Una mattina a Porto Miggiano

Che Porto Miggiano, nonostante fosse un area sottoposta a sequestro, sia continuata ad essere una meta frequentata è cosa nota. Durante quest’estate la gente, incurante dei sigilli, scendeva tranquillamente le scalette e si godeva un bagno nella bella caletta di Santa Cesarea. Sicuramente una situazione incresciosa e pericolosa, dato che l’area è sotto sequestro in attesa che le indagini confermino o meno l’accusa di abusivismo edilizio in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e distruzione e deturpamento di bellezze naturali. Quindi il 20 agosto, per impedire definitivamente il passaggio dei bagnanti nella zona sequestrata, la Procura ha ordinato di bloccare il passaggio alla caletta con un grande masso in calcestruzzo sopra il quale è stata fissata una transenna, con tanto di sigilli e ordinanza di sequestro in bella vista. Sarà servito a qualcosa? Decisamente no.

Due giorni dopo eravamo a Porto Miggiano dove la situazione era la seguente: la transenna sopra il masso era stata divelta, i sigilli tolti e l’ordinanza di sequestro strappata. A parte quel grande masso poggiato sulle scalette non era più chiaramente visibile nessuna misura che evidenziasse il sequestro dell’area. Già dal parcheggio del resort “Diciannove” era possibile notare il flusso di gente che saliva e scendeva le scale. I bagnanti scavalcavano tranquillamente il masso e si dirigevano in direzione della spiaggetta. Come se niente fosse. Un nonno sollevava il proprio nipotino verso le braccia di una signora che dall’altro lato dell’ostacolo porgeva le braccia per prenderlo. Ragazzini in fila indiana camminavano sul muretto scendendo tranquillamente in direzione del mare. Ma il nuovo provvedimento, nonostante tutto, non era passato inosservato. I bagnanti, infastiditi dal fatto di trovarsi un ostacolo sulla via del refrigerio, borbottavano animatamente. “Perché ci impediscono di andare in una delle più belle spiagge del Salento” affermava un anziano signore. Insomma “Perché?”, era questa la domanda più ricorrente dei bagnanti alla vista del blocco del passaggio. In breve tempo era chiara una cosa: molte delle persone che quella mattina si erano recate in questo lembo di scogliera, la maggior parte delle quali turisti, non avevano la benché minima idea che la cala di Porto Miggiano fosse sotto sequestro. Ed era chiara anche la motivazione di questa disinformazione: con la rimozione dei sigilli e dei cartelli qualcuno aveva fatto in modo che di questo sequestro non rimanesse nessuna traccia visibile. Un meticoloso lavoro volto a far scomparire la mano della Procura. Il risultato è stato che la gente, non capendo l’accaduto, ha percepito il blocco come un’ ingiustizia, un torto verso chi vuole accedere ad una spiaggia pubblica.

Il fatto che stessi scattando delle foto ha attirato l’attenzione su di me. Ad un certo punto, circondato da decine di turisti, mi sono trovato nella scomoda posizione di dover spiegare personalmente che cosa fosse accaduto. Ho parlato delle indagini che la Procura di Lecce, tramite i sostituti Elsa Valeria Mignone e Antonio Negro, stava conducendo. Si è acceso quindi un piccolo dibattito e c’è stato anche chi non mi ha creduto, “dove sono i sigilli, dove sono i nastri? Qui non c’è niente. Io lavoro al tribunale e non ho mai visto una cosa simile” afferma un turista. Ho spiegato che i nastri c’erano ma che erano stati rimossi da ignoti. Un ragazzo stizzito esclama “perché non mettono sotto sequestro i due resort invece della spiaggia? Forse perché lì girano i soldi veri?”. Una donna fa un altro ragionamento “ come al solito in Italia le cose si fanno a scoppio ritardato. Quando ormai il danno è compiuto. Non si doveva lasciare costruire sopra la falesia. Adesso è tardi”. Infatti è tardi, sono quasi le 12.30 e fa un gran caldo. Il piccolo e improvvisato sit-in si interrompe sotto i colpi del solleone. I bagnanti si dispongono di nuovo in fila indiana, meglio scavalcare quel gran masso e godersi un bagno di fine agosto.

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