Preferisco Diego

foto paride de carlo

L’ultima cosa che uno si aspetta in una iniziativa politica del Partito Democratico è vedere qualcuno che si commuove. Da un bel po’ di tempo a questa parte ci trovi i volti lunghi di chi la sa lunga, ditini alzati (ah, la cheironomia!) che pronunciano la parola “politica”, cariche istituzionali e dirigenti spiaggiati nelle prime file con espressioni da panchinari. E ci trovi pure, almeno nel Salento – scusate la brutalità – praterie di canizie. In genere non si ride, si sorride. E c’è un sacco di gente sorniona.

Ieri sera all’iniziativa di Pippo Civati a Lecce c’era un Pd diverso. Non per merito di Civati, che in fondo su questa terra ostinatamente dalemiana da tre secoli, non punta a fare il botto perché è su altri territori che  il neoulivista, ma con sorprendente vena di battutista (chissà perché in tv lo fanno sembrare sempre un ragazzo un po’ grigio e un po’ martire), riuscirà a superare Cuperlo. Né per merito dei gruppetti di renziani o cuperliani venuti a vedere un po’ l’aria che tira.

Né per merito dei tanti presenti (la maggioranza) che iscritti al Pd non sono e non ne hanno nessuna intenzione, ma che alle primarie, dopo i soliti contorcimenti interiori, alla fine vanno a votare, sperando di far cambiare qualcosa.

Parentesi: questo genere di elettori/potenziali militanti sperano di ritrovare cittadinanza in un partito in cui oggi si entra o per fedeltà feudale o per caso (basta passare davanti ad alcuni circoli il giorno del congresso e finisce che ti porti a casa anche qualche decina di euro). E quando effettivamente da attivisti dormienti si trasformano in militanti attivi, contribuiscono a far vincere il centrosinistra, portando le campagne elettorali nelle case, nei luoghi di lavoro, nei condomini. Insomma in tutti quei posti nei quali la maggior parte dei dirigenti del Pd non entra. È successo pure in Puglia, Salento e una volta a Lecce. Quando, viceversa, non vengono coinvolti o gli si presenta candidature poco credibili, il centrosinistra sfiora percentuali ridicole. E pure su questo c’è una ampia letteratura. Insomma, parlo di quel tipo di persone. E se ieri c’era un Pd diverso non è per merito loro perché se volessero farlo cambiare entrerebbero e basta senza fare storie, come gli ha ripetuto Corradino Mineo (uno di loro che alla fine ci è entrato): “Non chiedevi che ci facciamo noi nel Pd, chiedetevi che ci fate ancora voi fuori dal Pd!”.

Il Pd diverso ieri sera, senza portarla per le lunghe, era nella commozione di Diego Dantes, un giovane che con un certo sprezzo del pericolo ha deciso di distaccarsi dalla linea del “tutto va bene madama la marchesa” dopo l’esordio sulla scena politica dei fantasmagorici 101  e di schierarsi con chi, a Roma, ha denunciato la situazione. Civati, appunto. E Diego Dantes, dichiaratosi “civatiano” insieme ad altre, poche, persone, si è messo a lavorare, peraltro in una provincia nella quale si rischia l’ostracismo, l’ostilità, il boicottaggio, con molta facilità. Diciamo dove se sei indipendente non sei nessuno (chi sta nel Pd salentino sa di cosa parlo).

Ecco, ieri sera, mentre apriva la discussione con un brevissimo intervento, questo umano militante ha avuto un moto di commozione per il semplice fatto di vedere davanti a sé un sala piena, nonostante aveva avuto conferma del giorno dell’arrivo di Civati a Lecce appena una manciata di ore prima. Aveva paura di non farcela, ma ce l’ha fatta grazie all’entusiasmo e alla spontaneità di quella partecipazione “libera” generata da un semplice passaparola su Facebook. Il Pd diverso è questo, quello fatto di persone semplici che lavorano con passione senza secondi fini. Lontanissimo dal Pd che nel Salento ancora stravince, quello dei pacchetti di tessere e delle platee votanti assoldate. E non sarà un caso se ieri sera i segretari cittadino e provinciale partoriti dall’ultima campagna congressuale non hanno ritenuto di essere presenti. Poco male. Un amico, all’uscita, commentando le assenze diceva: “Preferisco Diego”. Come dargli torto.

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4 thoughts on “Preferisco Diego

  1. bell'articolo, alberto, come sempre. ma, mi chiedo, se il pd è quel vaso di nefandezze che tu hai ritratto così bene, tanto da far passare la voglia di frequentarlo anche solo per far prendere aria al cane, perché ci si dovrebbe mai caricare della croce di entrarvi per riformarlo? l'obiezione dovrebbe essere, ed è chiaro, "vi si entra per scardinare equilibri di potere, per scrostare la spessa patina di corruttela e affarismo e trasformismo che lo tengono in ostaggio a roma come a lecce". una volta mondato dalla tabe malefica, il partito democratico sarebbe restituito a se stesso, ai buoni militanti (cristiani imbelli al centro del circo ghermiti da leoni!); il partito democratico ri-troverebbe la sua missione storica, ri-scoprirebbe la sua natura. bene. nuova domanda: qual è la missione storica, qual è la natura del partito democratico? (aggiungo – controintuitivamentee – che cosa rimarrebbe fermo a dispetto della variazione dei quadri dal centro alla periferia?). pur confidando nelle sorprese che una persona onesta riserva a qualunque latitudine e in qualsiasi schieramento, pure resta nei cromosomi del pd, nella sua "natura" (che brutta parola), una sostanziale fedeltà al corso liberal-liberista degli ultimi 30 anni e un disegno neo-moderato e un programma (nell'immediato e nella lunga prospettiva) di rigido compatibilismo con il quadro internazionale di economia finanziarizzata e capitalismo manageriale. qualsiasi posizione neo-keynesiana (che oggi ridecliniamo come fervente bolscevismo) è destinata ad essere marginale, schernita come minoritaria, derubricata come vaneggiamento, il cui unico risultato sarebbe quello di terrorizzare il ceto medio (quale ceto medio?) e agevolare la fuga degli investitori.
    marginalità, si badi bene, non di un punto di vista di classe e del progetto di ricomposizione di un blocco sociale rivoluzionario (volesse il cielo), ma di qualsiasi posizione anche blandamente social-liberale. a meno che non si pensi che il socialismo sia lasciare tutto com'è con una busta paga lievemente ingrassata per il lavoro dipendente.
    il disegno (la missione storica) del partito democratico è poi il punto che più duole. nella fusione dell'esperienza crepuscolare della socialdemocrazia italiana (naufragata sulle proprie stesse macerie) e delle membra sparse dei cattolici italiani, si può dire senz'altro che questi ultimi hanno "dato la linea". che cos'è l'identità del pd se non un progetto interclassista, trasversale, neo-corporativo?
    vorrei, ma non posso, invitare chi si sente di sinistra ad abbandonare in fretta la nave del pd e, prima di scendere, sabotare la sala-macchine, per dirigersi a nuoto verso lidi meno desolati di speranza. vorrei, ma non posso, perché da piccolo mi costringevano a usare le buone maniere a tavola. cari saluti. vinicio de vito

  2. Eh la madonna! Dico solo che è bello vedere gente che fa politica nel Pd in maniera disinteressata. Certo Civati dice anche esplicitamente che la seconda cosa che farà da segretario sarà andare a trovare "i compagni di Sel" per ragionare su un partito nuovo (e ciò produrrebbe gli sconvolgimenti e i sacrosanti "abbandoni" in un partito che per come è fatto ora ospita gente che non vuole prestare le sedie per il congresso del Pse). Questa prospettiva comporta la messa in discussione dell'interclassismo a tutti i costi. Il fatto che il Pd, per come fatto ora, sia naturalmente incapace di produrre cambiamento (succede, quando vuoi rappresentare tutti, che finisci per rappresentare i più forti) è un problema che gente come Civati cerca di affrontare, pur facendo, in questa fase, battaglia interna. E, di conseguenza cercando di arruolare, tatticamente, persone disposte a sabotare la sala macchine. Io la vedo così, più semplicemente. Poi magari perde. E allora per molti militanti e moltissimi elettori non ci saranno altre possibilità se non fuggire con le scialuppe di salvataggio.

  3. Aggiungerei una riflessione alla vostra discussione: è oggettivamente la prima volta che un articolo di 20centesimi sul Pd genera più di 6 like (pur essendo sempre ben scritti) 😉

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