Carmine Schiavone e i rifiuti tossici nel Salento

Una discarica di rifiuti tossici

Rifiuti tossici, fanghi industriali, scorie provenienti dalle più varie attività produttive dall’Italia e dall’Europa sotterrati in terreni agricoli e cave. In aperto spregio della salute delle persone e per guadagnare miliardi di lire. Un giro di affari enorme sorretto da un sistema di illegalità e connivinenze, che coinvolgeva criminalità organizzata, amministrazioni pubblici, politici di vari schieramenti, dai democristiani ai socialisti, fino a lambire il vertice di quel centro di potere occulto che era la loggia massonica P2.

È quello di cui parla il 7 ottobre del 1997 Carmine Schiavone, pentito eccellente del clan dei Casalesi, il quale, tra le terre vittime di quello che è stato definito «il più grande avvelenamento di massa di un Paese occidentale, la più grande catastrofe ambientale a ‘partecipazione pubblica», include il Salento.

Questo “business” incrociato tra mafia, industrie e politica comportò il sotterramento abusivo di una quantità impressionante (che lo stesso pentito non riesce a quantificare) di rifiuti tossici nei terreni della Campania e di altre regioni meridionali. Zone che per essere bonificate necessitano, disse Schiavone, “di tutti i soldi dello Stato in un anno”. Il pentito parla di terreni sui quali pascolano le bufale e non cresce più l’erba. Di una terra avvelenata che ammazzerà i suoi abitanti nel giro di vent’anni. Il verbale dell’audizione di Schiavone, rimasto segreto per vent’anni, è stato desecretato ieri. Dal “vaso di pandora” esce fuori un sistema attivo fin dai primi anni 90 e che non riguarda esclusivamente il territorio campano. Calabria, Sicilia e anche la Puglia sono le regioni coinvolte in questo affare.

Questo lo stralcio del verbale nel quale Schiavone accenna al sotterramento di rifiuti tossici nel Salento.

Carmine Schiavone: “Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì li rifiutassero di soldi. Che poteva importargli a loro se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business. So per esperienza che, fino al 1992, la zona del Sud, fino alle Puglia era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia”
Presidente: “ Sulla Puglia cosa sa?”
Carmine Schiavone: “Anche sulla Puglia parlavamo; c’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori, in base a discorsi che facevamo negli anni fino al 1990-1991”
Presidente: “ In quali aree della Puglia, a sua conoscenza?”
Carmine Schiavone: “A mia conoscenza personale nel Salento ma sentivo parlare anche delle province di Bari e Foggia”
Presidente: “Non si ricorda località più precise?”
Carmine Schiavone: “No era un discorso “accademico” interno che facevamo, dicendo: mica siamo solo noi, lo fanno tutti quanti”
Presidente: “Chi operava in Puglia?”
Carmine Schiavone : “In effetti, in Puglia, la Sacra Corona Unita non è mai stata nessuno; era sorta inizialmente insieme al gruppo della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e poi fu staccata. C’erano gruppi che operavano con noi e con i siciliani. Nel brindisino operavano un certo Bicicletta, un certo D’Onofrio che stava con Pietro Vernengo, il suo capozona; con me operavano un certo Tonino ‘o Zingaro e Lucio Di Donna, che era di Lecce. Si occupavano delle sigarette. C’erano anche il gruppo di Michele Zaza che poi è morto, i nipoti, i Mazzorelli: le sigarette venivano messe nei depositi in Albania. Ho caricato armi in Albania già in quegli anni, attraverso i contrabbandieri che stavano con noi”

Qui potete leggere il verbale integrale della deposizione di Schiavone.

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