Accoglienza senza integrazione: la protesta degli immigrati di Castiglione

“Ci stanno negando la possibilità di costruire un futuro in questo Paese.” Alì ha 31 anni, origini africane e sembra avere le idee molto chiare sulla curiosa trappola normativa nella quale si è impigliato. Quella che, a oggi, di fatto, consente di buttare per strada i ragazzi della crisi del Nord Africa arrivati nel nostro Paese nel 2011 e ancora presenti su tutto il territorio regionale (1.182 in Puglia, 136 solo in provincia di Lecce, 59 nel centro di Castiglione). Portavoce di una protesta pacifica, anche Alì, l’altro ieri ha deciso di occupare insieme ad altri 30 migranti i binari delle Ferrovie del Sud Est, all’altezza del passaggio a livello tra le stazioni di Castiglione e Montesano Salentino. Tutti il 28 febbraio prossimo dovranno lasciare il Centro di Prima Accoglienza “Antica Masseria del Monte” che chiuderà i battenti.

La storia di questo piccolo centro d’accoglienza comincia con la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale dichiarata dal governo italiano il 12 febbraio 2011 in seguito ai ripetuti sbarchi sulle coste siciliane di migliaia di giovani in fuga da quella che con molta enfasi viene ancora chiamata Primavera araba. Nello stesso mese, la Masseria del Monte, a pochi metri dal centro di Castiglione, di proprietà dei fratelli Nicolardi, presentò al Comune la disponibilità di dare una mano per fronteggiare l’emergenza, avvalendosi dei finanziamenti pubblici che erano stati stanziati. 46 euro per ogni ospite ricoverato nel centro è ancora la somma prevista come rimborso giornaliero. Soldi utili a garantire ai migranti diversi servizi: vitto, alloggio, vestiario, ambulatorio medico, assistenza linguistica e corso per l’apprendimento della lingua italiana.

Ma se sul fronte accoglienza qualcosa è stato previsto e stanziato, il governo non pensò di programmare percorsi di integrazione e inserimento nel tessuto socio-culturale ed economico del nostro Paese. Con il risultato che oggi, a un anno e mezzo di distanza, le porte del centro di accoglienza, prima spalancate, stanno per chiudersi improvvisamente. Lasciandoli letteralmente per strada. Quello di Castiglione d’Otranto è solo uno dei  tanti presenti su tutto il territorio nazionale. In Provincia di Lecce scompariranno anche quelli di Salve, Trepuzzi, Copertino e Lecce. Perché è scaduto il termine per il dichiarato stato di emergenza e con esso il finanziamento di 1 miliardo e 300 milioni di euro previsto per l’accoglienza.

Anche per questo motivo a Castiglione la tensione è alta e la protesta ha acceso i riflettori su una situazione che per gli immigrati è esasperante. La loro richiesta è semplice: chiedono che venga erogato direttamente a loro il corrispettivo giornaliero che andrebbe alla struttura da qui a fine febbraio. Quei soldi rappresenterebbero per loro la possibilità di lasciare il Salento per cercare casa, lavoro e fortuna altrove.

Ma a queste richieste la Prefettura, ad oggi unico organo competente sulla questione, non può rispondere perché le norme, fanno sapere, non contemplano la possibilità di versare le somme e i rimborsi direttamente ai migranti. Il Vice Prefetto Matilde Pirrera, giunto alla struttura nella mattinata di ieri per aprire un tavolo di confronto e un dialogo con i manifestati, spiega che “il 31 dicembre l’accoglienza è finita.” Dopo una proroga di due mesi che a poco è servita, se non a completare le pratiche per garantire a tutti i migranti quantomeno il permesso di soggiorno, “non hanno più diritto a nulla”, solo a pochi soldi per il  biglietto del rimpatrio. Ma ai migranti tutto questo non basta: ottenuto il permesso di soggiorno, molti di loro, oggi, vogliono rimanere in Italia e costruire qui il proprio futuro. E il sussidio monetario li aiuterebbe a sopravvivere dopo la chiusura dei centri.

A esprimere dubbi sulla condizione nella quale gli immigrati di Castiglione si troveranno a breve è anche l’avvocato Donatella Tanzariello, responsabile del CIR di Lecce, che si domanda come si possa pretendere un’indipendenza da parte loro  (la ricerca di un lavoro e di una nuova casa) se la stessa normativa cambia le regole del gioco in itinere ed impedisce loro, pena l’estromissione dal centro, di allontanarsi dalla struttura per più di 24 ore. “È per questo- aggiunge- che lo stesso CIR ha deciso di ritirarsi di fronte alle resistenze delle istituzioni competenti e alla normativa in vigore.”

In questi giorni, i tavoli di confronto in Prefettura sono aperti. Presenti le cariche delle istituzioni comunali e provinciali “per cercare di trovare delle vie di uscita almeno per i casi che presentano problematiche di salute e familiari più complesse.” Così spiega Katia Botrugno, assessore alla Cultura del Comune di Andrano, e ammette senza remore: “La situazione sta sfuggendo di mano a tutti.”

Alì sorride perché non sa come andrà a finire tutta questa situazione. Sorride, perché, in fondo, di fronte ai buchi lasciati nel quadro normativo attuale fare dei pronostici risulterebbe troppo facile. E, forse, anche lui vorrebbe, per una volta, che in una terra affamata di manodopera a basso prezzo come questa, il finale non si svolga seguendo la trama consueta che ruota attorno a clandestinità, sfruttamento, lavoro nero o peggio caporalato. C’è tempo fino alla fine di febbraio per cercare di scrivere un finale diverso per i ragazzi di Castiglione.

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