo ad un punto di svolta, se come previsto dalla Conferenza dei servizi la ditta di Semeraro non rispetterà i 120 giorni per presentare il piano di bonifica scatterà una ordinanza in cui si fisseranno tempi precisi e imminenti. La violazione di una ordinanza e delle sue scadenze comporterebbe dei rilievi penali, in tal caso dovremmo denunciare la ditta per mancata ottemperanza dell’ordinanza. Inoltre, in tal caso, l’ente pubblico si prenderà carico della bonifica”.

Resta però il fatto che, laddove Semeraro fosse giudicato inadempiente dall’amministrazione, la collettività non dovrebbe pagare per un inquinamento causato da un soggetto privato. Varrebbe infatti il principio comunitario “chi inquina paga”. Scannicchio spiega: “Parliamo comunque di un intervento complesso, perché se il Comune dovesse sostituirsi al Semeraro avrà una difficoltà doppia: non solo dovrà presentare un progetto di bonifica ma dovrà anche attivare delle procedure per recuperare i soldi spesi. Non può fare una bonifica a fondo perduto. La legge prevede che i soldi possono essere recuperati mettendo un ipoteca sulla proprietà di Semeraro interessata dalla bonifica. Ovviamente il valore della proprietà deve essere calcolato una volta bonificata l’area. Ma anche questo è un problema, perché l’importo economico della bonifica potrebbe essere comunque superiore al valore della proprietà pignorata, anche se bonificata. Anche perché parliamo di un caso di contaminazione quasi unico in Puglia, in quanto non esiste un solo sito contaminato ma diverse aree in cui la contaminazione si è allargata. Questo aspetto rende tutto più difficile e l’ente pubblico alla fine potrebbe perderci”.
Nell’ultima Conferenza dei servizi la Società Semeraro ha comunque affermato che “si impegna al rispetto dei tempi fissati per la presentazione degli elaborati a tutti gli Enti competenti”. A fine maggio scadranno i termini e ne sapremo di più. Perché siamo all’ultimo giro di boa, e qui oltre al danno si rischia anche la beffa.

                                                                                                                 Stefano Martella

                                                                                                               Foto: Paride de Carlo

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