Welc(h)ome – il fotoreportage di Francesca Fiorella

Respirare il tanfo di un fatiscente stanzone, lavarsi in una grande tinozza di plastica, convivere ammassato con dieci persone, straniere come te, in un’unica camera da letto, indossare in casa giubbotto e cappello di lana perché i termosifoni non hanno mai funzionato, lavare e accudire un anziano per 700 euro al mese, tornare a casa e trovare un marito invalido, due nipoti disoccupate e i muri che cadono a pezzi. Sono situazioni che potrebbero evocare luoghi lontani, Paesi dove la miseria è all’ordine del giorno. Ma queste immagini parlano di una parte di Lecce. Sono le condizioni di vita in cui versa larga parte degli immigrati che decide di lavorare e vivere nel capoluogo salentino. Fra qualche giorno, precisamente a partire dal 11 Luglio, molte di queste immagini sarà possibile vederle al Castello Carlo V di Lecce, in una mostra fotografica a cura di Francesca Fiorella. Del progetto della giovane fotografa salentina, denominato Welc(h)ome,  è stato pubblicato un piccolo stralcio in anteprima su 20centesimi insieme a un reportage che metteva in luce le drammatiche condizioni abitative degli immigrati residenti a Lecce. Uno spaccato di vita locale dove la miseria è forse meno visibile, ma non per questo meno bisognosa di giustizia.

Se è vero quanto diceva il fotografo ungherese Brassai, ovvero che “la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare”, allora la forza di queste immagini può spingere a pensare ad un nuovo concetto di accoglienza e responsabilità. Le foto possono incalzare la politica affinché consideri gli immigrati come parte integrante della città. Possono invogliare i leccesi a sentirsi più vicini, più empatici, verso i cittadini stranieri. Anche perché, piaccia o non piaccia, i numeri parlano chiaro: Lecce è una città che negli anni ha visto aumentare nettamente il numero degli stranieri. In città gli immigrati erano 1.315 nel 1995. Nel 2011 erano 6.058. Dal ’99 al 2011 l’incidenza degli stranieri sulla popolazione è salita dal 2,8% al 6,3%. Senza dimenticare che a queste cifre vanno aggiunti i numerosi clandestini il cui numero non può essere rilevato con esattezza. Insomma, piaccia o non piaccia, Lecce è destinata a diventare un centro sempre più cosmopolita. E in questo scenario la politica stenta ancora a dare delle risposte certe.

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