Fabio Cinti vs Elisa Rossi

“Madame Ugo” di Fabio Cinti, uscito il 15 ottobre, e “Il Dubbio” di Elisa Rossi, in uscita l’11 novembre, sono due lavori notevoli, che danno ossigeno alla musica italiana – alterata dai tanti rifiuti musicali che invadono costantemente radio e tv – e che ci proiettano verso una dimensione ormai a noi aliena: la Bellezza. Una bellezza declinata in tutte le sue forme che, tra raffinati slanci sonori e incontrollabili flussi poetici, si materializza nei dettagli di vita quotidiana.

Con la dolcezza e la verità di “Dicono di noi” il cantautore, musicista e scrittore romano fa da scudo all’odio e all’ignoranza che da secoli la Chiesa cerca di alimentare. Il brano nasce proprio come risposta alla violenza omofoba di Papa Ratzinger, capace di qualificare i matrimoni gay come “un attacco alla pace e alla giustizia”. Di forte efficacia anche le immagini del relativo videoclip. E se in questo caso la minaccia all’amore omosessuale è raffigurata da un elemento esterno alla coppia, che non può che rivelarsi fallimentare ed immorale, nel videoclip di “Due egoisti” – brano che anticipa l’uscita dell’opera seconda della cantautrice riminese – la fine di tale amore è legittimata dalla mancanza del sentimento. Il “mancato amore” visto come un “covo di spine” da cui sfuggire per evitare l’autodistruzione.

Distruzione a cui non bisogna invece sottrarsi per sciogliere dubbi e ricomporre i pezzi del proprio sé: questo è quanto accade all’ex pupilla di Morgan nell’album di prossima uscita. Non a caso “Il Dubbio” che si insinua in Elisa dà il titolo all’intero lavoro e dà sfogo alla sua abilità compositiva. Tutti i brani sono stati scritti totalmente da lei. Unica eccezione “Sabbia e neve”, gioiello donatole da Fabio, il quale figura anche come produttore e arrangiatore dell’intero album. Sublimazione dell’incontro artistico tra i due giovani cantautori un duetto in “Inverno”. Altri duetti di Cinti sono presenti nel suo “Madame Ugo”: l’elettrica “Devo” con Franco Battiato, già singolo e brano scritto appositamente dal maestro come sigillo di stima reciproca nonché come ironico sgomitolamento di due personalità non perfettamente sovrapponibili, e l’ipnotica “E lei sparò” con Paolo Benvegnù, ballad intrisa di seducente bellezza.

Ma chi è la Madame Ugo che sfoggia trucco e parrucco sulla copertina del disco? Cinti rivede la Madame Royale che Ugo Tognazzi interpretò nel film cult degli anni ’70 (“Splendori e miserie di Madame Royale”) nella misteriosa donna che ancora oggi vive al quinto piano del suo palazzo romano. Due donne che danno il la alla “visione onirica degli anni vissuti in città”. “Madame Ugo” – il terzo album della sua carriera – “rappresenta la serenità nei confronti del diverso, dell’appariscente, la passione per le stravaganze”.

L’INTERVISTA:

1. Omosessualità: il cuore pulsante del tuo nuovo videoclip. Hai una forte posizione politica in merito? Cosa pensi del decreto legge sull’omofobia approvato alla Camera e sulla discussa clausola di salvaguardia introdotta dagli emendamenti relativi alla libertà d’espressione?

Fabio: No, non ho una posizione politica. Ho una posizione umana. Uno Stato e un popolo che hanno bisogno di leggi che regolino (ancora) i comportamenti degli individui sono uno Stato e un popolo vecchi e con un ordinamento civile e naturale fallimentari. Un popolo a cui la Storia e l’Arte non hanno insegnato niente. E’ molto grave. Il decreto legge di cui parli è ridicolo, un “vorrei ma non voglio”.

Elisa: L’odio omofobico va condannato e mi piacerebbe che questo sentimento diventasse norma condivisa da tutti, e deve essere riconosciuta la legittimità anche a matrimoni tra persone dello stesso sesso.Purtroppo il nostro Paese ha gravi problemi culturali e di mentalità. La Costituzione va letta considerando anche il contesto temporale in cui è stata emanata per questo è necessario adeguarsi ai diritti che vengono chiesti a gran voce e a cui è necessario e doveroso dare risposte. L’ipocrisia di questo Paese sta proprio nell’ affermare che i diritti sono di tutti, ma poi siccome chi percepisce il disagio è una minoranza, allora il loro diritto all’uguaglianza viene meno avvertito dalla gente, ma credo che non ci siano più argomentazioni che possano negare le unioni gay.

2. Morgan: se da un lato stimola all’arricchimento culturale dall’altro è complice dell’inscatolamento di prodotti in serie targati Sony Music e del conseguente impoverimento della musica italiana. Due facce della stessa medaglia? Con quali armi ti ha sedotto e con quali potrebbe allontanarti?

Fabio: Ho condiviso la partecipazione a XFactor di Morgan fino alla terza edizione, e già mi pareva troppo. Ma è un mio parere. È un uomo intelligente quando vuole e spero non si lasci troppo contagiare dalle scelte televisive. Non credo che lui sia responsabile dell’impoverimento della musica italiana, semmai ne è una vittima: è lui che sta subendo quell’impoverimento. La televisione fatta come si fa oggi, non può che impoverire perché si basa sul sensazionalismo e sui piagnistei, non sulla comprensione e sull’arricchimento.
Quanto al nostro rapporto, non c’è stata seduzione ma semplice amicizia e l’allontanamento che c’è stato era dovuto proprio alla tv. Ora le cose sono cambiate, quando capita ci sentiamo, con serenità.

Elisa: Ma Morgan è pagato per cercare talenti, non per curarne la sorte artistica, quindi non è sicuramente lui che allontana dalla buona musica, anzi in molti casi l’ha avvicinata al pubblico. La colpa dell’impoverimento della musica italiana e dell’arte in generale è da ricercare in un disinteresse generale verso ciò che è arte, cultura e bellezza. Una decadenza lenta ed inesorabile in cui ci siamo affossati, un pantano di superficialità e di crisi individuale e sociale nel quale ci hanno gettato e nel quale anche un po’ colpevolmente ci siamo lentamente adagiati. Morgan ha saputo toccare vette artistiche elevatissime, e mi piacerebbe tanto che si rimettesse alla prova come cantautore se non lo sta già facendo.

3. Successo e talento: per Enrico Ruggeri «… è impossibile che un genio resti incompreso per 30 anni. É possibile invece che un “sòla” duri a lungo se i poveri di spirito lo seguono». Qual è il tuo pensiero in merito?

Fabio: Non mi ritrovo affatto nella frase di Ruggeri, non la trovo vera. Contiene un errore in sé: come fa a sapere se un genio è rimasto incompreso se, appunto, è rimasto incompreso? L’arte, e dunque anche la musica, sono dei linguaggi e se non si parla un linguaggio comprensibile la gente non ti capisce. Questo a tutti i livelli. Non mi piace l’espressione “i poveri di spirito”. Direi piuttosto che ognuno ha il suo spirito e, appunto, il suo linguaggio. Chi ascolta Gigi D’Alessio non ha lo stesso linguaggio di chi ascolta David Sylvian. Per discutere di questo però bisogna partire dall’evoluzione individuale e quella sociale… Se la cultura non è considerata un bene alto, allora torniamo alla prima domanda…

Elisa: Penso che la mediocrità alimenta la mediocrità… Bisogna sempre avere il coraggio di esprimere la propria opinione e personalità con onestà. Credo molto di più al binomio talento e lavoro, poi quello che la vita ti riserva non si può prevedere.

4. Festival di Sanremo: le tre canzoni della sua storia che più ami e quella con cui ti piacerebbe gareggiare nella prossima edizione.

Fabio: Il Festival di Sanremo: bisognerebbe farsene una ragione.

Elisa: “Ciao amore ciao” (Luigi Tenco), “Romantica” (Renato Rachel), “Dio come ti amo” (Domenico Modugno). Sceglierei una quarta canzone per la gara, “Ma che freddo fa” di Nada.

5. Salento: Il luogo e la personalità artistica che ti vengono in mente e perché.

Fabio: Senz’altro Carmelo Bene. Non credo fosse un genio, come molti ritengono, ma senza dubbio una personalità enorme. Ad ogni modo lo stimo più come filosofo del linguaggio che come attore.

Elisa: Mia zia è leccese, e Lecce è il cuore del Salento. Fu una delle prime città che visitai da bambina, ne conservo un ricordo di terra rossa, a tratti arida, spigolosa e dura come l’inflessione del suo dialetto, calorosa e ineguagliabile nell’ accoglienza come solo la gente del sud sa essere… Se penso ad un gruppo salentino non posso che dire: Sud Sound System. Gruppo che ha saputo fondere il proprio dialetto e la propria sonorità musicale con ritmi giamaicani affrontando temi di attualità politica e sociale. Appena l’estate è alle porte, la loro musica fa spesso da colonna sonora alle serate estive in compagnia di amici e da sottofondo a giornate di andata e ritorno dal mare.

6. L’artista con cui dividi l’intervista: pregi e difetti, come nasce la vostra collaborazione e come trovi il suo nuovo disco.

Fabio: Con Elisa ci siamo incontrati in un’edizione del festival di Musicultura, ormai quasi dieci anni fa e abbiamo subito fatto amicizia. Ha un talento evidente che, a mio parere, risiede più nella scrittura che nella voce – che pure è notevole ma talento più comune rispetto alla capacità di scrivere canzoni. Quanto al disco non posso essere obiettivo perché l’ho arrangiato, prodotto, ci ho cantato e c’è anche un mio brano… quindi è anche un po’ mio! (se Elisa me lo permette). Posso dire che ci abbiamo lavorato senza nessun vincolo, cercando di realizzare solo quello che ci piaceva di più, di sentire quello che volevamo sentire, cercando io suoni e lei parole che fossero il più possibile evocative e emozionanti. Qualche domanda fa ho parlato di linguaggio: i nostri dischi parlano un linguaggio, non è un linguaggio universale, ma varrebbe la pena capirlo.

Elisa: Io e Fabio ci siamo conosciuti durante la nostra partecipazione al Musicultura festival nel 2007…da allora, ci siamo frequentati e abbiamo condiviso le difficoltà e le soddisfazioni dei nostri percorsi personali e professionali, nel tempo ci siamo persi e ritrovati.
Da tanto desideravo affidarmi alla sua sensibilità e raffinatezza musicale e finalmente si è creata la situazione ideale. Trovo che con il disco “Il Dubbio”, in uscita l’11 novembre su i più importanti digital store, siamo riusciti a dare una sonorità più contemporanea fatta anche di slanci elettronici. Una ventata moderna che mancava alla mia musica, mantenendo però come punto focale la melodia.
Fabio è estremamente intelligente e acuto, spigoloso e deciso nel carattere così come nelle prese di posizione e nelle convinzioni…credo che questo ultimo disco “Madame Ugo” sia il migliore di tutte le sue produzioni sia per la maturità di stesura dei brani che degli arrangiamenti, con un gusto sempre raffinato che si distingue e si colloca molto più in alto, qualitativamente parlando, a molte proposte musicali attuali. Ci siamo anche scontrati, ma ci sono amicizie in cui prevale sempre l’affetto e la grande stima, e ogni volta che penso a lui mi viene in mente il nostro primo incontro, in un teatro buio, circondati da poltrone di velluto rosso e il nostro saluto che echeggiava squillante e familiare.

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