Il superassessore

Il rischio che una carica da assessore possa impomatare, imborghesire e, alla lunga, omologare anche il più giovanile e prestante dei figli del centrodestra salentino, è un rischio che Andrea Guido ha deciso di non correre. Purtroppo, la spregiudicatezza e l’originalità nella gestione di un ruolo come il suo – e della comunicazione che ne deriva – alla lunga può lasciare il fianco scoperto alle critiche e a qualche derisione. Anche il fianco meglio provvisto di addominali laterali.

L’habitat naturale di un assessore – anche se all’ambiente – è costituito da grigi uffici; cene di maggioranza, magari col coltello in mezzo ai denti; White 7 per lo shopping; tutt’al più, quando proprio va alla grande, una conferenza stampa animata dalle domande di qualche giornalista dal pollice verde.

Andrea Guido ci ha regalato invece un’interpretazione del tutto inedita del suo ruolo. In virtù anche dello straordinario risultato elettorale alla scorsa tornata, da consigliere comunale è divenuto un superassessore, un Überpolitiker: il primo della storia locale a spostare sul terreno della fisicità, della velocità, dello sprezzo del pericolo, la sua azione in quanto componente dell’organo esecutivo di un ente territoriale locale.

C’è della sabbia che ha causato lo straripamento del bacino di Torre Chianca? E’ Guido a intervenire, rimboccandosi le maniche e spalando di persona. A metà fra un medioman e uno di quei santi le cui vite decorano le predelle d’altare delle cattedrali di cui sono intestatari (avendole salvate da pestilenze, incendi, alluvioni e ogni altra sorta di calamità naturale), Andrea Guido interviene quando varie tipologie di disgrazia si abbattono sul territorio da lui amministrato, in specie le marine. Aspettiamo di vedere come si comporterà nel corso della bella stagione, quando i bambini habitué dei lidi più esclusivi di San Cataldo lo chiameranno per rafforzare i ponti levatoi dei loro castelli sul bagnasciuga.

Nel frattempo, proprio come il Superman descritto benissimo nel film Kill Bill di Quentin Tarantino, Andrea Guido non è un supereroe che ha bisogno di travestirsi, per espletare le sue funzioni tanto superiori a quelle di un uomo qualunque (spruzzare diserbanti, svangare paludi, correre sulla sabbia coi pantaloni lunghi, curare i propri deltoidi). Bensì, è quando è in giacca e cravatta, in sala Giunta, che è travestito, che è diverso da sé, che sta tradendo la sua natura.

Se qualche volta parlasse, Guido sarebbe più un dio greco che un supereroe da fumetto, di quelli che, come da manuale, intervengono ex machina per dirimere questioni fondamentali all’intreccio delle tragedie di Euripide o Eschilo. Ma lui più che altro agisce, ed ecco il risultato.

L’agiografo ufficiale di Guido è il fotoreporter Andrea Stella, che cura anche le didascalie delle immagini che pubblica su Facebook, non prima di aver impresso un watermark delle dimensioni di un gabbiano reale, nel caso potesse venirci qualche dubbio sull’autore degli scatti o, peggio, se qualche malintenzionato decidesse di rubarle. Stella pare godere di un’esclusiva pressoché totale sullo storytelling delle vicende legate a questo tipo di superpoteri, oppure di un tempismo ancor più supereroistico di quello di Guido stesso. Un tempismo che gli è necessario per essere puntualmente sui luoghi delle prodezze assesorili in tempo utile a produrre le immagini, di cui alcune, per forza di cose, sono catturate in corsa.

Le suggestioni tratte dalla mitologia classica, dal cinema, dalle vite dei santi sono molteplici e tutte interessanti.

In questa immagine è possibile ammirare Andrea Guido in posa da Colosso di Rodi, la gigantesca statua del dio Sole che la tradizione vuole che i rodiesi posero a difesa del loro porto. Sì, la didascalia recita proprio quello che sembra: L’assessore all’ambiente Andrea Guido monitora la sicurezza delle marine leccesi.

Con la mascherina in volto Guido somiglia più a Batman che a Superman e manifesta tutta la modestia dell’eroe che eroizza ma non vuole essere riconosciuto, preferendo restare nell’ombra.

Come dicevamo, sono le foto scattate di corsa che ci fanno venire qualche dubbio più serio sulla spontaneità delle pose. Ma non sono dettagli come questi il vero punto.

Tutte queste immagini sarebbero validissime se non fossero pubblicate su Facebook. Se Guido, in altre parole, non disponesse dell’agiofotografo Stella. Se quelle bonifiche le facesse e basta. Magari un articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno, ogni tanto, ci potrebbe anche stare. Ma le predelle d’altare con le res gestae, no. Sono stratagemmi che Cito, a Taranto, avrebbe usato per documentare le sue mangiate di cozze in mezzo al popolo, e che solo la possenza (e l’originalità, rispetto all’establishment del perrones medio) di Guido eleva all’ambito di fatica di Ercole.

Una delle citazioni attribuite a Banksy, il grandissimo street artist cui nessuno riesce a dare un volto, recita più o meno così: “Se vuoi che qualcuno sia del tutto ignorato, fagli una statua di bronzo a grandezza naturale e piazzala al centro di una città”. Se il problema di Andrea Guido era il rischio che il suo apporto assessorile venisse ignorato dalla gente, allora sta sbagliando strategia. Con immagini e messaggi come questi il gioco non vale la candela. Anzi, finire per essere derisi è quasi una certezza. Le potenzialità di un assessore giovane, robusto e certamente fuori dagli schemi come nessuno può negare che Guido sia, andrebbero raccontate in modo differente, altrimenti sono un patrimonio di comunicazione disperso, controproducente alla sua immagine, se non nella cerchia più stretta dei suoi amici dal mi piace facile.

Del resto: dai nemici delle marine mi guardo io, ma dagli amici di Facebook mi guardi Dio.

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