Differenziata zero in Ateneo

All’Università del Salento non esiste un collaudato sistema interno di raccolta differenziata, nonostante l’ente abbia, tra studenti e personale amministrativo, una popolazione di 21.273 individui. Nonostante produca rifiuti quanto una piccola città.

Al bar dell’Ateneo

Le motivazioni di questa mancanza sono varie. Il fatto che le strutture universitarie ricadano nell’ambito di competenza di più Comuni rende già complessa un organizzazione. L’Ecotekne sede delle facoltà scientifiche e giuridiche è in territorio di Monteroni,  le sedi umanistiche sono nel Comune di Lecce. Ciò fa in modo che anche la competenza in materia di gestione della raccolta in Università sia ripartita tra diverse aziende: i rifiuti dell’Ecotekne sono gestiti dall’azienda Monteco, quelli delle strutture universitarie interne al comune di Lecce sono di competenza di Ecotecnica e Axa. Questo per quanto riguarda i due centri più grandi dell’università, perché poi l’ente ha altre sedi distaccate più piccole in altri comuni. Una situazione ingarbugliata dal punto di vista della gestione e della progettazione di un sistema efficiente. Come se ne esce? La soluzione più intuitiva sarebbe: con un’efficiente cabina di regia “interna” all’Università in materia di raccolta differenziata dei rifiuti. Ma in questo senso l’Ateneo salentino presenta qualche falla. Al riguardo il percorso del progetto “Rifiuti zero in ateneo” è un esempio molto chiaro per capire le difficoltà dell’università a gestire questo tema.

Mentre gli atenei italiani si mettevano al passo coi tempi, nelle strutture accademiche salentine la raccolta differenziata è stata un progresso per lungo tempo sconosciuto. Una mancanza che forse si sarebbe ancora protratta nel tempo se non fosse stato per la associazione ambientalista Culturambiente che, nel 2007, decise di proporre un progetto di raccolta differenziata all’Ateneo guidato da Domenico Laforgia. Un progetto “a costo zero” (a parte qualche centinaio di euro per una giornata di sensibilizzazione) basato sulla collaborazione tra Università, Comuni di Lecce e Monteroni e le aziende addette alla raccolta dei rifiuti. Il Comune mise a disposizione le compostiere, la ditta La Cascina, responsabile delle mense, introdusse piatti durevoli e stoviglie mentre le aziende Ecotecnica, Monteco e Axa incrementarono il numero di raccoglitori di differenziata. Anche la Romeo Gestioni, che si occupa delle pulizie interne all’università, comprò due migliaia di “lunette” funzionali a separare il rifiuto all’interno delle migliaia di cestini “gettacarte” (ma in realtà “gettatutto” presenti in aule e uffici). Il tutto venne pubblicizzato in pompa magna, i media locali parlarono in toni positivi di una Università che non avrebbe più prodotto rifiuti (video). Un grande spot e nulla più. A qualche anno di distanza, si può dire che l’unico successo dell’iniziativa “Rifiuti Zero in Ateneo” sia rappresentato dall’introduzione nelle mense di posate in acciaio e piatti in ceramica. Certamente un piccolo (e rivoluzionario) segnale se riferito all’epoca dell’usa e getta, ma, appena fuori delle mense, i risultati non si vedono. E non si vede, al di là del successo o meno di un progetto a finanziamento zero, una politica complessiva di riduzione dell’impatto ambientale dei rifiuti prodotti dall’Università del Salento.

Basta andare a vedere con i propri occhi. In Ateneo così come all’Ecotekne molte compostiere che dovrebbero contenere rifiuti organici sono fatiscenti e colme di bottiglie di vetro e bicchieri di plastica. Tantissimi raccoglitori per la carta e plastica sono pieni di rifiuti di ogni tipo. I gestori del bar di Palazzo Codacci Pisanelli hanno supplito alla carenza di raccoglitori appiccicando dei cartelli sui cestini dei gelati: “Vetro” e “Plastica e lattine”. Al Buon Pastore la situazione non è migliore: i raccoglitori sono tutti ammassati all’ingresso. Sugli altri due piani dell’edificio non se ne trovano. “Devo farmi un piano di scale se voglio buttare della carta in un cestino differenziato. Sopra io non ne ho mai visto uno”, dice una studentessa. Al piano terra dello Sperimentale Tabacchi ci sono tre contenitori di carta e plastica, al secondo piano invece non c’è traccia di raccolta differenziata.  Negli uffici si butta tutto nel comune cestino. “E’ vero che i dipendenti pubblici fanno di tutto ma non chiedeteci di fare anche la differenziata” sbotta un’impiegata. Una sua collega ci spiega – o tenta di farci bere la sua versione – che all’interno dell’edificio vige una sorta di “autogestione”: “Noi buttiamo tutto nel cestino, poi sono gli addetti delle pulizie che devono separare i rifiuti”. Tuttavia anche il più zelante degli addetti alle pulizie avrà difficoltà a separare i rifiuti del cestino della signora, pieno di carte inzuppate dal caffè fuoriuscito da un bicchiere di plastica.

Accanto a Ingegneria (foto luglio 2013)

Spostandosi all’Ecotekne la situazione non cambia. In prossimità del plesso di Ingegneria ci sono due cassonetti colmi di spazzatura, con sacchetti appoggiati accanto. Intorno al cassonetto un buon numero di cani randagi strappa le buste plastica alla ricerca di cibo. E i raccoglitori della differenziata? “Se li trovi! In bocca al lupo” scherzano due studenti, “qui la raccolta differenziata è durata un mese. Adesso se mi serve un raccoglitore devo andare a trovarmelo”.

Antonio Trevisi è l’energy manager dell’Università del Salento, pur non essendoci il settore dei rifiuti tra le sue competenze è stato uno dei promotori del progetto “Rifiuti Zero in Ateneo”. Ci segnala una sua collega come referente del settore (“Ora il servizio rifiuti lo gestisce la dottoressa Stefania Cretì”) ma ci tiene lo stesso a dire la sua su “Rifiuti Zero”: “Il progetto all’Ecotekne è naufragato perché i comuni di Lecce e Monteroni hanno ridotto la presenza di cassonetti, quelli della raccolta differenziata sono quasi tutti spariti. Vicino alle mense non ci sono problemi ma in alcuni punti del campus i cassonetti sono del tutto insufficienti. Ad un certo punto non sapevamo più dove conferire il rifiuto. Questo ha creato una sorta di sfiducia anche all’interno delle strutture perché è inutile che separo il rifiuto se poi tanto sono presenti solo cassonetti di indifferenziata. Si è creata una spirale negativa”.

Ma anche all’interno delle strutture del campus l’efficienza non è delle migliori. Sempre Trevisi afferma: “come prevedeva il progetto avevamo predisposto una dislocazione, tra uffici e aule, di circa 2.000 lunette che venivano incastrate nei cestini e li separavano in due parti, permettendo di differenziare il rifiuto nel momento in cui veniva gettato. In pochissimo tempo queste lunette sono quasi tutte sparite, presumo a causa di furti. Il progetto è naufragato per cause condivise. Un pezzo di colpa è dell’Università, come altrettante responsabilità ricadono sui comuni e sul vandalismo degli studenti”.

Una delle “lunette” di Rifiuti Zero in Ateneo

Ma se ci sono, dove risiedono le mancanze dell’Università? Ad esempio potrebbero essere nella disorganizzazione amministrativa di un settore importante come quello dei rifiuti. Stefania Cretì, che Trevisi ci aveva indicato come figura titolata a parlare sulla questione dei rifiuti, è capoufficio servizi generali dell’Università. Tra questi servizi non compare nessun rimando ad una competenza sui rifiuti. Ed infatti la dottoressa Cretì ci conferma l’inghippo: “Non mi occupo io del settore e mi sembra strano che sia stato fatto il mio nome. Per quanto riguarda i rifiuti e la raccolta differenziata dovrebbe occuparsene il mio collega Antonio Trevisi. Anche se devo dire che l’università non ha un settore rifiuti, anche per questo sulla raccolta differenziata abbiamo difficoltà a seguire la faccenda. Questa confusione dei ruoli dimostra che le competenze non sono chiare. E’ una situazione effettivamente irritante e capisco perché non stiamo facendo progressi. Ci vorrebbe un’organizzazione di base, un piano tra università e comuni. Abbiamo pochissimi raccoglitori per una struttura enorme come l’Ecotekne. Non solo. Non c’è nessuno che viene a svuotare i cassonetti e i rifiuti si accumulano”. Sulla sparizione delle 2.000 lunette incastrate nei cestini Cretì da la sua versione: “ci diedero queste lunette per differenziare il rifiuto ma sparirono subito, seppi addirittura che molti dipendenti amministrativi li tolsero per usarli come portapenne”.

A quanto pare all’Università del Salento non esiste una figura definita che si occupi di un settore strategico come quello dei rifiuti e della raccolta differenziata. Forse anche per questo l’Università non è in grado di fornirci il dato del volume di rifiuti che l’ente produce. Come non è possibile sapere quale sia la percentuale di questi rifiuti che viene smaltita attraverso la raccolta differenziata. 

Da Ecotecnica, l’azienda che si occupa della raccolta nel plesso di Ecotekne, fanno sapere che hanno ridotto il numero di cassonetti per dei validi motivi. Ce lo dice il dottor Marcello Ingrosso, responsabile della ditta: “Abbiamo dovuto ridurre il numero di cassonetti perché all’interno dell’università non veniva fatta alcuna raccolta differenziata. In alcuni cassonetti dell’indifferenziata i nostri operatori trovavano  sacchi pieni di plastica e carta. Era inutile continuare a tenere raccoglitori che non venivano utilizzati, abbiamo preferito dislocarli in punti della città dove sarebbero stati utilizzati dai cittadini. Siamo pronti ad un incremento di cassonetti nell’Università, però ci devono garantire controlli nel conferimento del rifiuto e collaborazione”.

Il fallimento di “Rifiuti zero in Ateneo” è interessante perché offre un piccolo ma significativo spaccato sulla gestione di un settore così delicato come quello dei rifiuti all’interno di quella che dovrebbe essere la comunità più avanzata del territorio salentino. Invece laddove si producono brevetti e si lanciano tecnologie, dove si studia e si produce sapere, ancora non si riesce a separare la carta dalla plastica nelle pattumiere.

Forse, come dice Stefania Cretì, il problema vero è alla base. La raccolta dei rifiuti prodotti da quella piccola città che è l’Università del Salento, va affrontato non da una associazione ambientalista ma da chi la governa. E con i giusti mezzi. Anche in questo settore  il nuovo corso del rettore Zara sarà chiamato a dare delle risposte. L’interrogativo, ad oggi, è ancora lo stesso del 2007: l’Università del Salento può permettersi nel 2013 di non avere un sistema di raccolta differenziata?

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