I partigiani salentini tornati alla memoria

Il Salento viene ricordato più come la terra del gerarca Achille Starace che come terra di ribellione al nazifascismo. In realtà, pur in una cornice di generale a-fascismo, anche la Terra d’Otranto diede un contributo importante alla lotta contro il nazifascismo. Tanti – sconosciuti ai più – furono i combattenti salentini che parteciparono alla resistenza, molti gli antifascisti che nel ventennio rischiarono la vita e la perdettero opponendosi a un regime che aveva inglobato, nella partecipazione, nella connivenza o nell’indifferenza, ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica.

Furono 691 i deportati salentini, 180 dei quali deceduti nei lager. E furono 1.281 i partigiani originari della Provincia di Lecce (300 circa per quelle di Brindisi e Taranto). E ancora centinaia furono gli antifascisti confinati, incarcerati e in qualche caso uccisi negli anni della dittatura.  Lo racconta, con minuzia, Pati Luceri, autore del libro Partigiani, Antifascisti e Deportati di Lecce e Provincia, pubblicato già in seconda edizione da Giorgiani Editore. Un lavoro approfondito di ricerca storiografica, realizzato incrociando tutte le fonti disponibili, che permette di restituire l’ampiezza finora ignorata dell’antifascismo salentino. Luceri ha scritto 400 pagine, un lungo elenco di nomi, cognomi e storie di partigiani, deportati, soldati, carabinieri semplici cittadini originari del Salento che si opposero al fascismo.

Un lavoro nato, spiega l’autore, da due esigenze, una storiografica e una personale (Pati Luceri è un militante antifascista di lungo corso):

 “Colmare il vuoto di conoscenza presente in Terra d’Otranto sulla presenza e attiva partecipazione di partigiani leccesi, brindisini e tarantini nei vari luoghi che hanno visto le brigate partigiane schierarsi contro il nazifascismo, cercando nel mio piccolo di ringraziare chi ha contribuito a darmi questa libertà. E, in secondo luogo, provare a dare una sorta di schiaffo morale alle Istituzioni tutte, provinciali e non, di centrodestra e di centrosinistra, che in tutti questi anni non si sono mai cimentate in una ricerca simile, tradendo la Resistenza.”

Pati Luceri
Accanto ai nomi più conosciuti degli antifascisti (solo per citare qualcuno, Casalino, Mauro, Refolo, Sozzo, Povero, Milinanni), nel libro si leggono i più comuni cognomi del Salento, tanto che il primo impulso che si prova è cercare, in quell’elenco, i propri nonni, i propri compaesani, le persone di cui si è sentito raccontare. Luceri annota storie e vite classificate per nome e cognome, brigata d’appartenenza, paese d’origine, nome dei genitori, data di nascita, nome di combattimento, periodo di militanza partigiana e presidi di lotta. Il quadro che ne emerge racconta un’altra storia, quella partigiana e antifascista, fatta da gente di umili origini, per lo più contadini, bandisti, artigiani che hanno lottato con la vita. È la storia di Ugo Baglivo, di Alessano, fucilato nelle Fosse Ardeatine; di Michele Schiavone, di Scorrano, prima monaco e poi anarchico, confinato nel carcere di Turi dove muore nel 1935; del poeta e pittore Giuseppe Sozzo, di Surbo, prigioniero nei lager in Polonia e poi in Germania, del regista cinematografico Emanuele Caracciolo, nato a Tripoli da genitori gallipolini, imprigionato a Regina Coeli e ammazzato con un colpo di pistola alla nuca. O di Graziano Fracasso, di Tricase, e Giuseppe Nocco, nativo di Maglie, entrambi combattenti sul Monte Tricorno, due soldati che si riconobbero dal proprio dialetto tra le bombe e i colpi di fucile, e giurarono di salutare ognuno i parenti dell’altro se uno di loro fosse rimasto ucciso. Fu Fracasso a recarsi a Maglie, commosso, davanti al portone della famiglia Nocco.

Pati Luceri si definisce un “topo d’archivio” che ha voluto, a modo suo, cominciare a gettare le basi per ricostruire questa parte della memoria storica del Salento, per superare la cortina di silenzio che ha avvolto fino ad oggi quei nomi. E per fare in modo che raggiungano le nuove generazioni. Il libro è già stato venduto in più di mille copie e Luceri l’ha già presentato in molti comuni del Salento, incontrando in moltissimi casi i parenti di molti semplici antifascisti citati nelle sue pagine.  E incontrando anche alcuni anziani che ricordano ancora quei giorni con dolore e orgoglio.

Pati Luceri, militante antifascista di lungo corso, lo fa con cuore sincero, votato alla causa della memoria storica e della formazione delle nuove generazioni. Ha inserito una brevissima citazione all’inizio del volume, il grido del partigiano e autore francese Stephane Hessel: “Indignatevi!”. Incitazione tornata alla ribalta di recente. Perché anche delle nuove ribellioni Luceri vuole mostrare le radici antiche,  “affinché il vuoto di valori e la mancanza di ideologie alle quali stiamo assistendo possa finalmente essere colmato”.

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