L’autoassoluzione impossibile

Tra le altre, il processo di autoassoluzione della frantumata classe dirigente del Pd si nutre di argomentazioni di questo tenore:

 

“I giovani deputati che si fanno influenzare dalla rete non sono maturi per stare in Parlamento “(che poi va a finire che non votano Marini). Il problema non è rappresentato da chi non ha votato Marini ma da chi ha impallinato Prodi;

Il ribaltamento in positivo di questo dato: “Venti milioni di italiani non hanno accesso a Internet” (qui si sfiora il talebanismo);

Il conseguente presupposto che i venti milioni di cui sopra in questo momento siano tutti in visibilio all’idea di un “governissimo politico”;

Lo sbandieramento della “saggezza” di Napolitano la cui rielezione tramuta un drammatico epilogo in un lieto fine (no, è stato un accordo al ribasso causato dalla inettitudine dei dirigenti del Pd e dalle loro faide interne, chiedetelo a Napolitano);

Lo scaricamento indecoroso, via Scalfari, di una personalità della sinistra italiana come Rodotà, bollato con l’epiteto: “Candidato di Grillo”. Si fa finta di ignorare che Rodotà , di recente, sia stata l’icona delle battaglie referendarie su acqua e nucleare, di fronte alle quali i dirigenti del Pd si mostrarono disinteressati. I risultati di quei referendum furono questi.

 

Non viene presa in considerazione, invece, la domanda che oggi Rodotà gli rivolge su Repubblica: “Ci si dovrebbe chiedere come mai persone storicamente appartenenti all’area della sinistra italiana siano state snobbate dall’ultima sua incarnazione e avviano invece sollecitato l’attenzione del Movimento 5 stelle”. E viene rimossa una semplice e banale promessa, che appena torneranno nei loro circoli gli verrà ricordata: avevate detto NO ad accordi politici con Berlusconi.

 

 

 

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