“Sul piano nessun passo indietro”. Parola di Barbanente

Angela Barbanente

Se c’è un politico che in questi giorni in Puglia è nell’occhio del ciclone quello è Angela Barbanente, assessore regionale alla Qualità del Territorio. L’adozione del nuovo Piano Paesaggistico Regionale, avvenuta il 2 agosto scorso, è stata accompagnata da critiche bipartisan, sia da destra che da sinistra. Angela Barbanente è una figura che viene definita “tecnica”, insomma non un politico in senso stretto. Laureata in Urbanistica presso l’Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) è al suo secondo mandato in giunta regionale. Dal 2005 al 2010 è stato assessore all’Assetto del Territorio della Regione Puglia. Attualmente è vice presidente della regione e assessore alla Qualità del Territorio. Dopo esserci occupati del tema Piano Paesaggistico Regionale, mettendo in luce alcuni aspetti marginali (non per importanza) del dibattito, l’ abbiamo intervistata:

Il PPTR ha subito critiche sia da parte di molti politici locali sia da esponenti della società civile. Tuttavia è stato un provvedimento che lei ha sempre difeso strenuamente. Complessivamente, quanto questo piano è importate per qualificare l’azione politica della giunta Vendola? 

Questo piano è in assoluta coerenza con il programma della giunta Vendola. Sin dal 2005 noi abbiamo sempre sostenuto la necessità di tutelare l’ambiente e il paesaggio della Puglia, puntando su uno sviluppo più sostenibile. L’obiettivo è sempre stato quello di creare nuove economie e un occupazione di qualità. Il piano racchiude questo spirito.

Lei è ha fatto parte anche della precedente giunta Vendola. Da quando ha la possibilità di seguirla da un incarico istituzionale, come è cambiata la Puglia sul piano della percezione delle politiche urbanistiche e ambientali?

In Puglia si è diffusa la sensibilità nei confronti del paesaggio e dell’ambiente. Ogni intervento di trasformazione del territorio, laddove impatta notevolmente dal punto di vista ambientale, suscita proteste o iniziative a tutela del paesaggio. Tale aspetto fa trasparire una crescita di sensibilità dei cittadini. La Puglia è anche cambiata molto nel settore del turismo, che sta crescendo sempre di più. Questo però ci deve indurre ad una grande presa di responsabilità per rendere i flussi turistici stabili e allo stesso tempo valorizzare il territorio. Il turista viene in Puglia perché vuole vedere un paesaggio tutelato. Il Piano Paesaggistico si pone questo obiettivo.

Molti criticano il piano proprio perché, con i suoi numerosi vincoli, metterebbe a freno il turismo locale. Lei adesso invece mi sta dicendo che il piano stimolerà questo settore. In che modo?

Una delle bellezze paesaggistiche della Puglia: Torre Guaceto.

Il turismo si alimenta di paesaggi tutelati. Non può esserci turismo di qualità in un territorio che non sia salvaguardato e valorizzato. Una delle prove di questa tesi sono i numerosi messaggi che ricevo da parte di operatori turistici che denunciano le offese al paesaggio o quegli interventi che distruggono panorami e ambienti fortemente identitari dal punto di vista culturale. Un operatore fa un investimento turistico laddove c’è la garanzia che il contesto in cui investe è tutelato. Inoltre noi abbiamo il problema di riempire gli alberghi esistenti e destagionalizzare il turismo, non di realizzare nuove strutture. In questo modo possiamo garantire la tenuta economica degli operatori.

Ma il Piano Paesaggistico Regionale fa delle proposte, oltre a prevedere dei divieti?

Proprio questo è uno dei punti cruciali. Tutti si concentrano sui vincoli dimenticando che il piano ha cinque progetti territoriali. Ne cito solo due: uno è il progetto per la mobilità dolce, funzionale a rendere il territorio più fruibile attraverso una viabilità che penetri all’ interno di quei luoghi che il turista deve conoscere, e che spesso sono poco conosciuti anche dagli stessi abitanti. Si tratta di una mobilità ferroviaria, ciclabile o di trekking, che coinvolge anche i 900 km di costa pugliese, magari visibile dal mare. Un altro progetto territoriale è quello sulla valorizzazione e riqualificazione dei paesaggi costieri, ad esempio funzionale a rinaturalizzare quegli ambienti cementificati, magari abusivamente, o a frenare i processi di erosione costiera.

Lei ha parlato di una vera e propria “ossessione” di quei critici che si concentrano esclusivamente sulle misure di salvaguardia anziché sui progetti che prevede il piano. Da dove nasce questa “ossessione”? Cosa la crea?

L’Italia è un Paese in cui se non cade una tegola in testa non ci si rende conto che l’edificio ha bisogno di manutenzione. Le misure di salvaguardia, che scattano con l’adozione del piano, avvenuta il 2 agosto, e che rispondono alla necessità di verificare se alcuni interventi non contrastano con il piano adottato, rappresentano la tegola che è caduta in testa alle amministrazioni. Quest’ultime avevano dal 2010 a disposizione tutte le cartografie del piano, tale cartografia è stata ignorata sinché il piano non è stato adottato. Questo ci deve far riflettere sull’efficacia di procedure che prevedono la partecipazione preventiva. Perché in tre anni nessuno si è fatto sentire? Molto probabilmente proprio perché nessuno è andato a leggersi quelle carte, almeno fino a quando non sono scattate le misure di salvaguardia in seguito all’attuazione del piano. Quindi adesso tali misure sono scattate su opere edilizie già in corso. Comunque la Regione, su casi specifici, sta operando degli approfondimenti in modo di evitare la possibilità di ricorsi in sede di giustizia amministrativa.

Una delle critiche maggiori che le vengono rivolte riguarda il fatto che il piano sia stato calato dall’alto, senza la giusta partecipazione da parte delle amministrazioni locali. Tale critica è stata ribadita l’altro ieri dal sindaco di Lecce Paolo Perrone.

In assoluto questa è la critica più infondata. Prima del 2 agosto, data dell’adozione del piano, abbiamo indetto tredici conferenze d’area in giro per la Puglia, alcune affollatissime come quella di Nardò e di Lecce. Al castello Carlo V c’erano centinaia di persone tra amministratori, professionisti, associazioni e operatori economici. Quest’ultima conferenza aveva proprio come titolo “ Verso l’adozione del Piano Paesaggistico Regionale” e in quella stessa sede dissi che tutto il materiale era disponibile in rete. Però, evidentemente, nessuno l’ha guardato. A questo punto mi auguro che il Comune di Lecce stia attivando per il Pug ( Piano Urbanistico Generale) una partecipazione più efficace.

Spesso all’esigenza di tutelare il territorio si contrappone la necessità di dare lavoro. Come se una cosa escludesse l’altra.  Si può creare lavoro salvaguardando il paesaggio? Lavoro vuol dire solo costruire?

Anche qui parlano i fatti. Nel settore dell’edilizia sono stati persi 20.000 posti di lavoro prima dell’adozione di questo piano. Anche l’Ance ( Associazione Nazionale Costruttori Edili ) ha capito che il futuro è nella riqualificazione urbana ed edilizia, nell’investimento di qualità. Con questo intendo messa in sicurezza degli edifici, manutenzione del territorio, riqualificazione del patrimonio dismesso e abbandonato, spesso ubicato nel cuore della città e quindi già dotato di infrastrutture. Del resto, nell’edilizia, l’unico indicatore economico positivo riguarda il recupero e la ristrutturazione degli immobili. Anche qui il piano, dando maggiori certezze, aiuterà gli operatori edili a sottrarsi alla speculazione in aree tutelate.

In provincia di Lecce ci sono state diverse opere infrastrutturali fortemente contestate dal territorio, in quanto ritenute troppo impattanti per il paesaggio. Penso alla Regionale 8 o alla Maglie – Otranto. Come si pone il piano riguardo le grandi e piccole opere infrastrutturali?

Proprio perché le infrastrutture stradali sono ritenute una criticità, il piano ha previsto delle linee guide dedicate specificamente

Lavori sulla Regionale 8

all’inserimento paesaggistico delle strade. Le nuove strade devono rispondere a dei requisiti particolari: intanto devono far percepire il paesaggio, del resto è indubbio che il paesaggio si coglie attraverso la viabilità. Inoltre il territorio non deve essere deturpato. Il piano prevede solo strade paesaggisticamente compatibili con il territorio. Strade come la Regionale 8 saranno impensabili.

 Anche le infrastrutture vengono spesso considerate come mezzo per creare lavoro. Una funzionalità, quella delle recenti opere stradali, che appare più dedita ad assorbire lavoro che a creare una viabilità efficiente. A risentirne è spesso il paesaggio. La tutela di quest’ultimo può creare lavoro?

Anche quello della realizzazione delle opere stradali è un tipo di lavoro che si limita al tempo del cantiere. Dobbiamo creare un modello di lavoro durevole. Il cantiere di manutenzione risponde a questo requisito, del resto in Puglia le strade non ci mancano. Poi certo che la tutela dell’ambiente crea lavoro. Basti pensare a come si sta muovendo l’Europa con in testa la Germania. Ad esempio penso al bacino industriale della Ruhr, dove si è dato vita ad un grande progetto di riqualificazione ambientale in un area profondamente inquinata. Inoltre la Germania è il primo Stato europeo che ha posto delle norme contro il consumo di suolo, nonostante abbia una densità insediativa minore dell’Italia. Parliamo di un Paese che ha il più alto Pil d’Europa.

Dopo l’adozione del piano lei è stata assediata dalle critiche, sia da destra che da sinistra. Si è mai sentita lasciata sola  sulla difesa del piano? Cosa ne pensa il presidente Vendola?

Basta leggere alcuni passaggi, non riportati dai giornali, del discorso che il presidente Vendola ha fatto alla fiera del Levante per capire che è sempre stato al mio fianco. Egli ha messo l’accento su una “prospettiva del recupero e del riuso piuttosto che la rincorsa affaristica al consumo di suolo. Una prospettiva che aiuta il ciclo delle costruzioni a far crescere il proprio valore aggiunto in termini di qualità, di architettura ambientale, di bioedilizia”. Ha parlato di un “privato e di un pubblico che possono costruire strategie inedite di produzione di ricchezza. La ricchezza sono risorse di reddito e di patrimonio, ma anche qualità dell’aria e dell’acqua, del cibo e della natura”.Più chiaro di cosi.

Quindi porterete avanti il piano cosi com’è?

Assolutamente si, non vedo ragioni per fare passi indietro. Ovviamente non vogliamo fermarci nelle aule della giustizia amministrativa, anche perché ho già saputo di un ricorso in fase di preparazione del comune di Cavallino. Faremo quei correttivi che si rendono necessari per la rapida approvazione del piano.

 

 

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One thought on ““Sul piano nessun passo indietro”. Parola di Barbanente

  1. Guarda caso i leccesi protestano contro una cementificazione delle Cesine sostenendo che la regione abbia autorizzato tale scempio, ne vogliamo parlare?

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