Puglia, Procura, sanità. La tegola su Fitto il moralizzatore

Raffaele Fitto – foto paride de carlo

Oggi, al centro delle notizie che contano c’è solo lui: Raffaele Fitto. Per vari motivi.
Il primo riguarda le liste del Pd. Gli va dato atto, a Fitto, che con Alfano è stato il più determinato a pretendere che le liste del Pdl fossero “ripulite” da candidature impresentabili. Specie nel Sud.

Non è un fatto marginale che quasi tutte le forze politiche abbiano avvertito, oggi, la necessità di selezionare la futura classe dirigente, sulla base di elementari norme etiche.
Anzi, se pensiamo all’ultimo penoso spettacolo del Parlamento italiano, stiamo assistendo alla più importante novità istituzionale.

Aveva cominciato il PD, mettendo in conto che l’operazione pulizia avrebbe avuto anche dei costi elettorali seri (leggi Sicilia); lo aveva preteso Monti, suscitando la collera di Casini e Fini; e alla fine anche Berlusconi si era dovuto arrendere al bisogno di pulizia che veniva dal paese e che trovava proprio in Fitto e altri i più coerenti sostenitori.

Ma proprio il giorno in cui si sarebbe potuto esultare per l’uscita di scena di Cosentino (che segue a quelle di Dell’Utri, Scajola, Milanese e altri) il Nostro viene “gelato” dalla richiesta di condanna a sei anni e mezzo avanzata dalla Procura di Bari per vicende che riguardano la sanità pugliese concentrate tra il 2002 e il 2005.

A prescindere dagli aspetti di merito, ciò che oggi appare in discussione sembra essere la stessa possibilità che Raffaele Fitto possa legittimamente ergersi a protagonista della (necessaria e salutare) moralizzazione del nuovo Pdl, mentre al contempo su di lui si proietta un’ombra inquietante sul suo futuro, proveniente dal suo recente passato pugliese.

Pare che Raffaele Fitto abbia chiesto di potere rilasciare delle dichiarazioni spontanee nel corso del dibattimento; e di poterlo fare già il prossimo venerdì.
La questione è delicata e non sembra lasciare molti margini di manovra; da una parte può presentarsi come un perseguitato politico (il Berlusconi della Puglia) ed enfatizzare la logica da accanimento che ispirerebbe le richieste della Procura.

Dall’altra, se volesse essere coerente con la battaglia “liste pulite” e con suoi precedenti comportamenti, dovrebbe annunciare (in caso di condanna) una sua autosospensione da tutti gli incarichi e le funzioni politiche, così come lui aveva preteso per gli altri.
In ogni caso siamo a un punto di svolta nella politica pugliese.

Che questo stia maturando (ancora una volta) sul rapporto tra ruoli di governo e scelte sulle questioni della sanità, non è casuale.
Al di là degli episodi contestati (che tuttavia, se confermati, fornirebbero allarmanti scenari del rapporto tra governo del centrodestra, dirigenti sanitari, importanti organi d’informazione e perfino autorevoli figure religiose) c’è materia di riflessione per tutti (anche per il centrosinistra).

La nuova Puglia parte da questa riflessione. Per fortuna, almeno per il centrosinistra, non si parte da zero.

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