L’isola di Rina Durante

Fu qui che stordita dal profumo delle ginestre mi sentii (per la prima volta) poeta!
Rina Durante

Pare di vederla seduta ancora là, Rina Durante, a Saseno, mentre guarda i tramonti infiniti e le verdi vallate di quell’isolotto, avvolta dai pascoli azzurri e dalle vette aguzze d’Albania, un paradiso che in estate si tingeva di giallo per le ginestre in fiore. La scrittrice salentina ha vissuto la sua infanzia “selvaggia e spensierata” proprio lì, su quella piccola isola che chiude il golfo di Valona, una sentinella tra Ionio, Adriatico e Balcani, per questo nei secoli  presidio militare di sempre nuovi occupanti: turchi, italiani, inglesi, tedeschi. Un’isola avvolta nel mistero che, negli anni successivi, si è rivelata una presenza costante nella scrittura di Rina Durante, un continuo riecheggiare nelle sue interviste, nei suoi reportage giornalistici, nelle sue opere letterarie. Una presenza, però, misteriosa e irreale, che la scrittrice avrebbe voluto, almeno una volta, poter rivivere e riabbracciare.

Sasena. Rina da bambina, in piedi a sinistra insieme alle sue sorelle sull’isola di Saseno, per gentile concessione di Caterina Gerardi e della Famiglia Durante.

“Saseno è stata per Rina il sogno di tutta la vita. Avrebbe voluto tornarci ed ha provato a farlo più volte, sempre senza risultato. Per me, dalla notte in cui Rina ci ha lasciato, è diventata un pensiero costante: dovevo a tutti i costi conoscere quel luogo mitico dove la mia amica aveva imparato ad amare i libri e il mare”. Con queste parole, la scrittrice e fotografa salentina Caterina Gerardi, ieri 15 maggio, in occasione della presentazione del suo lavoro letterario e documentaristico dal titolo “L’isola di Rina”, ha spiegato alla platea che riempiva la sala di Torre del Parco il senso più autentico della sua produzione. Un film e un libro, edito da Milella, per ripercorre le tappe dell’infanzia della scrittrice e amica salentina, seguendo il filo dei suoi racconti. Il volume di 184 pagine, corredato da circa 150 fotografie, contiene in una sezione i testi di Rina Durante relativi all’esperienza vissuta a Saseno, nell’altra gli scritti delle amiche che hanno partecipato al progetto. Un viaggio alla scoperta di quei luoghi, un percorso fotografico, storico e suggestivo, una ricostruzione accurata fatta di parole e sensazioni che cercano di far rivivere la Saseno degli anni ‘30, abitata unicamente da 1.500 marinai e dalla famiglia Durante. Un lavoro che ha incontrato, spiega l’autrice “non poche difficoltà”. Ci sono voluti tre anni per avere le autorizzazioni, perché a Saseno nessun civile è mai approdato. E poi, “attese snervanti, code infinite, giornate intere senza concludere nulla”. Poi, finalmente, nel 2010, arriva l’ok dal Ministero della Difesa albanese. Il progetto poteva essere realizzato e il sogno di Rina esaudito. L’autrice si ferma, sorride, fa un respiro profondo e confessa commossa “per più di un momento ho creduto che tra loro, tra le sagome di quella banchina, ad aspettarci, ci fosse anche Rina. Il cuore mi tremava, avrei voluto avere occhi dappertutto utilizzandoli come fossero un grandangolare estremo”.

Ricostruire gli anni della sua infanzia, dal 1931 al 1939, in cui Rina visse “sul cucuzzolo della montagna”, con le sorelle maggiori, la madre Lucia e il padre, capo militare delle truppe italiane che occupavano l’isola albanese. Lì, Rina Durante ha costruito le radici della propria esistenza, toccando la terra e l’infinito, diventando poi la scrittrice che ormai tutti conosciamo. Poi, nell’aprile del 1939, quando Mussolini occupò tutta l’Albania, il trasferimento a Melendugno e una nostalgia che per la scrittrice non ebbe mai fine:

“Quando arrivai nel Salento, Saseno, dove avevo trascorso l’infanzia, era divenuta già un mito. Questa nuova terra aridissima distesa all’infinito senza alcun ostacolo che ne interrompesse la teoria delle pianure, brulle, questa nuova variazione della crosta terrestre così ostinatamente incolore, sfornita e povera d’ombra s’accampò come un triste emblema nello spazio del mio spirito. M’impegnai ad odiarla fino alla morte e, nella mia ostinazione infantile, durai finché potei. Ma quando giungeva primavera, una commossa animazione, mi scioglieva il nodo del petto: ripensavo ai pascoli azzurri dell’isola, le vette aguzze dell’Albania, l’antro verde delle argentarie, umido di frescura. Le immagini dell’infanzia, legate ai luoghi che affioravano, mi consumavano di angoscia.”

Caterina Gerardi

Ed in quei luoghi, tra stradine sterrate, tratturi sconnessi pieni di cartucce e bombe di qualsiasi tipo, Caterina Gerardi, accompagnata da Rosella Simone e Ada Donno, è andata alla ricerca delle argentarie, delle ginestre, delle scorciatoie percorse da Rina e dalla sorella Pia per arrivare mare, della “casa sul cucuzzolo”, oggi abbandonata e quasi distrutta, fatta di piccole stanze.

In un silenzio disarmante, interrotto dal rumore del mare, da fruscii, dai cinguettii e dal vento, pareva di incontrare quella bimba “impertinente e amante della natura, selvaggia e battagliera”, che rivive in quei luoghi e nelle parole della sorella Pia che, con nostalgia e dolore, racconta nel film aneddoti e simpatiche storie di quella sorella “un po’ matta ed esuberante”, che faceva della libertà e dell’amore per la natura l’unica ragione di vita. Una fanciulla capace di perdere ore e ore per scrivere di tutto, filmare con gli occhi il circostante e fermarlo su un foglio. Pare di vederla ancora lì, persa tra “i  tramonti infuocati, i cieli straordinari e le lune gigantesche”, in una Saseno che parla ancora di lei, in quell’isola misteriosa che conserva ancora le tracce indelebili di Rina Durante.

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5 thoughts on “L’isola di Rina Durante

  1. grazie Giusy, mi è piaciuto molto. E' stata una sorpresa emozionante. Ti abbraccio e ti ringrazio tanto.
    Ci vediamo mercoledì 22 sempre alla Torre del Parco.

  2. Grazie a Lei, che mi ha fatto conoscere qualcosa in più di quella bimba e scrittrice "un po' matta e battagliera". Alla prossima, un abbraccio.

  3. Ho letto che si farà un film ? E' vero ? chi sa dirmi qualcosa?tantissimi anni fa ho letto ' La Malapianta ' della Durante e mi piacque molto! sono orgogliosa di questa salentina mia compaesana!!!! (sono nata a borgagne, ma ufficialmente il mio documento riporta Melendugno!)

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