LE DIECI FERMATE DI FILO-BLUES – Intervista a AmbraMarie

Nonostante la sua partecipazione alla seconda edizione di X-Factor si sia interrotta a metà strada, AmbraMarie non si dà per vinta e prova a imporsi nel panorama del rock femminile italiano. Una voce a tratti dolce a tratti tenebrosa e potente che, dopo averci deliziato con il duetto con James Morrison e aperto il concerto di Dolcenera in una tappa invernale del Ci vediamo in Tour, debutta a “3Anni2Mesi7Giorni” di distanza dalla sua prima apparizione nel talent show. L’album – pubblicato il 26 novembre scorso su etichetta Valery Records – era atteso da tempo: la cantante bergamasca è una vera e propria enfant prodige, con due singoli dati alle stampe, ancora giovanissima, grazie a un contratto con la Warner.
La produzione artistica del suo primo disco è di Alessandro Paolucci (già produttore di Baustelle, Prozac+ e Vanilla Sky), mentre l’ingegnere del suono Steve Lyon (lo stesso di alcuni album dei Depeche Mode, The Cure e Paul McCartney) prova a dare un respiro internazionale, collaborando anche alla stesura dei testi e curando gli arrangiamenti vocali e il missaggio finale. I brani, parte in inglese e parte in italiano, oscillano tra la dolcezza di intime ballate acustiche e l’aggressività di ritmi più serrati ed energici. I due singoli estratti, “Sola” e “Quello che resta”, non le fanno onore, però: non mettono a nudo l’originalità del suo lavoro. A scongiurare l’ennesima caduta in volo dell’ancora giovanissima AmbraMarie sono i versi della cover “Regina di cuori”, in duetto con l’ autore e interprete originale Pino Scotto: «La tua stella lassù, regina. Il tuo nome nel cielo è scritto ormai. Una stella di più, divina».

1) Qual è il peccato peggiore per un musicista?
Rinunciare alla propria natura musicale.

2) Che cosa ti fa ridere?
Sarà una cazzata, ma muoio dal ridere quando la gente inciampa e poi furtiva si guarda intorno per vedere se qualcuno li ha visti! (…l’avevo detto che era una cazzata!)

3) Associa tre brani a tre stati d’animo.
“I used to love her” dei Guns N’ Roses: spensieratezza; “Cannonball” di Damien Rice: malinconia;
“Codex” dei Radiohead: tranquillità.

4) In che cosa credi?
Credo che Jim Morrison e Barry Manilow siano la stessa persona e credo nel “rocchenrooolll”!

5) Chi è il musicista più significativo di sempre?
Volevo risultare più originale, ma mi spiace, sarò ovvia e banale e dico: Freddie Mercury.

6) Che cosa ti fa più paura?
Invecchiare.

7) La musica svolge un ruolo sociale?
Sì, certamente. Non tutta, ma tanta!

8) Qual è il tuo ricordo musicale più vecchio?
Ricordo molti viaggi in macchina con i miei genitori, ascoltavamo sempre tanta musica; in particolare ricordo un viaggio, andavamo al mare, a Tortoreto Lido, e in quel periodo i miei ascoltavano sempre “Mediterraneo” di Mango e “Ricordati di me” di Venditti. Ecco, queste due canzoni hanno il potere di riportarmi in un attimo indietro nel tempo, mi sembra addirittura di risentire il profumo del mare fuori dal finestrino. Non è molto “rocchenrooolll” come ricordo, ma ci sta!

9) Qual è il rumore che ti disturba di più?
Le voci e i bisbigli quando si è al cinema! Voglio il rigoroso silenzio quando guardo un film, fin dai trailer!

10) Cosa non vorresti mai sentire alla radio o vedere in televisione?
Chiedo venia, ma io non digerisco proprio l’hip hop.

 

Ugo Stomeo

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