Poesia nel Salento. Dall’attesa al movimento.

foto di Monica Romano
Noi e la poesia, dove eravamo rimasti? A Sud, quel frammento perduto di storia culturale italiana. Almeno secondo l’opinione (di fatto più che condivisibile) di Mauro Marino, giornalista e fondatore di Fondo Verri. E in questo Sud così lontano da divenire con il passare del tempo sempre più artisticamente autonomo e indipendente, troviamo lo spaccato sui generis della cultura poetica del Salento. Nelle librerie di Lecce, anche dove ci sono 400 mq di libri su più livelli, alla poesia sono dedicati al massimo un paio di scaffali: classici italiani e stranieri (quelli richiesti nelle scuole), assieme a Verga, Dickinson e alcuni latini e greci. Poi i poeti del momento, la maggior parte dei quali saliti finiti sotto la lente della curiosità dopo citazioni televisive o drammatici decessi. Accanto a loro i casi commerciali più che artistici di ‘improvvisazione poetica’. Come Ligabue: musicista, romanziere, regista e a quanto pare anche poeta.

Nella maggiore libreria leccese (e pugliese), Liberrima, c’è un solo scaffale dedicato alla poesia. Pochi gli italiani contemporanei. Pochissimi i salentini. Gianluca Conte (Lupo editore), il localmente illustre Stefano Cristante (Manni) e un paio di copie di ‘Poetico Delirio’ di Marco Vetrugno (Lupo editore). Quest’ultimo non nega che, messa da parte la propria timidezza ha consegnato di persona alcuni dei suoi testi alle librerie di Lecce che, a quanto pare, mercato o non mercato, vendita o non vendita, hanno comunque esposto. I testi ritmati, quasi di respiro asmatico, che si leggono in Poetico Delirio, la prima raccolta di Marco Vetrugno, hanno tematiche che dietro al disagio, manifestano una forte emotività e capacità percettiva delle sfumature del reale. Marco si presenta come un esempio di ‘termometro della società’, utilizzando le parole scelte dal suo editore nel descrivere i poeti giovani. Sono versi venuti fuori da un momento difficile sul piano biografico (gravi lutti familiari, un periodo di problemi con la legge) e sono stati portati al pubblico da persone e affetti che hanno creduto nell’uomo oltre che nell’artista.

Marco Vetrugno
Ma dove l’ha presa la poesia, Marco Vetrugno? Nella sua formazione poetica, assieme a molti autori stranieri, troneggia Salvatore Toma, in particolare il suo Canzoniere della Morte (Einaudi 1999). Compagna ispiratrice presente per tutta la breve vita di Toma fu la “’dama nera’”. La stessa che percorre, in maniera lieve, quasi paradossalmente gradevole, anche molte poesie di Vetrugno, assieme alla condizione dell’uomo come essere fragile e caduco, tormentato da quanto lo rende anche felice e forte, gli affetti e l’amore. “‘Amo Toma per la sua capacità di dire la verità – dice Marco -. La sua poesia non è solo forma, non è solo ostentazione di stile. Lo leggo e lo sento sincero’”.

Mentre Toma viene dimenticato dalla maggioranza dei suoi conterranei, la sua arte ne genera di nuova. Ma si tratta, inesorabilmente, di arte a perdere, da distribuire a mano, che si trova nello scaffale in fondo. Anche Vetrugno, come il suo editore e il suo librario, è consapevole la sua arte in questo mercato editoriale difficilmente gli consentirà di guadagnare abbastanza da potersi dedicare a tempo pieno alla poesia. Il suo libro non farà girare il mercato.

Anche alla luce di questa ormai diffusa consapevolezza, molti decidono di pubblicare pur restando del tutto al di fuori dal mercato tradizionale, seguendo il percorso man mano sempre più noto delle auto produzioni. Si tratta della ormai diffusa scelta di scrivere, editare (rileggere, correggere e impaginare), creare la copertina e poi occuparsi anche di distribuzione e vendita del proprio libro, conservando il 100% dei diritti. Su scala nazionale si sono affermate realtà come lulu.com o ilmiolibro.it. Il fenomeno dell’autonomia, esploso sul nazionale negli ultimi 5 anni, aveva già dei predecessori ben organizzati sul locale. Ne è un esempio l’associazione SUM, nata nel 2004 per la promozione di autoproduzioni musicali, seguendo la scelta alternativa dei Creative Commons. Segue la regola della pubblicazione con Creative Commons e del copyleft, anche la casa editrice di SUM (SUM edizioni). Il primo volume pubblicato è una raccolta di poesie e racconti dal titolo ‘La Littorina’, frutto di un concorso letterario. Membro di Sum, nonché curatore della parte editoriale del progetto, Giampiero Paladini. “Al momento stiamo lavorando – ci dice – alla pubblicazione di 2 raccolte di poesie di autori salentini e a una raccolta di racconti. Distribuiamo soprattutto sulle piattaforme per gli e-book e le copie che stampiamo sono distribuite da noi stessi nelle librerie locali”.

Insomma, un piccolo esperimento editoriale che vuole sfruttare le dinamiche di un mondo che deve rinnovarsi per sopravvivere alla crisi di pubblico e di mercato. Negli spazi del Km97, gestito dall’associazione, vengono spesso organizzati reading e presentazioni di libri di poesia, o anche recitativi di compagnie teatrali. “Il pubblico – ci dice Giampiero – è interessato, ma in numero minore rispetto alle serate musicali o a quelle dedicate ai cortometraggi”.

Giampiero Paladini è anche un poeta. E sul mercato editoriale ha una idea tuta sua: la poesia va ‘suggerita’ più che proposta. Lui ha ‘accompagnato’ i suoi due libri di poesia (L’uomo alla finestra – Del Grifo 2006 e L’uomo alla finestra, fogli sparsi – Lulu 2010) in molte città italiane come Milano, Brescia, Firenze, Roma, Bergamo abbandonandoli sulle panchine e sperando nella curiosità dei passanti. Non un book-crossing, piuttosto un book-giving. È stato anche ricontattato alcune volte da passanti che hanno ‘“accettato il dono”’.
La poesia si legge anche in un’azione, che guarda caso non ha nulla a che vedere con le logiche di mercato. Forse anche per questo la scuola non aiuta ad un approccio sincero alla poesia? Infondo i versi si impara a leggerli e capirli muovendosi, improvvisando, osservando. Come nel caso di Paladini e di Vetrugno. Quest’ultimo viaggia spesso anche solo per vedere le mostre di Bacon, Modigliani, Schiele, Picasso, considerandosi espressione di una generazione di viaggiatori che si muove per il bisogno psicologico di capire sino in fondo che la propria terra non è il centro del mondo. Ma che può diventare il proprio modo di contribuire al mondo.

Fine seconda puntata. (leggi la prima puntata)

Sabrina Barbante

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *