La smoking gun su Torre Veneri e l’uranio impoverito

Era il 2001 quando un gruppo di artificieri del deposito “Ederle”, in Toscana, segnalava ai superiori, in un documento riservato, una preoccupazione assillante. Nei locali del deposito – locali “controsoffittati in amianto” – i militari avevano appena finito di svolgere operazioni di manutenzione su alcune partite di proiettili rientrate dalla Somalia. Le casse che li contenevano presentavano i segni di un trasporto avventuroso. Erano in parte deformate, avevano subito “annegamento” (immersione in acqua), ma i proiettili contenuti all’interno (che i militari chiamano “colpi”) erano stati recuperati, lucidati con lana d’acciaio, lubrificati e riposti ordinatamente all’interno del deposito Ederle. La preoccupazione dei militari, ben espressa dal documento che Lecce Bene Comune (movimento politico leccese) ha portato nuovamente all’attenzione dei media, riguardava in particolare un lotto di munizioni così indicato: “105/51 mm APFS/DS-T DM 33 Lotto xxxx (all’Uranio impoverito)”. Quel lotto di proiettili, molti anni dopo, sarà utilizzato per esercitazioni militari all’interno del poligono di Torre Veneri, a Lecce.

Una verità pesante, che abbaglia, quella dell’utilizzo di proiettili all’Uranio impoverito a Torre Venere, ma che neanche la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle vittime dell’Uranio impoverito è riuscita a pronunciare ad alta voce. Dalla relazione finale dei lavori della commissione, presentata il 9 gennaio scorso, si viene a sapere che quei proiettili sono stati usati a Torre Veneri. Ne sono stati censiti, infatti, i rottami. Ma alla richiesta di acquisizione delle schede tecniche e storiografiche dei colpi contenuti in quella partita di munizioni, schede che avrebbero permesso di certificare la presenza di Uranio impoverito in quelle munizioni, il Ministero della Difesa ha risposto picche. Anzi, non ha risposto. Mancano le schede. E continua a mancare il sigillo dell’ufficialità su quella che sta diventando una verità di Pulcinella: la presenza di Uranio impoverito nel Poligono militare di Torre Veneri.

Tra le fitte righe della relazione della Commissione parlamentare sull’Uranio impoverito, emerge una analisi all’apparenza completa sulle caratteristiche e sullo stato del sito, con una cronistoria delle indagini e delle analisi svolte, dei sopralluoghi effettuati e delle interrogazioni parlamentari presentate negli anni: Torre Veneri ha un’area di 6 km circa, suddivisa in due zone (parte a fuoco e parte in bianco) sulle quali insistono quattro diversi poligoni: il Poligono A, che viene utilizzato per esercitazioni con pistole e armi portatili, il poligono B, per le bombe a mano, il poligono E che, oltre alle armi usate nei poligoni A e B, ha un uso destinato all’utilizzo di armi automatiche di reparti e armi installate sui mezzi blindati corazzati e, infine, il Poligono G, dove vengono utilizzate maggiormente bocche da fuoco montate su carri armati e veicoli blindati. Un poligono che risulta in uso per circa 200 giorni l’anno.

foto di paride de carlo
Ma se i dettagli sull’area non mancano, le informazioni sui risultati delle analisi effettuate nell’arco di questi anni sono carenti. Dai sopralluoghi svolti dall’esperto balistico dell’esercito, il Capitano Paride Minervini (in data 9 marzo 2011, 23-24 aprile 2012 e 13-19 maggio 2012) la relazione certifica che “nell’area bersagli sono stati rinvenuti numerosi frammenti metallici da post esplosione, materiale balistico vario e un certo numero di petali per penetratori metallici” oltre al ritrovamento copioso di relitti e bossolame nel mare, fatto che sostanza un “grave degrado ambientale” soprattutto dell’area marina che si trova a poche decine di metri dalle spiagge di Frigole (dove ogni anno migliaia di leccesi trascorrono le vacanze). Un tratto di mare molto frequentato da gente in cerca di rottami metallici da rivendere.

In quel mare ci sono proiettili di ogni tipo. Molti rottami o penetratori metallici presentano sigle non identificate. Tra quelle che è stato possibile identificare c’è la stessa sigla citata dai militari del deposito di Ederle. Nella relazione delle Commissione si legge che non è stato possibile approfondire il profilo di questi rottami anche per la mancata acquisizione delle schede tecniche e storiografiche dei colpi completi da 105×617 mod. APFSDS-T DM 33 e da 105/51 lotto IMI 1-1-1985, “richieste agli uffici del Ministero della difesa, ma pervenute solo in parte.” E si aggiunge qualcosa sulla provenienza di quel lotto di proiettili, che risulta acquistato presso la ditta IMI (Israele).

105/51 lotto IMI 1-1-1985: una combinazioni di numeri e lettere che secondo la relazione della Commissione indica un lotto di proiettili, provenienti da Tel Aviv, acquistati nel 1985 dagli israeliani e utilizzati dal contingente italiano in Somalia nel 1993 dai blindati Centauro. Munizioni israeliane anticarro, dunque, le cui tracce sono state ritrovate, oggi, anche nei fondali di Torre Veneri. Si tratta di una partita di proiettili all’uranio impoverito, i cui quantitativi residuati (5.000 colpi) sarebbero arrivati nel nostro Paese per essere conservati e sottoposti a procedure di manutenzione nel Deposito dell’Esercito “Carlo Ederle” di Marina di Bibbona, nei pressi di Cecina (Livorno). Ed è in questa stessa caserma, nel deposito di Bibbona “Le Casermette” per l’esattezza che, nel 2001, che gli artificieri addetti al deposito che avevano stoccato quelle munizioni “senza l’utilizzo di precauzione alcuna” scrivono la preoccupata lettera rivolta ai loro superiori mostrandosi consapevoli della presenza di uranio impoverito.

Nel 2001, quei militari rivolsero un appello formale affinché venissero effettuate le dovute analisi per i rischi collegati all’esposizione di uranio impoverito. La lettera suscitò clamore e produsse, all’epoca, le interrogazioni da parte dei parlamentari Rizzi,  Ballaman e Cento. L’allora Ministro Mattarella smentì il tutto ed escluse la presenza di uranio impoverito, dichiarando che quel lotto era dotato solo di penetratori al tungsteno. Una verità nascosta che potrebbe riemergere dai fondali di Torre Veneri.

Il movimento politico leccese Lecce Bene Comune ha chiesto ufficialmente la moratoria delle esercitazioni, per far sì che vengano effettuate ulteriori analisi e le bonifiche che la stessa commissione ritiene necessarie. Tra gli inquinanti dai quali bisognerà bonificare Torre Veneri c’è anche l’Uranio Impoverito? Se questa è una verità, è una verità che ai vertici della Difesa italiana non è ancora riuscito di pronunciare.

Leggi anche: Torre Veneri, i militari, l’uranio impoverito. E i punti interrogativi

Giusy Casciaro

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One thought on “La smoking gun su Torre Veneri e l’uranio impoverito

  1. Se qualcuno ha notizie circa l'utilizzo di munuzioni all'uranio impoverito nel poligono di torre veneri mi contatti immediatamente via emal

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