Lu sindacu nesciu

Se c’è qualcosa che colpisce in questa acclamazione di Paolo Perrone (il sindaco più apprezzato d’Italia dai suoi concittadini) è il fatto che il riconoscimento sia arrivato mentre spegne le luci dei lampioni per risparmiare, rinegozia i contratti con le ditte che raccolgono i rifiuti, abbassa gli stipendi agli impiegati comunali. Ecco perché è interessante: dimostra che si può essere al governo in tempo di austerità forzata e ed essere popolari. I più popolari.

Ecco perché sarebbe stato ancor più interessante conoscere i motivi per i quali quei 513 leccesi (su 800 intervistati) hanno dichiarato telefonicamente a Datamonitor il loro apprezzamento per Paolo Perrone: capire cosa, del microuniverso comunicativo del sindaco di Lecce, riesce a fare breccia. Invece non conosceremo mai le loro ragioni, che restano oscure e generiche come quelle che muovono i like sulle foto di Facebook (ti piace il soggetto, la foto, la luce, i colori, il fatto che l’abbia caricata proprio in questo momento, il messaggio che esprime, il fatto che l’abbia postata io o il paesaggio sullo sfondo?). Ci piace e basta.

Il tema “Perrone sindaco più amato” resta dunque una traccia ad interpretazione libera. Secondo lui – lo dice oggi a Quotidiano – il fatto di non aver nascosto i problemi finanziari del Comune e di aver condotto alla luce del sole battaglie contro i disastri peggiori del ventennio di centrodestra, lo ha premiato (neutralizzando la comunicazione politica della sua opposizione, troppo concentrata su quegli stessi problemi che Perrone ha mostrato di voler risolvere).  Anche l’austerità, presentata in questa chiave, finisce per somigliare alla diligenza del buon padre di famiglia. Quello che si fa amare, nonostante tutto.

Comunque è inutile fare sangue acido dalle parti della sinistra. Paolo Perrone è diventato, in questi anni, un riconosciuto dirigente politico della altrimenti sgangherata destra cittadina, fatta anche di gente che si lamenta per una multa, o se gli tolgono la tessera dello stadio o il pass per parcheggiare gratis in centro. Grazie alla rielezione al primo turno ottenuta a maggio dell’anno scorso (l’unico sondaggio che conta davvero), il sindaco ha guadagnato l’autorità e l’autorevolezza per zittire d’imperio i capricci dei suoi e, recentemente, cominciare a parlare direttamente ai cittadini attraverso la stampa e i social network, arrivando gradualmente ad affrancarsi dal condizionamento dei partiti (in primis il suo), da quello dei gruppi consiliari e dagli equilibri politici della sua maggioranza nei quali alcuni lo vorrebbero imbrigliare (per esempio nella composizione della giunta).

Ma c’è qualcosa in questo successo di Perrone, che non è legato strettamente alle sue capacità. Il sindaco non parte da zero ma da una base di consenso, quella del centrodestra, che è radicata e maggioritaria in città da quando esiste la Repubblica Italiana. Un consenso dalle solide radici, fatto di persone che occupano dai più bassi ai più alti posti della catena di controllo dell’economia, dell’amministrazione e in un certo senso della della società leccese. E che ora ha al suo vertice un sindaco giovane, di successo, che comunica in modo gradevole.  La ciliegina sulla torta. Ecco il motivo per cui piace, Perrone. È il volto nuovo di un sistema antico che ha disperatamente bisogno di perpetuarsi. Con il naufragio – scampato? – delle casse comunali e la buia stagione delle inchieste su Filobus, via Brenta, Boc tutto faceva pensare che il sistema fosse marcito. Poi la leadership carismatica di Perrone è uscita fuori e ha dato speranza a una città che – in maniera bipartisan – ha sempre espresso un bisogno di leader più che di buoni amministratori (e ciò non significa che Perrone non lo sia). Da Massari, a Corvaglia, a Salvemini, alla Poli Bortone (anche lei fu ai vertici della stessa classifica, qualche anno fa). In questo senso la “maturazione” della leadership di Perrone è, a suo modo, un’altra delle grandi tradizioni di questa città che viene rispettata. Chiamiamoli, se volete, corsi e ricorsi storici. E chiamiamolo, anche lui, lu sindacu nesciu.

foto paride de carlo

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