Chi vuole imbrigliare il grand canyon del Salento?

Per renderti conto della bellezza del canale del Ciolo, semplicemente, ci devi andare. Non basta la migliore cartolina o la suggestiva vista dal ponte per rendere l’idea: devi entrare nella pancia del canyon, camminare lungo il sentiero, devi toccare le rocce e perderti nella vegetazione, devi sentirti piccolo davanti a tanta grandezza. Poi devi fermarti e immaginare quelle stesse rocce perforate e ingabbiate in reti metalliche, insieme a barre e piastre di acciaio zincato. Sentirai un pugno nello stomaco ma dovrai farci l’abitudine: il progetto per la messa in sicurezza del costone del Ciolo, approvato dal Comune di Gagliano del Capo, prevede l’imbrigliamento con reti metalliche di quasi 6.500 metri quadrati della roccia di questo piccolo e unico canyon salentino, una rarità apprezzata anno dopo anno da un numero crescente di turisti, oltre che da chi la conosce da tempo, magari dall’infanzia. Valore totale dell’appalto: 1 milione e 500mila euro. Mica bruscolini per un Comune di poco più di 5mila abitanti.

Con la sicurezza però non si scherza, se c’è il rischio di frane è giusto che si prendano precauzioni. Ma il punto è proprio questo: al Ciolo c’è una emergenza frana tale da giustificare misure di sicurezza che potrebbero compromettere un simile spettacolo naturale? La portata economica e l’impatto ambientale del progetto è proporzionale al rischio reale? Sono le domande che un bel po’ di cittadini di Gagliano e dei paesi vicini hanno cominciato a farsi da quando il progetto è diventato di dominio comune. Alcuni di loro, temendo un possibile scempio ambientale, hanno approfondito la questione e presentato degli esposti che la Procura della Repubblica di Lecce ha ritenuto degni attenzione, tanto da aprire una indagine. Falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e deturpamento di bellezze naturali sono le accuse ipotizzate per ora contro ignoti dai sostituti procuratori Elsa Valeria Mignone e Antonio Negro. Gli esposti sono stati firmati dal comitato “Salento Verticale” e dal circolo locale di Legambiente.

Per conoscere l’origine del progetto di “messa in sicurezza” bisogna risalire ad un giorno in cui le pareti del Ciolo stavano lì immobili, come fanno più o meno dal Cretaceo. L’11 settembre 2008 i tecnici dell’Autorità di Bacino della Puglia erano a Gagliano per un sopralluogo riguardante la ripresa della viabilità sopra dei frantoi ipogei. Finito il controllo i tecnici comunali di Gagliano del Capo, per qualche motivo, invitarono i tecnici dell’Autorità di Bacino a dare un’occhiata anche alla località “Ciolo”, dove si segnalava la “presenza di costoni rocciosi fortemente fratturati”.

Ciò che ai rappresentanti del Comune interessava in quella sede era l’inserimento dei costoni del Ciolo nel PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) della Regione Puglia tra le aree a pericolosità idraulica e geomorfologica. Il Ciolo non ne faceva parte, ci riferisce Ippazio Morciano, sindaco del vicino Comune di Tiggiano, uno dei principali critici del progetto, perché “a memoria d’uomo non è mai stato luogo di crolli particolarmente pericolosi”.

Fatto sta che dopo la sollecitazione del Comune di Gagliano, il Ciolo veniva inserito nel piano come area PG3, ovvero a pericolosità geomorfologica “molto elevata”. Il canyon, che fino ad allora non compariva nel PAI, diventava in seguito a questa ispezione un area di massimo rischio. Proprio in seguito a questa classificazione nel 2010 la Regione Puglia concesse un primo finanziamento di 500mila euro per scongiurare le frane. A questo si sommò nel 2011 un secondo finanziamento di un milione di euro da parte dal Cipe (Comitato Interministeriale per la programmazione economica) per la “Protezione delle coste alte”.

Il progetto prevede la perforazione del costone con 1817 fori per una profondità complessiva di 4,7 km. Grazie a questi buchi verranno fissate reti e funi metalliche che imbriglieranno 6.500 metri quadrati di costone. In più verranno imbracati 15 grandi massi ritenuti a rischio di distaccamento. Di seguito le aree del canyon che saranno interessate dalla messa in sicurezza, segnalate in rosso e in azzurro.


Abbiamo fatto vedere le carte del progetto a Paolo Sansò, professore di Geografia fisica e Geomorfologia all’Università del Salento che ci ha concesso il suo parere. Le sue parole sono molto chiare e toccano più punti della vicenda:

Un progetto di tale portata è comprensibile se rivolto ad un’area in prossimità di una zona urbanizzata. Capisco la preoccupazione per la sicurezza ma c’è modo e modo di agire. Il Ciolo è una zona di alto valore paesaggistico e geologico, quindi la prima cosa da tutelare è il paesaggio. Le reti non sono l’unico sistema. Sotto al costone le case sono a rischio perché lì non si dovevano costruire, allora invece di spendere i soldi per imbracare e bucare la montagna farei una ordinanza di sgombero di quelle case, le abbatterei e rinaturalizzerei l’area. Se i bagnanti sono in pericolo si fa un divieto di balneazione più un cartello con pericolo di crollo. Solo per quanto riguarda i sentieri praticati dagli escursionisti sarebbero necessari degli interventi, ma molto piccoli. Per due case abusive più qualche bagnante dobbiamo spendere un milione e mezzo di euro e bloccare l’evoluzione geomorfologica? In queste situazioni l’uomo deve fare un passo indietro, si tratta di realtà che sono lì da centinaia di migliaia di anni. Inoltre i turisti vengono nel Salento per vedere un paesaggio naturale, temo che un intervento come questo possa danneggiare il turismo locale. Il Ciolo rischia di diventare una seconda Porto Miggiano. Poi se si ragiona in questo modo dovremmo imbracare metà Salento. Sono stato consulente del comune di Melendugno per il crollo della falesia di Torre Sant’Andrea, con 200mila euro hanno messo in sicurezza la zona lasciandola alla natura. Adesso è più bella di prima”.

La colata di cemento sul costone

Per l’amministrazione di Gagliano la sicurezza del Ciolo è stata una preoccupazione anche in passato. E i segni di questo interessamento ce li fa notare Ippazio Morciano che oltre ad essere sindaco di Tiggiano è anche un esperto arrampicatore.Con lui ci avventuriamo nel canyon del Ciolo. Lungo il percorso le bellezze della natura si scontrano con la mano maldestra dell’uomo. Morciano ci fa notare un masso sporgente fratturato in più punti e poi delle rocce franate in prossimità della spiaggetta. A quanto pare nel 2009 il comune di Gagliano ordinò l’immissione di una carica di dinamite in una parte di costone ritenuto pericolante. Probabilmente si volevano staccare delle parti di roccia instabili. Ma stando a quanto ci ha raccontato Morciano l’obbiettivo non fu raggiunto: a parte qualche crepa in più, la parte interessata rimase intatta. L’esplosione provocò solo la caduta di altri massi sulla spiaggetta. E in effetti su alcuni di questi massi sono ancora visibili i fori in cui furono inseriti i candelotti di esplosivo. Invece su un’altra parte del costone, sempre per evitare un crollo, venne letteralmente gettata una colata di cemento ancora visibile.

Il buco praticato per inserire i candelotti di esplosivo in uno dei massi caduti sulla spiaggetta

Tornando al progetto di consolidamento Ippazio Morciano afferma: “Non siamo contrari ad una messa in sicurezza, ma bastano degli interventi mirati. Noi ci siamo anche resi disponibili a farlo come opera di volontariato come comitato Salento Verticale. Ma, questa è l’impressione, il Comune di Gagliano ormai ha ricevuto un finanziamento e lo deve spendere per forza. Così ci ritroviamo un progetto emergenziale laddove in realtà emergenza non c’è”.

Comunque a Gagliano il progetto non piace proprio a tutti. Per esempio a Marco Pizzolante, segretario del Pd locale, partito all’opposizione in Consiglio Comunale. Secondo lui “in questa storia c’è più di una cosa che non convince. Per l’assegnazione del primo finanziamento, quello da 500mila euro,l’amministrazione fece un avviso esplorativo che vide la partecipazione di 100 aziende. Di queste 100 il comune ne sorteggiò 5. Questa operazione, seppur legittima, è la meno trasparente e non consente di premiare la ditta che avanza l’offerta migliore”.

Cosi come non convince Alberto Trombetta, una guida alpina della Valle d’Aosta che qui è venuto per tenere dei corsi di arrampicata. Le sue parole sono importanti perché toccano un aspetto fondamentale di questa vicenda: il turismo. “Lavoro sulle Alpi che in quanto a pericolosità sono un altro mondo, nessuno però si sognerebbe di ingabbiarle. Così come in Sardegna o in Sicilia ci sono realtà del genere. A San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, ci sono costoni enormi dove ci arrampichiamo con la gente che sotto fa tranquillamente il bagno. A Marsiglia le Calanques, in Provenza, le arrampicate portano enormi entrate economiche grazie a un turismo dedicato. Se quei costoni dovessero essere imbrigliati il turismo morirebbe. Io porto al Ciolo dei clienti dal Nord per le arrampicate, soprattutto nei mesi primaverili o autunnali, quando nonostante non sia estate la temperatura è mite. Se piazzeranno le reti non potrò venirci più”.

Comunque, piaccia o non piaccia, il progetto ha ottenuto tutte la autorizzazioni. Hanno dato il loro parere positivo l’Autorità di Bacino, la Provincia di Lecce, la Regione Puglia, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, l’Unione dei comuni “Terra di Leuca” e anche il Parco Naturale “Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase”, nonostante il progetto preveda la “pulitura” di varie piante protette.


Ma in questa storia non c’entrano solo geologi, appalti, turismo. In questa vicenda ci sono anche sentimenti, ricordi. “Ci hanno rovinato la vita, non dormo più la notte e mi sto ammalando, i terreni che ci stanno espropriando appartengono alla storia di mio padre”. A parlare è la signora Salvatora e la sua voce trema mentre racconta la sua storia. Il 90% dell’area su cui insisteranno i lavori è infatti di proprietà privata e appartiene per la maggior parte alla signora Salvatora Sergi e a sua sorella.

Pasquetta al Ciolo negli anni ’60. Foto di proprietà di Salvatora Sergi.

Su questa terra c’è una pagghiara che fino a qualche anno fa la famiglia usava per l’estate e per le rimpatriate con nipoti e fratelli. Adesso il Comune di Gagliano, per permettere i lavori, ha espropriato tutto. Per Salvatora è stato come un improvviso colpo di spugna su un luogo dell’ infanzia, sui ricordi di una vita. Un duro colpo per questa anziana signora, che a malapena trattiene rabbia e dolore, anche perché, racconta, si sente vittima di una presa in giro: “Siamo stati tenuti all’oscuro di tutto, quando ci hanno contattato avevano già deciso, dovevamo solo dire si o no al progetto. Se avessimo rifiutato avremmo dovuto pagare di tasca nostra più di 200mila euro di lavori. Ma noi siamo gente povera. Comunque per il primo progetto ho firmato l’accordo bonario, poi ho scoperto di essere stata presa in giro. Ho firmato perché mi avevano garantito che gli interessava solo la montagna, poi dalle carte ho scoperto che mi toglievano tutto, più di 2.500 mq di terreno. A queste condizioni non sarei mai stata d’accordo, non avrei mai firmato sulla terra di mio padre. Anche l’indennizzo è vergognoso: mi danno 1,55 euro a mq per un terreno sopra il Ciolo, che vale molto di più”.

Di tutta la vicenda abbiamo parlato con Antonio Ercolani, assessore ai Lavori Pubblici e al Turismo del Comune di Gagliano. “Io sono il primo che non amo le reti al Ciolo, ma è un intervento necessario. Del resto il progetto ha avuto tutte le autorizzazioni. Tuttavia posso assicurare che l’intervento sarà a misura, nel senso che prima la ditta incaricata farà un’analisi della parete per verificare quali siano le parti su cui operare. Non è detto che si lavorerà su tutti i 6500 mq di roccia”. Antonio Ercolani risponde anche alla domanda successiva, quella in cui gli chiediamo se a suo parere sia opportuno che a occuparsi dell’analisi preliminare sia la stessa ditta che dovrà poi svolgere i lavori di messa in sicurezza. In sostanza il soggetto che più ampia sarà l’area su cui intervenire, più incasserà dai lavori. “Purtroppo il Comune non aveva i mezzi per fare un lavoro del genere – dice Ercolani – però controlleremo il corretto svolgimento dei lavori. E proprio su controllo vorrei sollecitare ancora una volta la minoranza a prendere parte attiva, ma da loro fino ad adesso sono arrivate solo proteste e nessuna proposta. Poi non sono certo che questo progetto danneggerà il turismo, anzi la priorità è proprio quella di rendere fruibile la spiaggetta sottostante, per quello siamo intervenuti principalmente solo su alcune pareti. Perché un milione e mezzo di euro non è mica sufficiente a mettere in sicurezza tutto il Ciolo,ci vorrebbero quattro milioni di euro. Infine mi dispiace per la signora Sergi ma noi abbiamo operato seguendo la legge. Che io sappia, poi, la signora non ha firmato nessun accordo ma abbiamo provveduto ad un esproprio perché lei stessa voleva sapere precisamente quanto terreno ci serviva. Questo per noi era impossibile calcolarlo. Abbiamo comunque preso solo il terreno che è funzionale ai lavori, non un metro di più”.

Intanto le indagini della Procura vanno avanti: ieri è arrivata la relazione della Guardia Forestale sul progetto e nei prossimi giorni i sostituti procuratori nomineranno due consulenti, un geologo ed un ingegnere, per verificare eventuali irregolarità.

Stefano Martella

Foto: Paride de Carlo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

2 thoughts on “Chi vuole imbrigliare il grand canyon del Salento?

  1. mi rivolgo all'assessore ERCOLANI che sta continuando a prendere in giro tutti.IO E MIA SORELLA:LUCIA E SALVATORA SERGI ABBIAMO FIRMATO PER LA PRIMA PARTE DEL PROGETTO.CHE RIGUARDAVA SOLO E PRECISO SOLO E RIPRECISO SOLOOOOOOOOOOOOOOOOO LA MONTAGNA E NON IL TERRENO CALPESTABILE,DI NOSTRA PROPRIETA'.CI HANNO COSTRETTE A FIRMARE DICENDOCI CHE ALTRIMENTI LORO AVREBBERO ESEGUITO I LAVORI E NOI AVREMMO DOVUTO PAGARE LA SOMMA DI 250.000 EURO;CHE OVVIAMENTE NE' IO NE' MIA SORELLA DISPONIAMO.SI RICORDI IL SIGNOR ERCOLANI COSA CI HA PROMESSO COME RISARCIMENTO ALLA PRESENZA DELL'INGEGNER ACCOTO.DEVE RICORDARE ANCHE CHE TELEFONO' A STASI E FECERO UN ACCORDO PER IL GIORNO SEGUENTE DI TROVARCI TUTTI AL CIOLO E PROVVEDERE ALLA MISURAZIONE DEL COSTONE ROCCIOSO E AL SUO RELATIVO RISARCIMENTO.COSA CHE AVVENNE:SI PRESENTARONO STASI,UN'ALTRO CHE NON CONOSCO E IL FIGLIO DI TOMMASINO DI GAGLIANO,ERCOLANI,IO,MIO MARITO E MIA SORELLA LUCIA.NON PORTARONO NESSUN ATTRZZO PER MISURARE ANZI CI SCHERNIRONO E ANDARONO VIA SENZA NEANCHE SALUTARE.RICORDA IL SIGNOR ERCOLANI?POI IL 25 NOVEMBRE TROVAI L'INGEGNERE ACCCOTO DANIELE SUL PORTONE DEL COMUNE.ERA L'ENNESIMA LETTERA CHE ANDAVO A PROTOCOLLARE.SI FERMO' E IO GLI DISSI CHE CI AVEVA INGANNATE(a me e mia sorella).ALLA SUA DOMANDA PERCHE'?IO GLI RISPOSI CHE NON CI AVEVANO MAI DETTO CHE CI AVREBBERO ANCHE ESPROPRIATO IL TERRENO CALPESTABILE E LUI CON UN SORRISO DI SCHERNO MI DISSE CHE MI SBAGLIAVO DI GROSSO PERCHE' ERA SOLO PER LA MONTAGNA. CHE AVEVAMO FIRMATO.ANCORA FINO AL 25 NOVEMBRE ,BUGIE,BUGIE E SOLO BUGIE DA PARTE DEL COMUNE DI GAGLIANO (INGEGNERE ACCOTO E ERCOLANI).ME LA DEVONO DARE UNA RISPOSTA PERCHE' CI HANNO TRUFFATE,NASCONDENDOCI LA VERITA'.PER IL SECONDO PROGETTO NON HO FIRMATO.MA SIGNORI NON L'AVETE ANCORA CAPITO CHE IL PROBLEMA NON E' LA MESSA IN SICUREZZA DEL CIOLO'?SONO UN MILIONE E MEZZO DI EURO+40.000 EURO MESSI A DISPOSIZIONE DELLA PROVINCIA(almeno cosi' ho letto da qualche parte).quindi LA DEVONO FINIRE DI DIRE STRONZATE E PARLARE CHIARO ALLA CITTADINANZA.LO RIPETO IL PERICOLO E' GIU' DOVE LA GENTE VA' A FARE IL BAGNO.MA NON POTENDO RIPARARE SENZA SOLDI,HANNO PENSATO BENE DI FARE QUESTA FARSA.ROVINANDO ME E MIA SORELLA.DEVONO PARLARE CHIARO,NON CERCARE DI CAMBIARE LE CARTE IN TAVOLA COME STANNO GIA' FACENDO.UNA COSA E' CERTA LOTTERO' CON TUTTE LE MIE FORZE PER AVERE GIUSTIZIA E RIPRENDERCI QUELLO CHE ERA DI MIO PADRE E ORA APPARTIENE A NOI.QUESTA E' LA VERITA'….CHI VORRA' MI POTRA' CHIEDERE ALTRE COSE.

  2. MA SE NEANCHE UNA BOMBA L'HA BUTTATO GIU' VUOL DIRE CHE E' PROPRIO UN'OPERA INUTILE. VERGOGNATEVI A USARE SOLDI PUBBLICI PER NECESSITA' INVENTATE. "A quanto pare nel 2009 il comune di Gagliano ordinò l’immissione di una carica di dinamite in una parte di costone ritenuto pericolante. Probabilmente si volevano staccare delle parti di roccia instabili. Ma stando a quanto ci ha raccontato Morciano l’obbiettivo non fu raggiunto: a parte qualche crepa in più, la parte interessata rimase intatta. " LO DICE APPUNTO IL SIG. MORCIANO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *