Industria e salute: il caso della Consal di Muro Leccese

Nel Salento ci si ammala di cancro in percentuali maggiori rispetto a gran parte d’Italia, più della provincia di Taranto, dove la situazione è già drammatica. Lo sanno tutti, cittadini, enti locali e Ministero della Salute. Ma per ora non esiste nessun piano d’emergenza. E’ tutto fermo, mentre la gente muore. In provincia di Lecce i paesi più colpiti sono Galatina, Maglie, Scorrano, Muro Leccese. In particolare quest’ultimo paese rappresenta lo specchio di questa emergenza e di tutte le contraddizioni che essa si porta dietro.

Dal 2000 al 2009, secondo i dati forniti dalla Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i tumori) di Lecce, a Muro Leccese c’è stato un notevole aumento della mortalità per malattie tumorali. A Muro i tumori più in crescita sono quelli delle vie respiratorie, gli uomini sono i soggetti più colpiti: il tumore al cavo orale e faringe ha subito un incremento del 27% negli uomini e + 5% nelle donne; l’esofago +16% negli uomini e +1% nelle donne; laringe + 23% negli uomini e +11% nelle donne. Il dato che fa più impressione riguarda l’incremento del tumore ai polmoni, + 43% negli uomini, e quello della pleura che vede un + 20% nelle donne.

In rosso le aree con il più alto tasso di mortalità per tumori alle vie respiratorie.

Nel silenzio delle istituzioni c’è stato chi ha provato a spiegare le cause di questa strage silenziosa. I numerosi interventi dell’oncologo Giuseppe Serravezza, presidente Lilt Lecce, insieme ad alcune dichiarazioni rilasciate da Giorgio Assennato, direttore di Arpa Puglia, hanno creato un quadro complessivo sulle probabili cause del fenomeno. C’è il tabagismo, ma da solo non basta a giustificare la drammaticità di questi dati. L’attenzione si è quindi spostata sul radon e sui fumi provenienti da insediamenti industriali. Le emissioni dell’Ilva e della centrale Federico II di Cerano (due tra le più inquinanti fabbriche d’Europa), spinte dai venti settentrionali in direzione del Salento, rappresenterebbero una causa. Anche se ultimamente si sta analizzando l’impatto ambientale di piccoli insediamenti produttivi del sud Salento. Al riguardo, in prossimità di Muro Leccese, c’è il Consorzio Consal e c’era la Coopersalento. Quest’ultimo era un impianto nato come sansificio e poi convertito in centrale termoelettrica, capace, secondo analisi effettuate dall’Arpa nel 2008, di produrre uno sforamento sulle emissioni di diossina di oltre 400 volte il limite imposto dalla legge. Nel 2009 successive analisi rivolte su animali di allevamenti limitrofi all’azienda hanno riscontrato una concentrazione doppia di diossina nel latte e nella carne. Nel 2010 la Coopersalento ha chiuso.

Ultimamente i fari sono puntati sul Consorzio Consal, un complesso aziendale di proprietà di Salvatore Ruggeri, ex parlamentare e attuale coordinatore regionale dell’Udc. La Consal si occupa dal 2001 di produzione e fusione dell’alluminio. Su quest’azienda delle analisi dell’Arpa, effettuate il 31 maggio 2012, hanno riscontrato uno sforamento dei limiti di diossina tre volte superiore alla soglia consentita. Per questo motivo il 16 aprile 2013 è partito il processo sul presunto inquinamento di diossina della Consal. Secondo quanto ipotizzato dal pm Emilio Arnesano, l’azienda deve difendersi dall’accusa di violazione dei valori limite di emissioni in atmosfera e getto pericoloso di cose (art.674 C.P ovviamente inerente ai fumi). Al riguardo la prossima udienza è fissata per domani.

Possiamo comprendere che, dopo questo terremoto, alla Consal non si respiri un aria serena. Lo abbiamo constatato di persona. Per delle foto scattate all’edificio della fonderia, sul ciglio di una strada, ad un centinaio di metri dall’azienda, ci siamo trovati coinvolti in un episodio spiacevole. Un dipendente del consorzio, infastidito dalla nostra presenza, ci ha bloccato il passaggio con un rimorchio, impedendoci di allontanarci dalla zona. L’uomo, con un fare intimidatorio, ci ha chiesto spiegazioni sul perché delle nostre foto. Sono seguiti momenti di tensione che solo l’arrivo di un responsabile della ditta ha sedato.

La lettura degli atti acquisiti nel processo alla Consal sul presunto inquinamento è utile, anche per capire quanto difficoltoso e lento sia il lavoro degli enti preposti al controllo delle emissioni. Uno scenario che fa riflettere sul funzionamento dell’intero sistema di prevenzione ambientale. Bisogna risalire al 2004, anno in cui viene presentato un progetto che prevede, sempre all’interno del consorzio (a poco più di un km dal centro abitato di Muro Leccese e dall’ospedale di Scorrano), la creazione di un impianto di fusione, affinazione e fonderia di metalli non ferrosi.

Nonostante questa localizzazione, la Regione Puglia dà il suo beneplacito con una determina di Luca Limongelli, dirigente del settore Ecologia. La stessa determina esenta la realizzazione di quest’opera anche dalle procedure di Via ( Valutazione di Impatto Ambientale), che sono finalizzate “all’ individuazione, descrizione e quantificazione degli effetti che un determinato progetto, opera o azione, potrebbe avere sull’ambiente inteso come insieme delle risorse naturali di un territorio e delle attività antropiche in esso presenti”.

L’esenzione dalla Via veniva accordata, si legge nel testo della determina, a patto che l’azienda “garantisca un’azione costante di controllo del territorio e prevenzione di situazioni di rischio”. Più specificamente “il monitoraggio delle emissioni in atmosfera attraverso il rispetto della normativa di settore”. Tuttavia sembrerebbe che l’azienda abbia presentato prevalentemente delle analisi svolte nel 2012 dal Consorzio Interuniversitario dell’Inca. Sono verifiche in cui le emissioni si rivelano in regola ma che avvengono solo dopo che la ditta ha provveduto a sostituire il vecchio camino con uno più moderno. Solo una verifica è stata svolta nel 2011, sempre da parte dell’Inca.

Inoltre gli unici enti preposti alla regolare verifica di emissioni relative ad attività industriali sono Arpa e Asl. Come si sono comportati i suddetti organi, e cosa hanno dimostrato le loro attività di monitoraggio relative al primo periodo di funzionamento dell’impianto di fusione, affinazione e fonderia di metalli non ferrosi?

In sei anni di attività, ovvero dal 2006 al 2012, la fonderia è stata sottoposta a due controlli Arpa. Il primo il 31 luglio 2009, in concomitanza dello scandalo Coopersalento. In questa occasione le analisi Arpa certificano emissioni nei limiti di legge. Qualcosa però non quadra. Una volta letto il verbale prodotto dagli ispettori, la Asl del dipartimento di Maglie scrive ad Arpa una lettera. Si legge testualmente che “nel referto di analisi non veniva precisato se il prelievo dei campioni fosse stato eseguito durante il processo di fusione dell’alluminio puro ovvero durante la fusione dei sottoprodotti di alluminio verniciato che, verosimilmente, potrebbe incidere sui valori di emissione per tale tipo di inquinante”. In pratica nel verbale Arpa non specifica se, nel verificare le emissioni di diossina, ha fatto inserire nel forno del materiale di scarto (alluminio verniciato), che pure viene usato nel ciclo produttivo dell’azienda, oppure solo alluminio puro. La differenza è sostanziale perché l’alluminio verniciato ha una potenzialità inquinante maggiore rispetto all’alluminio puro. E tra le attività della Consal la fusione di alluminio verniciato è ben presente.

I fumi che fuoriuscivano dal camino della Consal nel 2011

Per questo motivo Asl scrive: “Nel caso in cui i campioni prelevati non siano riferiti alla fase di fusione dell’alluminio verniciato, si chiede un ulteriore intervento di codesta Arpa per le verifiche del caso”.

Arpa non risponde ad Asl. Per due anni. Solo nel 2012 decide di fare un nuovo controllo, il 31 maggio 2012. Dopo quasi tre anni l’urgente sollecitazione di Asl.

Restano gli interrogativi sulla mancata risposta di Arpa alle perplessità dell’Asl. E sul perché, nonostante l’urgente sollecitazione dell’Asl a una nuova verifica, Arpa abbia provveduto ad un nuovo controllo solo quasi tre anni dopo. Ci sarebbe piaciuto rivolgere queste domande direttamente all’Arpa, ma, nonostante formale richiesta, non abbiamo ricevuto attenzione.

Nel frattempo a Muro Leccese un gruppo di cittadini ha cominciato a preoccuparsi di quello che stava succedendo nel loro territorio. Per vederci chiaro tra i fumi neri e densi che continuano ad uscire dalla fonderia i cittadini hanno creato un comitato, “Salentambiente”, costituitosi parte civile nel processo Consal. Alcuni di loro raccontano: “Spesso il fumo usciva da tutte le parti del capannone, persino dal tetto e dalle finestre, che adesso sono tutte annerite”. Dal comitato ci consegnano delle foto impressionanti.

Il fumo relativo alla produzione che esce dalle finestre della Consal

Comunque il 31 maggio 2012 arrivano le nuove analisi effettuate da Arpa: i fumi della fonderia presentano un valore di diossine totali pari a 1.41 ng TE/Nmc a fronte di un valore pari a 0,4 ng TE/Nmc, limite previsto dalla legge. Un superamento di oltre tre volte il valore massimo consentito. Salvatore Ruggeri, il proprietario dell’azienda, ha contestato questi dati affermando che l’azienda usa un 85% di alluminio puro più bare grezze con un 15% di verniciato ( la parte più inquinante). Ruggeri ha quindi lamentato il fatto che durante il controllo Arpa abbia “alterato” la normale produzione pretendendo l’introduzione nel forno di una grande quantità di alluminio verniciato. Sarebbe stata questa richiesta a originare in quel caso emissioni inquinanti.

L’Arpa sostiene però che i controlli sono stati effettuati in maniera corretta. E cioè tenendo conto di quanto la stessa azienda dichiara nell’ambito dell’Autorizzazione integrata ambientale in merito alla “carica” dei suoi forni: 48% di alluminio primario, 23% di scarti di estrusione dell’alluminio e 25% di rottami di alluminio. La quantità di rottami di alluminio fusa durante il controllo del 2012 che ha evidenziato lo sforamento della soglia consentita di emissioni di diossina, sarebbe rientrata dunque “nell’ambito del normale ciclo produttivo” della fonderia a suo tempo autorizzato dalla Regione.

Spetterà alla Procura fare chiarezza sulla vicenda. Dalla lettura delle carte processuali emergono però degli elementi utili ad aprire una riflessione che non riguarda esclusivamente la vicenda di Muro Leccese. Accanto all’obbligo delle aziende di rispettare i limiti di legge sulle emissioni in atmosfera è necessario che la macchina della prevenzione e del controllo ambientale non si inceppi mai. Il connubio di questi due elementi potrebbe rappresentare la base di partenza per una critica analisi sul fenomeno dell’emergenza tumori nel Salento.

La gallery fotografica fornita dal Comitato Salentambiente

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5 thoughts on “Industria e salute: il caso della Consal di Muro Leccese

  1. Ciao Ragazzi volevo sapere se potete pubblicare qualche news sull'udienza che si è tenuta qualche giorno fa in merito alla consal

  2. Ciao Bruno, la prossima udienza sul processo alla Ruggeri Service (in cui ci sarà anche la sentenza) si terrà a gennaio 2015. In questi giorni non c'è stata nessuna udienza su questo processo. Tieni conto che questo articolo è del 6 ottobre 2013

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