Tagli di qualità

foto paride de carlo

Si, è vero, la politica costa troppo. Occorre abbatterne i costi. A tutti i livelli. Per fare cassa, non v’è dubbio, ma anche per allinearsi a quel messaggio complessivo di cambiamento che sta investendo la classe dirigente italiana, Santa sede compresa. E’ un fatto di forma e di sostanza. Dopo anni di vacche grasse, grassissime, ora tutti in trincea a dare l’esempio o a pretenderlo. Meglio tardi che mai, per quanto in molti casi si tratti di pura sopravvivenza allo tzunami grilloide.

Prendete il sindaco di Lecce Paolo Perrone e la vigorosa crociata contro gli sprechi. Sono anni che il Comune di Lecce fa numeri da circo lungo il filo sottile del default, tra operazioni di finanza creativa e sprechi di cassa vari ed eventuali. Ma solo oggi i tempi sono maturi per sfidare chiunque a fare i conti – pubblicamente – con eventuali ritrosie (vedi il malcapitato Pietro Scrimieri, direttore generale di Lupiae Servizi, costretto a furor di popolo a disdire il contratto di noleggio dell’auto di rappresentanza). Lo stesso dicasi per il dimezzamento dello stipendio della seconda e terza carica dello Stato, per la virata francescana di Santa Romana Sede e per il vitalizio di Giuliano Amato devoluto in beneficienza.

C’è però una regola aurea del commercio che tutti noi abbiamo imparato a memoria da quando abbiamo imparato a muovere i primi (in)consapevoli passi da consumatori: la qualità costa. Volete avere un consulto medico dal più quotato specialista? Costa. Volete un’auto performante? Costa. Volete mangiare sano? Costa. Volete di svapare come si deve? Costa. Volete un sito fatto bene? Costa. Comu spiendi mangi, dicono i leccesi saggi.

Da qui la domanda. Sarà sufficiente tagliarne i costi per avere una classe dirigente di qualità?

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