Come funziona il business del randagismo

Cagne incinta stese su pancali di legno consumato, una ha partorito da poco e sono ancora visibili i resti di placenta che fuoriescono dall’esile corpo. Le mammelle sono gonfie di latte. In alcuni box altre cagne non sterilizzate sono lasciate in compagnia di cani maschi. Sono le 11 del mattino e quasi tutte le ciotole di acqua sono vuote. Le scodelle per le crocchette sono insufficienti, il cibo è buttato per terra, sul pavimento sporco di escrementi. In un box il tubo di scarico funge da ciotola. I cani devono mangiare da lì, dove le crocchette sono mischiate con le feci. Il sovraffollamento è notevole: ci sono quasi 200 animali in una struttura adibita a contenerne 65. Per risolvere il problema il gestore ha separato alcuni box in due parti: alcuni cani sono rinchiusi nella parte coperta, al buio, dove non filtra mai il sole. Altri invece sono in quella scoperta, in balia delle intemperie, dove ci sono dei cassonetti della spazzatura che servono da cuccia. Molti animali sono degli scheletri viventi, altri hanno tumori e malattie della pelle.

Il tubo di scarico con le crocchette

E’ il 28 maggio 2013 e questa è la scena che si trovano davanti i volontari dell’associazione L’impronta e le guardie zoofile durante un sopralluogo comunicato alla pensione Dog’s Center di Neviano. Cinque mesi dopo la Procura sequestra lo stabile: maltrattamento di animali, truffa aggravata e sversamento di rifiuti speciali sono le accuse rivolte al proprietario. Per ordine del magistrato Stefania Mininnu adesso gli animali sono sotto le cure di quattro associazioni animaliste: O.r.r.a, Nuova Lara, Diva e L’impronta. Ma una domanda resta: come si è arrivati a questo punto? Il caso del canile di Neviano è utile per spiegare un fenomeno più ampio: quello del business del randagismo, un sistema che fa acqua da tutte le parti nonostante l’esistenza di una legge regionale stringente, la 26/2006, che indica compiti e responsabilità.
Le prime due accuse fanno particolarmente riflettere. La truffa aggravata è ipotizzata perché il proprietario, alla morte di un cane, ne “spostava” il microchip impiantato sottopelle su un altro esemplare non censito. Questo permetteva di continuare a percepire il rimborso per il mantenimento del cane deceduto. È successo, secondo i rilievi degli inquirenti, dieci volte.

Sui cani randagi girano un sacco di soldi pubblici. Secondo la legge i randagi sono di proprietà dei comuni nei quali vivono. I comuni, coordinandosi con i servizi veterinari della Asl, se ne devono prendere cura, provvedendo ad accoglierli in strutture apposite, nutrirli e sterilizzarli. Ne consegue che ogni Comune dovrebbe avere un canile. Quando le amministrazioni sono sprovviste di queste strutture attivano delle convenzioni con i canili privati. Ogni cane deve essere mantenuto, quindi ha un costo che l’amministrazione paga al privato. Il “Dog’s Center” di Neviano ha ancora oggi all’attivo tre convenzioni con i Comuni di Monteroni, Neviano ed Aradeo che gli fruttano più di 130mila euro l’anno: circa 50mila euro l’anno per occuparsi dei 62 cani di Neviano, 69mila euro l’anno per 105 cani di Monteroni e 12mila euro l’anno per i 19 cani di Aradeo.

Il guaio è che si tratterebbe di fondi pubblici erogati a un canile che avrebbe tenuto i cani all’osso, senza cure e in strutture fatiscenti, intascando interamente la quota destinata al mantenimento di ciascun animale. Più cani si hanno, più rimborsi si percepiscono. Per questo i proprietari infedeli di canili tendono a nascondere le morti ma anche a spendersi molto poco per favorire le adozioni. Per evitare il verificarsi di questi casi, la legge regionale 26/2006 ha stabilito che la gestione dei rifugi sia affidata solo ai Comuni o alle associazioni animaliste iscritte in un apposito Albo. Ma perché allora i cani continuano ad essere affidati a soggetti privati? Perché i privati sono riusciti ad eludere la normativa costruendo delle strutture autorizzate come pensioni per cani di proprietà. Dunque se i Comuni, come in moltissimi casi in Puglia, non hanno costruito un proprio canile rifugio (per mille motivi, dalle difficoltà di bilancio a un appalto assegnato e contestato) e allo stesso tempo le associazioni animaliste non hanno i soldi per costruirne di propri, accade che le pensioni si offrano di sostituire il pubblico, mostrandosi disponibili anche per il ricovero di randagi “pubblici”. Di fatto, poi, si trasformano in veri e propri canili. Ultimamente ha fatto scalpore il sequestro di una di queste pensioni-canile a Trani, arrivata a ospitare sino a 600 randagi tenuti in condizioni impressionanti. Quando la macchina della prevenzione e controllo del randagismo si inceppa, tutto questo può accadere. E accade spesso, non solo a causa della cupidigia dei proprietari. A Neviano, per esempio, oltre a presunte responsabilità il quadro che è emerso dalle indagini mostra un contesto nel quale anche le istituzioni, che oltre ad affidare dovrebbero controllare, fanno una pessima figura.

Il verbale delle guardie zoofile compilato in occasione della visita del maggio scorso non presenta il minimo segnale di allarme per un canile che appena cinque mesi dopo sarà sequestrato dalla magistratura. Anche il comandante della Polizia Municipale di Aradeo, Daniela Casaluci, non riscontra nessuna irregolarità in un controllo svolto nel giugno 2013: “non abbiamo nessuna convenzione con nessun canile, mandiamo i cani laddove troviamo i posti disponibili. Durante i controlli che svolgevamo non c’era nessuna irregolarità al Dog’s Center, i cani erano tenuti bene. Rispetto a quando gli abbiamo portati erano ingrassati e alcuni malati sono stati curati egregiamente. Del resto i gestori hanno tutto l’interesse a tenere i cani in vita perché vengono pagati”.

Ma è analizzando il percorso dei 186 ospiti del canile che si comprende la situazione. La maggior parte vengono dal Comune di Monteroni che nel 2009 aveva chiuso il proprio rifugio per inagibilità. Un provvedimento “temporaneo” per il sindaco Lino Guido che si era impegnato a mettere in sicurezza la struttura. Alle soglie del 2014 però il canile di Monteroni è ancora in uno stato di abbandono. La foto risale al 2012 ma rispecchia la realtà attuale.

 


Dopo la chiusura del canile, i duecento cani ospitati vennero trasferiti metà a Casarano e metà al Dog’s Center di Neviano. Il trasferimento dei primi 65 avvenne il 3 gennaio del 2009. Laila Manca presidente dell’associazione L’Impronta racconta che in quell’occasione: “I cani venivano caricati e spostati a Neviano senza la presenza dell’Asl o di un funzionario comunale che prendesse il numero di microchip dei randagi che venivano trasferiti. Arrivati alla nuova destinazione hanno messo i cani nei box senza seguire nessun criterio, inserendoli in compagnia di animali che non conoscevano. Alcuni di questi si sono sbranati tra di loro uccidendosi”.

Due giorni dopo Floriana Catanzaro, membro della Commissione regionale randagismo inviò al sindaco Guido, al Corpo Forestale e al Servizio veterinario dell’Asl un atto di diffida. La commissione è un organo consultivo della Giunta regionale con il compito di coordinare, sovraintendere e controllare gli interventi necessari all’attuazione della legge sul randagismo. Nella nota si evidenziavano le carenze del Dog’s Center e si definisce “illegittimo” il trasferimento dei cani. L’avvertimento, comunque, non sortì alcun effetto. Il Servizio veterinario dell’Asl constatò il sovraffollamento ma non vennero presi provvedimenti. Ci vorranno quattro anni perché le cose cambino con l’intervento della Procura.

Il sindaco di Monteroni Lino Guido dice: “Non ricordo di aver mai ricevuto questo atto di diffida. Abbiamo deciso di trasferire i cani in quella struttura perché la stessa ci aveva fornito tutte le autorizzazioni. Poi bisogna tenere presente che di questa faccenda noi non sappiamo nulla in via ufficiale, abbiamo appreso tutto dalla stampa. Quando il nostro dirigente è andato a controllare non ha riscontrato irregolarità. Adesso però è evidente che siamo parte lesa”.

Chi invece si accorge che sui cani di Monteroni le cose non vanno proprio per il verso giusto è l’associazione L’impronta. In un sopralluogo i volontari dell’associazione riscontrano che 20 cani identificati tramite microchip come presenti nel 2005 nel canile di Monteroni non corrispondono minimamente alla fisionomia attuale. Ci sono cani registrati di piccola taglia diventati di taglia grande. C’è un doberman che è diventato un pastore tedesco puro. Ci sono cagne incinta che risultano sterilizzate. Avremmo voluto parlare di tutto questo con il dottor Tripaldi, il dirigente comunale che fece il controllo sui cani di Monteroni. Il dirigente però non può concederci neanche dieci minuti in quanto si “trova in una settimana drammatica di lavoro”.

Inoltre in un canile dovrebbero esserci solo femmine sterilizzate, anche per evitare tentativi di truffa. Floriana Catanzaro, membro della Commissione Regionale Randagismo ci spiega: “naturalmente si tratta di un reato che si può consumare quando esemplari di sesso femminile non sterilizzate vengano utilizzate per produrre nuovi parti. Sui nascituri potrebbero essere inseriti i microchip dei cani morti, di cui ovviamente il decesso non viene comunicato. In questo modo non si interrompe la quota di pagamento che un comune deve al canile. I proprietari di queste strutture possono quindi continuare a godere di un reddito fisso sulle spalle dei cittadini tramite cani che non appartengono più all’amministrazione, ma che dal microchip risultano come se lo fossero”.

Tramite l’anagrafe canina della Regione Puglia abbiamo verificato quante cagne non sterilizzate ci sono nel Dog’s Center. La realtà è sconcertante. Per quanto riguarda Monteroni abbiamo riscontrato 33 femmine non sterilizzate su un totale di 54. Su Neviano ci sono 33 femmine non sterilizzate su un totale di 35. Su Aradeo ci sono 9 femmine non sterilizzate  su un totale di 9. La legge 26/2006 affida ai Servizi veterinari delle Asl il compito di provvedere alle sterilizzazioni dei cani. Simona Rizzo è la veterinaria dell’Asl competente per la sterilizzazione su Monteroni: “Non abbiamo fatto in tempo a sterilizzare tutte le cagne in quanto il canile di Monteroni è stato chiuso da un giorno all’altro. I cani sono stati trasferiti senza preavviso, senza che l’Asl fosse avvisata. Poi il comune ha deciso di trasferire i cani in una struttura privata fuori distretto rispetto all’Asl di mia competenza. E’ chiaro che in questo modo l’amministrazione si fa carico di tutto quello che avrebbe dovuto fare l’Asl. Va anche detto però che all’interno del canile di Monteroni le cagne non sterilizzate venivano tenute separate dai maschi”.

La sterilizzazione delle cagne di Neviano ed Aradeo ricade invece sotto la responsabilità del Servizio veterinario del distretto Asl di Galatina. Sulla mancata sterilizzazione ne abbiamo parlato con un membro del servizio, di cui non possiamo rivelarvi il nome: “Nei canili privati ci possono essere cagne non sterilizzate purché vengano tenute in modo tale che non si accoppino. La sterilizzazione è obbligatoria solo per i cani che devono essere immessi sul territorio. Non ci risulta che nei canili privati avvengano parti, come non mi risulta che siano avvenuti nel canile di Neviano”. Eppure le foto scattate

Un parto al canile di Neviano. Novembre 2013.

dalle associazioni e acquisite dai carabinieri dimostrano che i parti nel canile di Neviano ci sono stati. Inoltre nella delibera di giunta regionale 7492-96, integrata poi nella legge 12/2006, si legge che è necessario provvedere ad una “sterilizzazione chirurgica e quindi definitiva dei cani di proprietà e dei cani randagi, dei cani collettivi e dei soggetti custoditi in strutture di ricovero in imminente affidamento a privati”. In pratica tutti i randagi di sesso femminile devono essere sterilizzati. La delibera ribadisce che quest’onere è a carico dell’Asl.

Spetterà alla procura trovare le responsabilità e tessere le fila di questa ingarbugliata vicenda. Ciò che però traspare dai fatti che hanno visto coinvolti alcuni canili sequestrati è l’esistenza di un mondo sommerso che ruota attorno al fenomeno del randagismo. Il maltrattamento è solo una componente di un business che secondo la Lav ( Lega Antivivisezione ) muove 500 milioni di euro l’anno in tutta Italia. Fa tristezza pensare che questa speculazione avvenga sull’animale che l’uomo erge a icona della propria capacità di relazionarsi con gli altri esseri viventi. Il migliore amico dell’uomo si dice. Un amico che non parla, che non si lamenta. Nonostante tutto.

Di seguito alcune foto del canile di Neviano. Alcune immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità:

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3 thoughts on “Come funziona il business del randagismo

  1. Anch'io faccio parte di una Associazione A.R.A.ONLUS sono tanti anni che lotto per la tutela degli animali e per il randagismo, nel mio piccolo faccio quello che posso……….l'indispensabile. L'intervento principale è quello di educare, cambiare la mentalita di tanta gente, ma basta guardare a FB o nei giornali e ti rendi conto quanta gente criminali esistono, e purtroppo c'è anche un contro senso della giustizia che quando vengono catturati i responzabili non vengono puniti. C'è molto da fare , sono una persona ottimista e credo che con la collaborazione di tanta gente, riusciremo a raggiungere il nostro obbiettivo.

  2. Un modo che la gente comune e sensibile ha per far diminuire questi drammi è boicottare questi sindaci colpevoli cancellando il comune e la regione di competenza dai propri interessi: niente ferie li', niente vacanze, niente studi, niente e diffondere presso amici e parenti, in modo che a macchia di leopardo siano tutti sensibilizzati e puniscano allo stesso modo. Questi sindaci vanno isolati perché danno i soldi nostri ad amici assassini. Sono assassini quelli che trattano gli animali in tal modo e meritano medesimo trattamento. Siamo anche noi colpevoli se fingiamo di non sapere. I canili sono un luogo di pena e di dolore e dovrebbero essere strutture temporanee. cani vanno sterilizzati perché non c'è più possibilità di mantenerli ed èvergognoso pagare chi li detiene in questo modo Bisognerà pertanto punire chi non si attiene alla norma e i sindaci che lo permettono.

  3. Il canile oggi è stato affidato in custodia giudiziaria all'associazione ORAA di san Cesario di Lecce, di cui io faccio fieramente parte. I cani vengono nutriti tutti i giorni, i box puliti, le malattie curate. 30 hanno già trovato adozione altri 20 sono in cura, i tumori sono stati tutti operati, la mgg parte delle femmine è stata sterilizzata e si punta a sterilizzarle tutte. Stiamo tosando e lavando quanti più animali possiamo per riuscire a lavare via anni di sporco e fango. Oggi tutti i cani hanno un microchip. Ce ne sono ancora circa 140 nel canile; ogni adozione o stallo ci aiuta a far vivere meglio quelli che rimangono. Ve lo dico col cuore: andare via la sera e chiudere il cancello è uno strazio, farne uscire uno che viene adottato mentre gli altri guardano ci dilania il cuore. Aiutateci con i farmaci e con le adozioni o stalli. Ecco il gruppo facebook con info e foto https://www.facebook.com/groups/756439131039166/?… Grazie <3

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