La valigia di legno di Loredana De Vitis

Diverse persone amanti delle inquadrature repentine e dei giudizi banali che, tramite me, si sono imbattute in Loredana De Vitis, la giornalista e scrittrice leccese, hanno detto:  ‘è esuberante’. Altri hanno mi hanno regalato come analisi più interessante un laconico: “Osa”. Anna, la protagonista del suo primo romanzo ‘Tanto già lo sapevo’ risponderebbe ‘Ma esuberante, esattamente perché?’ oppure “Osa? Che cosa osa?”. Con domande banali Anna mette in difficoltà chiunque. Ma non è esattamente una che critica la società. Ha troppe cose da fare. Si limita a fare domande disarmanti e banali ad una società che non ha nulla da fare se non emettere sentenze su di lei. Queste, tra le poche cose che Anna ha in comune con la donna che l’ha inventata.

Loredana De Vitis viene definita ‘performer’ più che scrittrice. Lei si definisce scrittrice e basta, perché tutto ciò che fa – dalle illustrazioni all’azione politica, dal mettere in scena sue opere sino alla mostra fotografica sugli stereotipi della bellezza femminile –  lei lo definisce: “forme di espressione funzionali alla scrittura”.  In realtà la sua “esuberanza” e il suo coraggio si potrebbero raccontare anche attraverso il cammino che ha fatto fare ai suoi due romanzi: “Storie d’amore Inventato” e “Tanto già lo sapevo”.

Loredana De Vitis e la sua valigia di legno

Si è opposta alla logica degli editori locali, che spesso chiedono onerosi contributi per la pubblicazione di opere prime,. E, ormai cinque anni fa, si è fatta carico della gestione (creativa ed economica) di tutta la filiera della produzione, distribuzione e promozione del suo romanzo. Dalle spese di presentazioni alla pubblicizzazione, dall’ufficio stampa all’organizzazione a 360° delle performance tratte dai suoi libri, spingendosi sino al progetto dell’edizione in inglese dell’e-book della sua opera prima “Five stories on the love we made[up]“.

Il circuito al quale si è affidata è il più noto nel campo dell’auto produzione letteraria, ilmiolibro.it, legato al gruppo L’Espresso e a un sistema di concorsi e pubblicità che si auto alimenta nella community interna. Dopo tre anni di performance teatrali della sua raccolta di racconti (di cui era ovviamente anche regista, sceneggiatrice e direttore artistico), presentazioni in tutta Italia e reading in luoghi di varia natura, Loredana De Vitis è arrivata nel 2012 al concorso Ilmioesordio, vincendo, con il suo secondo romanzo, ‘Tanto già lo sapevo’,  il premio della scuola Holden di Alessandro Baricco (in pratica il premio della critica).

Venerdì 17 maggio alle ore 20.00 porterà la sua valigia in legno foderata in lino banco piena dei suoi libri nello scenario ‘formale’ di Feltrinelli Point di Lecce.  L’artista con la valigia di legno e lino, sulla quale a turno giocano le gatte che si prendono cura di lei, ha acquisito in anni di performance e presentazioni, una capacità di osservare le persone facendole diventare talvolta pezzi delle sue storie. Ma soprattutto ha acquisito una capacità di auto promuoversi che farebbe invidia (leggi che fa oggettivamente gola) ai più navigati editori locali.

Eppure la presentazione in Feltrinelli la mette in visibile eccitazione. Come se già non avesse parlato dei suoi personaggi davanti a mezza Italia, come se già non si fosse messa in discussione in ogni modo possibile,   negli ultimi giorni ha già fatto svariate visite in libreria per vedere ‘come è organizzato il tutto’ (cit De Vitis). La sua onnipresenza ovunque si parlasse delle sue opere è ben nota agli ‘uomini del casello’ di via della Ferrandina, che l’hanno seguita nella messa in scena dei racconti.  In questo frangente De Vitis ha collaborato con attori, musiciste, pittrici, allestitrici e allestitori che avevano in comune due sole cose: un talento adatto a Loredana e la capacità di lavorare con lei. Che non è proprio da tutti.

È un debutto formale, questo in Feltrinelli, in un circuito editoriale tradizionale che sembra guardarla con attrazione e sospetto. E la cosa è reciproca. Diciamo che la sua valigia di legno non sostiene il peso di editor invadenti e non ha abbastanza  posto per i contratti farsa. Deve restare scevra da ingombri inutili, per permetterle ancora di portare le sue storie con lei, sinché è lei a decidere dove, quando e come. Strade traverse e impervie, ma autonome, per continuare a scrivere e parlare dei propri libri, anche nell’attesa che ‘un buon (leggi vero) editore mi trovi’ (cit Loredana De Vitis).

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