Da domani smetto di scrivere e vedo il Sole

“Lei deve giurare che non farà mai più il giornalista. Non deve più scrivere”. Queste parole galleggiano nella mia testa da tre giorni. Sono lì, sospese a mezz’aria. Inamovibili. Mi danno il tormento come nemmeno il vespino dei Lunapop è mai riuscito fare. Le ha pronunciate una signora di bell’aspetto che di mestiere fa la direttrice della Business School del Sole 24 Ore. Una signora con le idee chiare, risoluta, forgiata dal sistema della Milano che produce – di cui è portavoce etica ed estetica – e istruita quanto si compete per utilizzare l’inglesismo giusto al momento giusto. Ho avuto modo di conoscerla venerdì scorso, durante il colloquio di selezione del Master in Comunicazione e Media digitali marchiato a qualità presunta dal giornale rosa di cui porta il nome.

Lei, la direttice, mi ha candidamente consigliato di lasciar perdere, che tanto il master in Comunicazione e Media digitali non fa per me, che sono troppo formato, che ho già un percorso formativo e professionale definito, che di anni ne ho trentuno, che sono giornalista. Che sono giornalista? Sì, che sei giornalista. Giornalista che scrive, che fa il blogger, che quindi a volte pensa prima di scrivere.

Alle agenzie questo non piace, dice. La mia scrittura deve diventare corporate, dice. La scrittura si usa per scrivere i comunicati stampa e non per comunicare, dice. E dice, e dice. Appunto tutto sul mio taccuino immaginario, esattamente come farebbe un bravo corporate boy e un pessimo giornalista. Annuisco, sorrido, mi assento. Mi rivedo nel passato e mi proietto nel futuro con una sequenza schizoide di sequenze visive poco definite. L’unica àncora al presente è la figura della direttrice con quel suo piglio professionally correct immune da qualsiasi batterio della polemica. Non c’è gusto a litigare con una così. Me ne sto zitto, taglio corto.

La sigaretta post colloquio è amara. La consumo lentamente nel cortile interno della sede del Sole 24 Ore, enorme formicaio brulicante di gente che conta. La immaginavo esattamente così. Il colloquio no: cercavo una finestra e ho trovato un muro.
E’ la Milano che produce, bellezza. La Milano tutta pubblicità e niente fronzoli. La Milano dell’esercito impiegatizio che si sveglia alle 7 del mattino per essere in ufficio alle 8.30, la Milano figlia legittima del suo luogo comune, parente stretta di quel produci-consuma-crepa che è divenuta negli anni la mecca di migliaia di ragazzi meridionali.

Quelli di oggi sono disposti a pagare 13mila euri un master che al primo giorno ti insegna che non conta chi sei e che cosa sai fare, perché chi decide non sei tu.

Giovane, ingenuo, meridionale di provincia, che pensavi di fare? Basta mica poggiare le chiappe sul sedile di un comodissimo aereo low cost in grado di catapultarti in un ora e venti minuti nel profondo nord dello stivale per pensare di far transitare la tua vita nelle vicinanze dei tuoi desideri. Anche perché quell’ora e venti trascorsa a far finta di essere tranquillo come il tuo vicino [che a sua volta è tranquillo perché tu sei tranquillo] corrisponde pur sempre a dodici ore di treno. E non si parla di una semplice questione di prospettiva. No. Tra il treno e l’aereo c’è lo stesso rapporto che passa tra la realtà e l’illusione, tra il viaggio e lo spostamento. Le nuvole confondono, le rotaie non mentono [se avessi una Smemoranda a portata di mano non esiterei a scarabochiarlo indelebile a colpi di uniposca].

Fatto sta che Milano è lontana, in particolare quella diretta e interpretata dalla Business School del Sole 24 Ore. Una Milano che ti chiede di essere ciò che non sei se vuoi inserirti, appiattita sulle sue istanze vetero yuppiste che sono del secolo scorso. Il futuro, anche Milano, è altrove. Ma a ciascuno il suo. In fin dei conti sento di provare un senso di profonda gratitudine nei confronti della direttrice della Business School del Sole 24 Ore.
Grazie a lei ho capito qual è la cosa giusta da fare. La ringrazio davvero, signora direttrice, la ringrazio con la stessa sincera gratitudine con cui nell’estate del 1999 la Piaggio ringraziò i Lunapop prima di vendere il brevetto della vespa agli indiani.

Forse il bonfico di tredicimila euro dovrei farlo lo stesso. Perché questo master mai frequentato mi ha insegnato in un’ora più di quanto avrebbe potuto fare in un anno.
“Lei deve giurare che non farà mai più il giornalista. Non deve più scrivere”. E sia. Cara direttrice, lo giuro, da domani smetto.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

3 thoughts on “Da domani smetto di scrivere e vedo il Sole

  1. Non vale la pena guardare il Sole, meglio che la scrittura sia libera per raccontare anche le delusioni che, puntualmente, la Milano "bene" ha rifilato negli anni, da sempre, a tutti i giovani meridionali che hanno tentato di portare lo splendore del sole nel grigiore dell'efficienza senz'anima. Cerchiamo di resistere, anche se pochi, insieme alla colonizzazione imperante del nostro territorio e della cultura vera, quella che è, innanzitutto, ricerca critica di una via giusta ed umana per vivere da uomini e donne liberi.

  2. Non vale la pena guardare il Sole se la scrittura non resta libera e espressione di un critico pensiero. Non saranno le atmosfere mefitiche di una Milano bene a far tacere un giovane meridionale che ha tentato, come tanti altri negli anni, di esportare lo splendore del sole nell'aria mefitica e perbenista di una capitale del nord. Continuare a difendere il nostro meridione dalla colonizzazione culturale e territoriale in atto, è un compito arduo e quasi impossibile, ma una penna che sappia graffiare la nebbia per diradarla serve a tutti noi. Vorrà dire che scriveremo insieme liberamente, anche se non avremo il successo sperato.

  3. ho letto con tanta tristezza le tue parole, ma ero triste per loro!! Non per te… anzi sono fiera di te (come sempre) e faresti bene a smettere di scrivere se mai avessi scritto come vorrebbero loro.. scrivi…scrivi..continua a inseguire il tuo sogno..prima o poi il sole, (quello 'vero', quello che ci illumina e ci scalda e ci indica la via), tornerà fuori anche per te!! ti abbraccio forte e ti porto nel cuore. Carmen Fontana

Rispondi a Dony Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *